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La mela di Steve Jobs e le orecchie a Vendola

Contrordine compagni, la Apple non è dei nostri. La gaffe sul guru defunto e la memoria corta di quell'ossimoro di partito che è Sinistra Ecologia Libertà.

SEL & Steve Jobs

 

La federazione romana del Sel (Sinistra Ecologia Libertà) ha tappezzato la città con un singolare necrologio per Steve Jobs, l’appena scomparso fondatore della Apple. Il poster, credendo di essere sbarazzino, rappresentava la mela morsicata, simbolo della Apple, ma con sopra la sigla, sagomata ad hoc, del partito di Nicola Vendola, in arte Niki. Sotto, l’addio al guru dell’informatica.

Subito il web si è scatenato, perché Steve Jobs era un turbocapitalista e nulla deve avere a che fare con i comunisti, anche se post. Vendola è stato costretto a correre ai ripari, ammettendo che le critiche sono giuste: Jobs non è dei loro.

Ora, a prima vista, la cosa quaglia. Ma, se si guarda un po’ più da vicino, ecco che molte altre cose non tornano. A cominciare dal nome del partito, che contiene le parole "Sinistra" e "Libertà" rimandanti a due concetti che confliggono da sempre. Come dire "Cavoli e Capre". È anche vero che la coerenza - iniziale, almeno - non è roba marxista. La realtà è contraddizione: questo, il nucleo profondo della filosofia marxista, anche se post o neo. Ergo, come diceva Mao (uno che se ne intendeva), non importa il colore del gatto, basta che acchiappi i topi. Poi, a trappola chiusa, ecco stendersi il solito, grigio sudario. E poi, la Sinistra, con qualunque aggiunta al logo, è statalista per definizione. Lo è in Europa, in America e in Asia. Dovunque.

Questa è una. Due: prendere la mela altrui e stamparci sopra la sigla del proprio partito cozza contro tutte le leggi del copyright, ed è strano che la Apple non abbia ancora mandato i suoi avvocati a casa di Vendola. Forse non se n’è accorta, perché i manifesti sono stati ritirati. Epperò il web viaggia in tempo reale, come si suol dire. Non mi stupirei se il Sel finisse querelato per violazione della legge (internazionale) sul diritto d’autore. Nel qual caso, bisognerebbe vedere con quali soldi verrebbe pagato il collegio di difesa e, in caso di sconfitta, il risarcimento. Magari, il finanziamento pubblico prevede una cassa apposita (cioè, paga pantalone). Ma sorvoliamo.

Terzo punto: Steve Jobs non era di sinistra? Siete sicuri, compagni, o fate orecchie da mercante? Uno che adotta come logo della sua multinazionale la Mela di Adamo vi pare un americano di destra? Jobs era pure buddista, secondo il trend dei liberal americani. E, dunque, quello dei «sinistri» nostrani, perché gli orfani di Marx si ispirano adesso alla sinistra degli States. Anche l’odio per questi ultimi è tipico dei liberal americani, i quali sono pure statalisti e giacobini. Perciò, Jobs era dei vostri, caro Vendola. Infatti, come voi tutti, aveva il cuore a sinistra, ma solo quello, perché il portafogli lo teneva nell’altra tasca. Noi, che siamo cristiani, ricordiamo a lui e a tutti la parabola del tizio che aveva fatto costruire nuovi magazzini per i suoi beni, perché quelli vecchi erano diventati insufficienti. «Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?» (Lc 12, 20).

La parabola si adatta perfettamente a Jobs, l’uomo che ha incarnato il "sogno americano" e che è defunto senza poterselo godere. Il «messaggio» che ha lasciato al mondo è quello perfettamente descritto nella parabola. Perché non sono le parole che interessano, alla fine della fiera, ma l’esempio. Speriamo che l’esemplare vicenda di Jobs sia davvero d’insegnamento ai giovani. Altro che «siate folli, siate affamati». Chi ha orecchie, intenda.