• COPPIE GAY

La strada (in discesa) della Chiesa valdese

Doopo un giro all'Ikea, Guido e Ciro, vanno a nozze dal pastore valdese.
E Natalia Aspesi li benedice con
un predicozzo ridicolo e indigesto.

"Matrimonio" gay

 

Eh, l’Italia è un osso duro: qui c’è il Vaticano, mica Zapatero. Perciò la marcia di avvicinamento alle sospirate "nozze" gay deve procedere a tappe e fare dei giri molto, molto larghi. Ma, coraggio, la meta si avvicina, lenta ma inesorabile. Intanto, in attesa della spallata finale a quel codino ipocrita di Silvio Berlusconi e a quel “cattolico superficiale” (copyright Aspesi) di Carlo Giovanardi, prima di darla ai preti (non tutti), una cerimonia religiosa unirà domenica p.v. due omo, Ciro e Guido. A Milano, officiata da un pastore valdese.

Il quotidiano la Repubblica del 22 maggio comunica gioioso l’evento e lo fa seguire da un’omelia laica di Natalia Aspesi. La quale, ovviamente, plaude all’iniziativa. Certo, lì per lì, frasi come «il matrimonio in chiesa di Ciro e Guido» e «i valdesi rompono il tabù delle nozze gay» fanno pensare a chissacchè. Ma poi, cautamente, si spiega che per i valdesi il matrimonio non è un sacramento, perché Gesù non ha sposato nessuno.

Bene, letteralismo biblico, dunque. Già, uno pensa, sono protestanti. Solo che, a scorrere tutta l’intervista al pastore milanese, si legge anche: «se dovessimo seguire ancora la Bibbia senza tener conto di quando fu scritta, dovremmo praticare ancora la lapidazione dell´adultera». E così uno non ci capisce più niente. La Bibbia, per i valdesi, va seguita in certi casi e non in altri. Per dirla tutta, è bene appoggiarvisi quando avalla il politicamente corretto, ma prenderne le distanze quando vi si discosta o, peggio, lo contraddice.

È anche vero che il Sinodo valdese l’anno scorso ha lasciato libera ogni sua comunità di fare come meglio crede riguardo allo spinoso tema. Il che è come dire che non si ha una strategia di fondo, e forse nemmeno una dottrina valida sempre e comunque. Prendiamo atto. Sommessamente, a titolo del tutto personale, suggeriamo ai valdesi di non mettersi alla ruota di modelli perdenti: altre denominazioni protestanti hanno praticato “aperture” del genere e si sono ridotte al lumicino, banchi vuoti e sermoni ai muri.

Vabbe’, fatti loro. Invece, il giornale-partito approfitta per rivendicare i “diritti” di Guido e Ciro, affinché non siano «costretti alle piume e all’esagerazione», esibendosi sui gioiosi carri dei GayPride. I due sono come quelli della famosa pubblicità Ikea «che per pura bizzarria personale ha indignato il nostro povero Giovanardi: che se non ha imparato a controllarsi, potrebbe, lui così superficialmente cattolico, prendersela con la piccola e ferrea chiesa valdese, quindi cristiana».

Chi parla così è la profonda cattolica Aspesi, una che, invece, sa controllarsi eccome, e la bizzarria personale non l’ha mai esercitata, per fortuna del suo direttore. Quanto infine sia “ferrea” la Chiesa valdese è sotto gli occhi di tutti, e tutti potranno ammirarlo domenica a Milano. Graditi i giornalisti, meglio se con cameraman appresso. A proposito di bizzarrie, però, risulta che il “diritto” non lo rivendicano nemmeno i due nubendi, visto quanto hanno scritto nel marzo dell’anno scorso ai pastori valdesi chiedendo una benedizione ufficiale: «non un diritto ma un dono, un atto di grazia». Dopo lunga meditazione, il Sinodo ha acconsentito «con vasto consenso».

Tuttavia il pastore che celebrerà si dichiara «indignato» per il «vuoto giuridico» esistente in Italia sull’argomento. Aspesi e il suo giornale si sa come la pensano riguardo a questo specifico “diritto” ed è inutile ribadirlo. Insomma, Guido e Ciro ci diano dentro, ché alle spallate c’è chi pensa. Infatti, la Repubblica ha ben cura di far notare che, ahimè, «il tema continua a essere evitato, anche localmente. Per dire, prima delle elezioni milanesi, c´è stato un sondaggio tra i rappresentanti di lista dei partiti per sapere se pensavano di istituire un registro delle coppie di fatto: pochi si son presi il fastidio di rispondere, comunque i sì del centrosinistra sono stati 140, quelli del centrodestra 7».

Qualcuno segnali a Berlusconi e a Giovanardi i 7 del Centrodestra. Con i nomi, per cortesia, così sapremo per chi non votare alla prossima. Per quanto riguarda il resto, avvisiamo che certe strade sono in discesa: il politicamente corretto è cangiante per definizione. Chi lo sposa rischia seriamente la prematura vedovanza. Ora, poiché una Chiesa deve giudicare il mondo e non seguirne i capricci, noi ci teniamo stretta quella cattolica, che da duemila anni non si sposta di una virgola. Non sarà “ferrea” ma almeno è una roccia.