a cura di Benedetta Frigerio
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La Turchia ha deciso. Santa Sofia diventa una moschea

Il Consiglio di stato turco ha stabilito all’unanimità che la basilica di Santa Sofia diventi un luogo di culto islamico, in altre parole una moschea. L’edificio, come è noto, in origine era una chiesa, una basilica bizantina e tale è stato per mille anni, dal IV secolo al 1453, l’anno in cui è stato trasformato in moschea in seguito alla conquista ottomana di Costantinopoli. Nel 1934 l’allora presidente Mustafa Kemal Ataturk ne aveva fatto un museo. La 10° sezione del massimo tribunale amministrativo di Ankara ha annullato il decreto di Ataturk accogliendo il ricorso presentato nel 2016 da un gruppo islamista, l’Associazione per la protezione dei monumenti storici e dell’ambiente. Il 10 luglio il presidente Recep Tayyip Erdogan ha firmato il decreto attuativo e la decisione è già stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. La televisione turca ha dato l’annuncio alle 16.00 (ora locale) del 10 luglio. Il giorno precedente il portavoce del presidente Erdogam, Ibrahim Kalin, aveva detto che le visite del pubblico non saranno bloccate e che non saranno rimosse le icone cristiane. Ma che ne sarà d’ora in poi dipende dalla Diyanet, l’autorità statale per gli affari religiosi sotto l’amministrazione della quale sarà posta come tutte le moschee del paese. A nulla sono valse le proteste di Grecia, Stati Uniti e di altri paesi. Nel 1985 Santa Sofia, insieme alla Moschea Blu, al Palazzo Topkapi e ad altri edifici storici di Istanbul, è stata proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. L’agenzia delle Nazioni Unite aveva dichiarato che ogni decisione riguardante un edificio patrimonio dell’umanità spetta al Comitato del patrimonio mondiale e quindi che la Turchia doveva sottoporre eventuali modifiche alla sua approvazione. Poiché così non è stato c’è da sperare che le Nazioni Unite reagiscano con fermezza e così pure altri organismi, in particolare l’Unione Europea.