• DENATALITA'

L'inverno (demografico) finlandese gela le aziende

La crisi di natalità in Finlandia (meno grave di quella in Italia) sta preoccupando soprattutto gli imprenditori. Sono infatti le associazioni imprenditoriali a chiedere al governo di prendere seri provvedimenti per invertire la tendenza, per prevenire un inevitabile impatto sulla crescita economica. Ma la politica finora non dà risposte convincenti.

Finlandia, bambini giocano sulla spiaggia a Oulu

Assistiamo quotidianamente a legittime recriminazioni in tutta Europa e in Italia da parte del mondo imprenditoriale, giustamente si chiedono minori tasse, maggiore produttività, investimenti anche publici per innovazione e tagli di cunei fiscali. Giusto, necessario e urgente. In Finlandia invece, gli impenditori hanno un punto di vista che và oltre a tutto ciò, chiedono al Governo investimenti seri e cospicui per…politiche famigliari e natalità.

La Finlandia è al primo posto tra i paesi ‘più felici’, secondo il “2019 World Happiness Report , seguito da Danimarca, Norvegia, Islanda, Paesi Bassi e Svizzera. La ricerca misura la felicità attraverso valutazioni sulla “cura, libertà, generosità, onestà, salute, reddito e buon governo”. La Finlandia è anche al primo posto nel "Better Life Index" dell'Organizzazione per la cooperazione economica in termini di istruzione, competenze, benessere soggettivo e si colloca al di sopra della media per reddito e ricchezza, posti di lavoro e guadagni, stato di salute, qualità ambientale, sicurezza personale, connessioni sociali, alloggio e conciliazione vita-lavoro, ma inferiore nell'impegno civico. Ciò detto, la Finlandia ha un problema che viene considerato molto grave, nascono gli stessi bimbi che nacquero durante la grande carestia di 150 anni orsono: pochi. Nel giro di pochi decenni, il tasso di natalità della Finlandia è precipitato da 1,87 nascite per donna, come nel 2010, al minimo record di solo 1,41 lo scorso anno, un dato che porterà gravi conseguenze economiche, almeno secondo le associazioni imprenditoriali.

La Confederazione delle industrie finlandesi (EK), la più grande organizzazione di datori di lavoro finlandesi, ha esortato il governo a prendere decisioni politiche rapide e forti per incoraggiare le famiglie ad avere più figli, al fine di evitare un effetto dannoso sulla forza lavoro, la crescita economica, le entrate fiscali e la capacità di finanziare il sociale servizi e pensioni. Sì, avete letto bene, nella felice e comoda Finlandia, il mondo dell’impresa urge il Governo ad investire a favore di famiglie e natalità perché sono preoccupati per gli effetti devastanti della diminuzione delle nascite. Cosa dovrebbero fare e dire gli industriali italiani ed i Governo nazionale, visto che in Italia il tasso di natalità è in discesa e si aggira a 1,20 figli per donna? Ebbene, mentre l’Italia appare incapace di pensare al domani (non al prossimo decennio), in Finlandia sono stati gli industriali a scendere ufficialmente in campo sul tema di famiglie e natalità. Il direttore del dipartimento ‘lavoro e affari sociali’ di EK, Ilkka Oksala, ha ribadito nei giorni scorsi che “il tasso di natalità nazionale, attualmente a un minimo storico di 1,41 figli per donna, può essere influenzato attraverso le giuste politiche a favore delle famiglie e delle nascite. Per affrontare la sfida attuale, non sarà possibile promuovere una sola politica famigliare, né approvare misure temporanee. "Ora non è nemmeno del tutto chiaro cosa c'è dietro il basso tasso di natalità. Ecco perché abbiamo bisogno di diverse misure”.

Il basso tasso di natalità, ha suscitato a lungo preoccupazioni tra ricercatori e politici. Le politiche a favore di asili nido, flessibilità del lavoro-cura sono già parte del patrimonio nazionale e molti comuni dispongono di "bonus per bambini", nonché buoni di servizio e altri vantaggi finanziari, dunque urge un ripensamento e ampliamento delle politiche famigliari e di natalità. Secondo il Centro finlandese per le pensioni, la Finlandia ha davanti a sé tre opzioni : o aumentare il tasso di occupazione al 90%, o aumentare l'immigrazione sul lavoro di una cifra netta di 30.000 all'anno, o riportare il tasso di natalità ai livelli visti l'ultima volta nel 2012 (intorno 2 figli per donna). Tre scelte che consentiranno solo il mantenimento del livello di finanziamento sostenibile per il sistema pensionistico, per la crescita ci vorrebbero altre soluzioni.

Anna Rotkirch, professore di ricerca presso la Federazione delle Famiglie della Finlandia (Väestöliitto), ha individuato nel “tempismo”, il  fattore più importante. I genitori di oggi stanno diventando sempre più maturi e la domanda è spesso se avere o meno figli, ha osservato. Le statistiche recenti mostrano che la percentuale di persone in attesa di avere figli o meno è cresciuta, a queste persone si deve fare una proposta convincente.

La politica sinora non è riuscita a dare una risposta convincente alla crisi della natalità, l’idea dell’ex Primo ministro socialista Antti Rinne di una campagna nazionale per la natalità è naufragata con la crisi di Governo dello scorso dicembre e ora la giovane Primo Ministro Sanna Marin è più concentrata a sventolare il proprio orgoglio femminile e giovanile per concentrarsi sulle vere priorità del paese. La ricchezza di un paese si misura soprattutto dal proprio capitale umano, è ovvio (dovrebbe esser normale ovunque) che gli imprenditori siano preoccupati, loro sviluppano quella risorsa, senza la quale né economia né società possono reggersi in piedi. Non esiste una decrescita felice, ce lo dicono i ‘più felici’ della terra.