• CACCIATO DAL PARTITO

Parla delle bimbe abusate dai pakistani: accusato di razzismo

Trevor Phillips, militante del Partito laburista, nero e proveniente da famiglia islamica, è un attivista dell'anti-razzismo. Dopo aver espresso preoccupazione per l'islam inglese e i musulmani pakistani che abusano sessualmente di bambine nel Paese, è stato espulso dal partito. Sebbene Khalid Mahmood, primo parlamentare musulmano inglese e backbencher laburista, lo abbia difeso perché «le accuse sono insensate», la persecuzione continua.

«Quando ho dato un'occhiata alla lettera di 11 pagine che mi ha inviato il Partito laburista, la frase "sospensione amministrativa" ha attirato la mia attenzione. Queste parole segnalano l'esilio da una comunità che ho abitato per decenni: amici, colleghi, persino la famiglia potrebbero essere costretti ad evitarmi. Significativamente, la mia accusa riguarda questioni di fede, dottrina e dissenso. È scritto, non nella lingua di un movimento politico aperto e democratico, ma nella prosa accusatoria e fredda degli zeloti. In sostanza, dopo oltre 30 anni di promozione della causa laburista, sono accusato di eresia e minacciato di scomunica».  

Scrive così, Trevor Phillips, in una lettera pubblica su The Times Uk a marzo, per raccontare la censura e le ragioni di un esilio che ha poco a che fare con la dialettica di un partito e tanto con la censura politica in salsa sovietica. Phillips ha militato per oltre vent'anni nel partito della sinistra inglese, ex presidente della commissione per l'uguaglianza e i diritti umani, membro dell'assemblea di Londra ed ex candidato a sindaco della capitale inglese è stato sospeso dal Partito Laburista per islamofobia durante il lockdown. Personaggio autorevole del mondo inglese è stato, fino a giugno 2018, presidente della John Lewis Partnership (la terza più grande azienda del Paese), ex presidente della Index on Censorship, l'organizzazione internazionale per la libertà di espressione, poi  presidente e fondatore sia della Greater London Authority sia della British Equality and Human Rights Commission. 

Un attivista dell'anti-razzismo, Phillips, 66 anni, si è trovato ad affrontare l'espulsione dal suo partito per presunti pregiudizi contro i musulmani. Già negli anni '90 indicò nell'islamofobia un pericolo per la libertà. Oggi è stato costretto a rendere conto di alcune dichiarazioni più recenti con le quali ha espresso preoccupazione per l'islam inglese, per i musulmani pakistani che abusano sessualmente di bambine nel Paese, da Rotherham e dintorni, fino a un più recente biasimo per quegli islamici che in tante occasioni si sono rifiutati di indossare il papavero rosso inglese che ricorda i caduti di guerra.

«Dicono che ho accusato i musulmani di essere diversi - i musulmani sono diversi e penso sia ammirevole. Non possiamo continuare a dire semplicemente che le differenze non contano: è una forma di mancanza di rispetto», ha detto dopo la pesante sanzione dal suo partito.

Molte delle sue dichiarazioni risalgono a anni fa, ma Jennie Formby, segretaria generale del Labour, ha sospeso il signor Phillips per «l'urgenza di proteggere la reputazione del partito». Non gli è stata data l'identità di nessun denunciante. La sospensione, in attesa dell'indagine, significa che non può neanche più partecipare alle riunioni del partito o candidarsi per alcuna carica.

Trevor Phillips, di origine guyanese, con famigliari musulmani Fulani e Mandinka, e da ragazzo presidente del Nus (il sindacato nazionale degli studenti che guidava in scioperi e manifestazioni dai diritti umani alla lotta contro l’apartheid), è finito però, di nuovo nel tritacarne dell'attenzione mediatica proprio in queste ore. Il mese scorso, Phillips e Webber, membro in visita dell'Università di Newcastle, sono stati incaricati dal governo, per l'istituto di sanità pubblica, di un'indagine che avrebbe dovuto chiarire perché il coronavirus sta causando un numero maggiore di morti nella comunità BAME - l'acronimo con cui gli inglesi indicano i neri, gli asiatici e le minoranza etniche - quella che costituisce il 35% della popolazione. I dati ufficiali mostrano che oltre un terzo delle persone in terapia intensiva di Covid-19 provengono da contesti BAME - ben oltre il doppio della proporzione del 13% nell'intera popolazione del Regno Unito. Le morti che hanno investito le minoranze etniche per coronavirus sono state sproporzionate rispetto al resto della popolazione, e sul perché - ancora non chiarito -  avrebbe dovuto indagare il nostro Phillips. Ma già dalla notizia di questa nomina, la stampa si era scatenata per condannare la scelta per un simile incarico  di uno accusato di islamofobia e razzismo. 

«Riteniamo che la nomina di Phillips invii tutti i segnali più sbagliati, proprio a causa del modo in cui ha interpretato i dati etnici in passato, fino a suggerire che "gli aspetti dello svantaggio delle minoranze possono essere autoinflitti"». 

La vera bufera si è scatenata però in queste settimane, quando è stato scoperto che il software a cui stava lavorando Phillips stava collegando anche l'aumento di criminalità ad alcune minoranze. Tempo qualche giorno, e la stampa ci è andata talmente giù duramente che lo stesso Phillips ha dichiarato di non aver avuto, di fatto, più alcun ruolo nell'indagine sull'impatto del nuovo coronavirus. La censura lo ha ancora una volta messo da parte. 

Ma Phillips, prima di tutto ciò, era già stato segnalato perché lo scorso anno era stato tra quei laburisti, e non, che sul The Guardian avevano dichiarato che se la linea antisemita di Corbyn non fosse cambiata, avrebbero loro stessi smesso di votare il partito per solidarietà con  ebrei. 

Sul The Times, Phillips ha dichiarato di essere una vittima di quel mondo di attivisti che considera, pericolosamente, il concetto vago di islamofobia come un "tipo di razzismo". Khalid Mahmood, primo parlamentare musulmano inglese e backbencher laburista, ha dichiarato in un rapporto, pubblicato all'indomani della cacciata di Phillips, intitolato The Trial: lo strano caso di Trevor Phillips pubblicato dal think tank Policy Exchange: «Le accuse [rivolte a Trevor Phillips] sono così stravaganti da screditare tutti i soggetti coinvolti». Aggiungendo, «è una voce troppo scomoda per il partito, evidentemente».

Il signor Phillips è stato anche vittima di una caricaturale manifestazione che lo ha nominato "Islamophobe of the Year" indetta da una specie di ONG, l'IHRC, un gruppo di pressione con sede a Londra, che sostiene Teheran e riconosciuta dalle Nazioni Unite.

«Il concetto indefinito di "musulmano" implica che tutti gli aderenti concordino su dottrina, abbigliamento e comportamenti: è l'equivalente del cliché dell'estrema sinistra, che recita, "mi sembrano tutti uguali". Era quindi solo una questione di tempo prima che questa "definizione" potesse portare alla persecuzione dei dissidenti. Ma non avrei mai immaginato di essere una delle sue prime vittime. Il mio saggio del 2016 "Race and Faith: The Deafening Silence” ha osservato che molti uomini coinvolti nell'abuso sessuale dei bambini in città come Rotherham avevano origini pakistane-musulmane. Questo è stato visto come un pregiudizio.

Sono nero, provengo da una famiglia islamica, ho lavorato a una legge sull'odio razziale e religioso, è così strano che mi accusino di razzismo. L'arma dell'islamofobia per attaccare gli avversari politici può sembrare una tattica intelligente, ma la verità è che cercare di intimidire è puro terrorismo politico». Parola di Trevor Phillips