• IL BELLO DELLA LITURGIA

Polittico di Tiziano a Brescia: vivere la resurrezione

La Resurrezione di Cristo è il tema principale attorno al quale si dispongono, seguendo un preciso programma teologico, l’Annunciazione e le figure dei santi. Il giovane artista riesce qui a superare la tradizionale divisione in scomparti quattrocentesca attraverso il sapiente rimando dei gesti e degli sguardi. Il realismo è tale che pare di assistere alla scena.

Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce” At 5,30

Ticianus Faciebat / MDXXII si legge sul marmo levigato della colonna nella scena del martirio di San Sebastiano che con altri pannelli compone lo splendido polittico Averoldi, commissionato al maestro dall’omonimo e potente prelato, nunzio apostolico presso la Serenissima, affinché venisse collocato sull’altare della chiesa bresciana dove ancora oggi si trova. E’ un giovane Tiziano che affronta, per l’occasione, un formato pittorico ormai desueto, riuscendo a superare la tradizionale divisione in scomparti quattrocentesca attraverso il sapiente rimando dei gesti e degli sguardi dei protagonisti. La Resurrezione di Cristo è il tema principale attorno alla quale si dispongono, seguendo un preciso programma teologico, l’Annunciazione e le figure dei santi.

Nel registro superiore, un bellissimo arcangelo annunciante, che il candore delle vesti fa emergere dal buio dello sfondo, svolge un cartiglio con le parole rivolte alla Vergine la quale, nell’angolo opposto della tavola, china dolcemente il capo, predisponendosi umilmente ad accettare l’imperscrutabile volontà di Dio. Che si compie in quell’istante, dando inizio agli avvenimenti di cui la Resurrezione è il glorioso finale.

Tiziano rinnova la tradizione iconografica: non riproduce il sepolcro vuoto ne raffigura Gesù sulla tomba scoperchiata. Si concentra, piuttosto, sulla potenza del Figlio di Dio che, fattosi uomo, morto davvero per ciascuno di noi, infine risorge, compiendo un moto che già allude alla Sua ascensione.

Il corpo di Cristo trionfante è il punto di luce che rischiara il paesaggio immerso in un tramonto tempestoso. Si libra nell’aria, potente e magnifico, stringendo tra le mani il vessillo della vittoria, una croce rossa su campo bianco, il cui tessuto, alla pari del perizoma bianco, si riempie di aria a significare il crescente movimento. Gesù si sta alzando in tutta la fisicità del suo essere uomo, sprigionando un’incredibile energia vitale, salendo verso il cielo con tale realismo che sembra di essere lì.

Sono i soldati, i primi testimoni oculari. Stanno in un angolo, in controluce. Attoniti e sgomenti li raffigura Tiziano, lo sguardo verso l’alto, increduli del prodigio che sta avvenendo sotto il loro sguardo e di cui, immedesimandoci con il committente ritratto nel pannello inferiore, anche noi siamo resi partecipi. Mentre i santi qui presenti - il martire Sebastiano da un lato e i titolari della collegiata, Nazaro e Celso, dall’altro - sono segno della forza salvifica della Passione e della Resurrezione, prova inconfutabile che per Cristo vale la pena vivere e morire.

Anche la natura, infine, reagisce a questo straordinario evento: i bagliori di cui è striato lo splendido notturno preludono, infatti, all’alba del giorno, e del tempo, nuovo che ora, e per sempre, viene.