• OCCASIONE PERSA

Polonia, sfuma il divieto all’aborto eugenetico

Rinviata a data da destinarsi la seconda lettura della proposta di iniziativa popolare che mirava a vietare gli aborti per disabilità nei nascituri. Ai legislatori polacchi è mancato il coraggio. E ancora una volta le pressioni internazionali delle lobby pro aborto, da Amnesty a Ippf, hanno avuto la meglio.

È mancato il coraggio ai legislatori polacchi. Ancora una volta le pressioni internazionali hanno avuto la meglio e le modifiche alla legislazione sull'aborto - che avrebbero impedito gli aborti per complicanze e malattie genetiche (la sindrome di Down ad esempio) nei bimbi - sono state rinviate alla commissione parlamentare competente. Se ne riparlerà, eventualmente, tra molti mesi.

L'occasione era propizia. In un contesto in cui le più potenti lobby mondiali premono a tutti i livelli per l'aborto a casa, senza reale consulto medico e per 'pillola', la maggioranza parlamentare polacca ieri avrebbe potuto decidere di passare alla seconda lettura della riforma sull'aborto, più restrittiva e con l'esplicito divieto di aborti eugenetici. Purtroppo, ci si è fermati ad un solo passo dalla meta e si è deciso di rimandare a data da destinarsi la seconda e definitiva lettura del provvedimento.

Un passo indietro è necessario. Sin dal 12 aprile si è scatenata una polemica e una rissa mondiale contro la legittima decisione del Parlamento polacco di porre in discussione e votare due provvedimenti molto importanti durante i lavori di questa settimana: le norme che vietano la sessualizzazione precoce di bambini e ragazzi (approvate il 15 aprile) e l’eliminazione di ogni possibile aborto per ragioni eugenetiche. La filiale europea dell’International Planned Parenthood Federation (Ippf) ha suonato la stonata carica contro la Polonia, descrivendo il Governo come “cinico”, “codardo” e capace di approfittare della pandemia per “imporre” restrizioni ai diritti delle donne. Il 14 aprile è stata la volta di Human Rights Watch, che è scesa in campo con un proprio editoriale nel quale si accusava la maggioranza parlamentare di mettere in pericolo le donne e le adolescenti polacche con le nuove restrizioni all'aborto e le nuove norme contro l’“educazione sessuale” di bimbi e ragazzi.

Le due proposte legislative, è bene ricordarlo, provengono da due distinte iniziative popolari alle quali centinaia di migliaia di polacchi hanno dato il proprio esplicito consenso: non sono certo iniziative nate in salotti, né in scantinati. Tuttavia la stampa internazionale, nel tentativo di intimidire e limitare l'autonomia democratica dei rappresentanti del popolo polacco e le relative istituzioni, ha preferito criticare aspramente la Polonia e il suo Parlamento per la sola scelta di discutere e votare quelle proposte. Tutti a difendere le proteste delle femministe polacche, evidentemente limitate di numero nel rispetto delle norme anti pandemia, nessuno a protestare contro le inaccettabili ingerenze esterne sull’autonomia democratica e istituzionale del Paese. Anche Amnesty International ha voluto rinnovare la propria difesa dell'aborto, lanciando una petizione per “difendere i diritti all'aborto delle donne polacche”.

Ieri, 16 aprile, la mozione parlamentare per respingere le modifiche sull'aborto è stata bocciata; ma allo stesso tempo la mozione di segno opposto, per accelerare la procedura e votare nei prossimi giorni la proposta legislativa nella sua seconda e definitiva lettura, è stata ritirata dalla maggioranza. Si è preferito, come detto, posticiparla inviando il provvedimento alla commissione parlamentare competente.

Ci vorranno mesi, forse un intero anno, prima che la proposta di modifica delle norme sull’aborto torni in Parlamento. Un buon primo passo è stato fatto, dunque, ma è mancato il coraggio finale. Alla Polonia bastava un guizzo per tagliare il traguardo e diventare la nazione più pro vita del pianeta. Invece... ci toccherà attendere il prossimo anno.