• IMMIGRAZIONE

«Porte aperte per tutti», il governo ci lavora

Sulla cancellazione dei Decreti Sicurezza, il governo è diviso, con i 5Stelle che non possono rinnegare ciò che hanno sostenuto un anno fa. Ma intanto il ministro dell'Interno Lamorgese ha messo sul tavolo una bozza di provvedimento che aiuta le Ong raccogli-clandestini e amplia la concessione di permessi umanitari.

Il ministro Lamorgese con il cardinale Bassetti

Il governo tenta ancora una volta di cancellare, o quanto meno di modificare sensibilmente i Decreti Sicurezza firmati l’anno scorso da Matteo Salvini ma, al di là di una condivisione di massima da parte delle forze della maggioranza circa l’esigenza di metterci le mani, sono ancora una volta le divisioni interne all’esecutivo a complicare le cose.

Il tema sul tavolo del vertice tenutisi il 17 febbraio a palazzo Chigi era soprattutto quello delle tematiche legate all’immigrazione, la parte più osteggiata dei Decreti Sicurezza che si sono occupati in realtà di moltissime altre tematiche legate alla lotta al crimine e alla tutela delle istituzioni.
Ma è difficile trovare “la quadra” tra LeU, PD e Italia Viva, che vorrebbero azzerare le iniziative legislative di Salvini chiedendo un segnale netto di discontinuità, e M5S che invece li condivide quasi in toto.

Del resto per un esecutivo cementato solo dall’ostilità nei confronti del leader leghista, colpire i decreti che costituiscono il simbolo di un anno di iniziativa di governo di Salvini è un imperativo, specie oggi che la maggioranza che sostiene il governo Conte 2 traballa come mai nei cinque mesi precedenti.

Non c'è ancora un testo e forse sarà difficile anche nei prossimi incontri stilarne uno dal momento che per Vito Crimi, capo politico reggente del Movimento 5 Stelle e viceministro dell’Interno “i decreti sicurezza hanno rappresentato un grande passo in avanti, tornare indietro vanificherebbe i positivi risultati raggiunti”.
I pentastellati condivisero (come del resto anche il premier Conte) i decreti di Salvini quando erano al governo con la Lega e non possono oggi sputarci sopra per non perdere quel residuo di credibilità politica che ancora forse resta al movimento.
"Ricordo che il signor Conte era accanto a me in conferenza stampa esibendo orgoglioso il cartello 'Decreto Sicurezza'. Io non ho cambiato idea, capisco chi solo qualche mese fa ha approvato un decreto ed ora lo vorrebbe smontare. Io le capriole di Conte non le faccio" ha detto martedì Salvini a margine di un incontro a Napoli.

In attesa di convergenze politiche per ora non riscontrabili tra le resistenze di M5S e il bisogno di marcare una “discontinuità” col governo precedente espressa dalle forze di sinistra (peraltro molto attente alle esigenze della lobby dei soccorsi e dell’accoglienza dei migranti), il ministro dell’Interno (tecnico ma sempre più “politico”) Luciana  Lamorgese ha già messo sul tavolo una bozza di provvedimento che modifica solo in parte, ma in modo politicamente e simbolicamente significativo, i decreti negli articoli dedicati all’immigrazione.

Lamorgese sembra puntare sui punti su cui potrebbe esserci un consenso diffuso all'interno della maggioranza, come la cancellazione della maxi-multa da un milione di euro alle navi delle Ong che violano il divieto di ingresso nelle acque italiane col ritorno alle multe da 10mila a 50mila euro che esprimono certo una deterrenza minore.
Abrogato anche l’articolo che prevede la confisca della nave che ha violato il divieto, con la possibilità di prevederla solo in caso di recidiva, cioè dalla seconda violazione.

Modifiche che hanno in realtà un valore puramente simbolico poiché da quando è entrato in carica l’attuale governo non ha mai negato l’ingresso nelle acque italiane a navi delle Ong. Magari a volte lo ha ritardato un po’, aspettando in alcuni casi che si votasse in Umbria o in Emilia Romagna, ma poi l’autorizzazione allo sbarco in un porto italiano è stata sempre concessa.  
Perché una Ong dovrebbe violare un divieto di ingresso che dopo l’uscita di Salvini dal governo non è mai stato fatto valere?

Le proposte del ministro Lamorgese (che ha già modificato il decreto Sicurezza incrementando fino a 22-30 euro al giorno per migrante le diarie offerte alle cooperative e associazioni che si occupano dell’accoglienza e che erano state tagliate da Salvini da 35 euro al giorno a 21/26) includono l’ampliamento della tipologia dei permessi speciali per frenare la netta crescita del numero di irregolari determinata dalla cancellazione della protezione umanitaria entrata in vigore col primo decreto Salvini.

Di fatto si tornerà quindi a regalare forme di accoglienza pagate dai contribuenti italiani a chiunque non ne abbia diritto, come accadeva negli anni 2013-2018.

Fuori dal tema immigrazione pare che nella maggioranza siano tutti d’accordo anche nel ripristinare la discrezionalità del magistrato chiamato a decidere la tenuità o meno dei reati di oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Il che significa che, come è accaduto spesso, il giudice potrà decidere di considerare tenui e quindi privi di condanna reati quali aggressioni, sputi e violenze contro poliziotti e altri pubblici ufficiali.
Una conferma ulteriore di come l’antisalvinismo finisca per mettere KO soprattutto il buon senso.

Italia Viva e Leu puntavano inoltre a sfruttare la revisione dei Decreti Sicurezza per rivedere o cancellare gli accordi con la Libia, rinnovati da Salvini e pure dall’attuale governo ma precedentemente scritti e firmati da Marco Minniti, ministro dell’Interno PD del governo Gentiloni.
Conte, già alle prese con l’ombra di una crisi di governo, ha però deciso di rimandare la questione definendola “non all’ordine del giorno”.