• MASSACRO DI HANAU

Strage in Germania. Ma non c'è la "minaccia di destra"

Strage a Hanau, in Germania. Uccisi nove clienti di locali etnici frequentati da curdi e turchi. L'attentatore, il 43enne Tobias Rathjen, non ha precedenti penali e lascia un testamento fatto di deliri dai toni razzisti e complottisti. È subito allarme terrorismo di estrema destra. Ma quanto è giustificato? A giudicare dai numeri: ben poco. 

Hanau, sulla scena dell'attentato

Strage nella città di Hanau, non lontano da Francoforte sul Meno, Germania: Tobias Rathjen, un uomo di 43 anni, bancario, nessun precedente penale, entra in tre consecutivi locali etnici frequentati soprattutto da immigrati curdi e turchi. Spara con la sua pistola regolarmente detenuta, mirando persone a caso, colpendo chi è a tiro. In tutto, nella sua folle corsa, uccide nove persone. La polizia lo rintraccia facilmente, grazie alla targa della sua auto. Gli agenti lo trovano morto in casa sua, accanto al corpo di sua madre. Secondo una prima ricostruzione della polizia tedesca, avrebbe ucciso l’anziana prima di togliersi la vita a sua volta.

È la cronaca di un giorno di ordinaria follia, completato dal ritrovamento di un testamento dello stragista, in cui afferma di desiderare lo sterminio dei popoli di Africa, Medio Oriente e Asia Centrale, mette in guardia gli americani da una fantomatica società segreta che vive in basi sotterranee e mette in guardia i tedeschi sul fatto che la Germania sarebbe controllata da servizi segreti che leggono e manipolano le menti. Il testamento stesso rivela il movente dell’attentato: un delirio paranoico, una follia omicida che evidentemente è stata trascurata troppo da parenti, amici, conoscenti e colleghi. Eppure a giudicare dalle prime dichiarazioni di Angela Merkel, del ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, dai titoli della stampa italiana e internazionale, il movente è politico ed è l’estrema destra. L’attacco di Hanau viene accostato, in Germania, ai precedenti attentati alla sinagoga di Halle e all’omicidio del politico democristiano Walter Luebcke. Nel mondo viene paragonato alla strage della moschea di Christchurch da parte di Brenton Tarrant (il “fascista verde” ossessionato dal cambiamento climatico e dalla bomba demografica). Che il delirio di Rathjen abbia assunto colori, toni e fantasie di destra non ci sono dubbi. Ma il suo non era un piano eversivo, rivoluzionario. Il suo è un gesto di un folle con manie di grandezza e persecuzione, ma non un progetto politico.

Quando si parla di crescita esponenziale del terrorismo di destra si dice una cosa vera, ma fuori contesto: non bisogna mai dimenticare le dimensioni del fenomeno. Secondo le statistiche globali del Global Terrorism Index 2019 i gruppi più letali nel mondo sono: Stato Islamico del Khorasan, Isis, Talebani, Boko Haram, tutti islamici. I dieci paesi più colpiti dal terrorismo: Afghanistan, Iraq, Nigeria, Siria, Pakistan, Somalia, India, Yemen, Filippine, Congo (RD). In 7 di questi 10 Paesi il terrorismo islamico ha l’esclusiva degli attentati. Negli altri tre (Nigeria, Filippine e Congo), il terrorismo islamico è scavalcato in violenza da forme di terrorismo locale (come i Fulani in Nigeria) o da gruppi di estrema sinistra (Filippine e Congo). In Europa i morti per terrorismo sono stati 2496 dal 2002 al 2018. E’ la terza regione del mondo meno colpita dagli attacchi, dopo Nord America e America Latina. Il Global Terrorism Index include nella regione “Europa” anche la Turchia, colpita dalla maggioranza assoluta degli atti terroristici.

Adesso veniamo all’estrema destra: fa notizia perché il terrorismo nero registra il maggior incremento negli ultimi cinque anni, un’impennata del 320%. Un dato impressionante, in proporzione. Ma di che numeri assoluti stiamo parlando? Gli attacchi di terroristi di estrema destra, che abbiano ucciso almeno dieci persone, sono stati 13 (tredici) dal 1970 al 2019. Con quello di ieri fanno 14. Quanto alla letalità, cioè a quante persone vengono uccise in ogni singolo attentato, il terrorismo di destra è cinque volte più letale di quello di estrema sinistra, provocando 0,92 morti per attacco, in media, a confronto dei 0,17 morti per attacco del terrorismo di estrema sinistra. Tuttavia, sia i terroristi di destra che quelli di sinistra sono ampiamente superati dalla letalità dei terroristi islamici, che registrano una media di 3,6 morti per attentato, se si esclude l’attacco dell’11 settembre.

La frequenza degli attentati di estrema destra non mostra tendenze costanti. In Europa occidentale si notano tre picchi della violenza di estrema destra: nel 1975-80 si registra il maggior numero di attentati. Poi nel 1990-95 un picco inferiore e infine una crescita dal 2010 ad oggi che ha già quasi raggiunto i livelli del periodo più nero (in tutti i sensi) degli anni ’70. Se la prima ondata può essere attribuita alla reazione contro il Sessantotto e il terrorismo di sinistra, la seconda è meno comprensibile, la terza viene solitamente attribuita alla reazione a islam, immigrazione e globalizzazione. Ma non si riesce, in alcun modo, ad individuare un piano eversivo coerente dietro alla violenza terroristica dell’estrema destra, anche perché si parla, appunto, di persone non affiliate a organizzazioni.

La mancanza di filiazione di molti terroristi islamici è tanto frequente quanto la mancanza di filiazione di molti terroristi di destra: secondo il Global Terrorist Index il 60% degli uni e degli altri è costituito da lupi solitari. Tuttavia il “lupo solitario” islamico è l’ultimo anello di una catena che parte dalle grandi organizzazioni jihadiste, (come l’Isis) che istigano il jihad in tutto il mondo con tutti i canali mediatici che hanno a disposizione, passando frequentemente attraverso locali moschee radicali e predicatori di odio. Il “lupo solitario” islamico è parte di una comunità, risponde a un piano collettivo, anche se agisce individualmente. Anche lo jihadista “fai-da-te” più isolato, è comunque venuto a contatto con una comunità virtuale che fornisce video, propaganda, indottrinamento e istruzioni. Al contrario, i lupi solitari di estrema destra, come Breivik, Tarrant e Rathjen non appartengono allo stesso partito, organizzazione o rete terroristica. Non solo sono terroristi fai-da-te, ma sono anche ideologi fai-da-te. I loro manifesti o testamenti, se confrontati, non sono neppure politicamente compatibili fra loro. Sono letali, pericolosi, ma in nessun modo costituiscono una minaccia sistemica alla società. Eppure, a giudicare da titoli dei giornali e dichiarazioni politiche, non esiste una minaccia islamica, ma solo azioni di folli e isolati lupi solitari, mentre esiste una minaccia di destra sempre più pericolosa. Una realtà alla rovescia.