• anche le suore in piazza

Tutti i politici al capezzale delle paritarie: “Ora i fatti”

Tutti i partiti - compresa una senatrice Cinque Stelle - ieri al capezzale delle scuole paritarie che hanno manifestato, con le suore in testa, per chiedere aiuti al Governo. Solo tra Pd e Iv ci sono 8 emendamenti, eppure a settembre il 30% degli istituti cattolici rischia di non riaprire. Le scuole: «Ora chiediamo di passare ai fatti»

Non capita spesso di vedere religiosi manifestare davanti a Palazzo Montecitorio. Bisogna ritornare al 2003, quando i comboniani vicini alla rivista Nigrizia scesero in piazza davanti alla sede della Camera dei Deputati per protestare contro la Bossi-Fini nel giorno della canonizzazione del fondatore della congregazione. Ieri, invece, suore di diversa nazionalità provenienti da più regioni d'Italia si sono date appuntamento davanti all'obelisco egizio per lanciare l'allarme sul rischio estinzione delle scuole paritarie piegate da mesi di chiusura causa Covid.

Accanto alle rappresentanti di congregazioni religiose che gestiscono istituti, Usmi e Cism rappresentate da suor Anna Monia Alfier (la più intervistata ieri), anche insegnanti, bidelli, segretarie, famiglie ed alunni; tutto il mondo della scuola paritaria (religiosa e non) che lamenta di essere stato abbandonato dal governo giallorosso, impossibilitato ad andare avanti e deluso per i 120 milioni di euro stanziati nel Decreto Rilancio. L'iniziativa di protesta ha preso la forma di un flash mob organizzato - tra le altre - dalle associazioni Pro vita e famiglia onlus, Non si tocca la famiglia, Associazione family day, comitato Polis pro personae.

In ballo c'è la sopravvivenza di 12.547 istituti e quindi lo stipendio di 160.000 dipendenti e la formazione di 870.000 studenti. Il 30% delle scuole private - religiose e non - rischia di non riaprire a settembre con conseguenze disastrose per la tenuta dell'intero sistema scolastico: una chiusura di tali proporzioni potrebbe portare quasi 300 mila studenti a riversarsi nella scuola pubblica, già alle prese con i problemi di adeguamento degli spazi per il distanziamento sociale e il cronico sovraffollamento delle aule già presente prima del coronavirus.

In queste settimane si è creato un asse parlamentare trasversale a sostegno della richiesta di più fondi, con l'unica ma significativa eccezione del Movimento Cinque Stelle che, per bocca dei capigruppo delle Commissioni Cultura a Camera e Senato, sembrerebbe intenzionato - come dichiarato dai suoi due portavoce - a "non cedere su questo punto".

Dall'opposizione, l'ex ministro per la famiglia Lorenzo Fontana ha parlato di "blocco ideologico del M5S" ed ha chiesto di "riflettere senza preconcetti" perché "il crollo del sistema alternativo alla formazione scolastica statale comporterebbe, oltre a tutto, un aggravio di costi di circa due miliardi di euro". Posizioni analoghe sono state espresse da rappresentanti di Forza Italia, Cambiamo, Fratelli d'Italia e Noi con l'Italia - UDC. Ma dagli stessi esponenti di partiti di maggioranza - Pd, Italia Viva e Leu - si sono alzati appelli a "mettere da parte l'ideologia" ed aumentare i fondi e velocizzare i tempi in favore delle scuole paritarie".

Questa convergenza d'intenti in quasi tutto il panorama politico si è vista ieri pomeriggio con la partecipazione al flash mob di parlamentari provenienti da schieramenti e partiti diversi. Tra i tanti deputati e senatori presenti in piazza, Paola Binetti dell'Udc-Noi con l'Italia, Paola Frassinetti e Carmela Ella Bucalo di Fratelli d'Italia, Massimo Garavaglia, Simone Pillon e Vannia Gava della Lega, Manuela Gagliardi di Cambiamo, Maria Stella Gelmini, Alessandra Gallone e Giuseppe Moles di Forza Italia, Roberto Rampi, Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli del Partito Democratico e Stefano Fassina di Leu. Presente anche - unica pentastellata - la deputata Tiziana Drago, che si è discostata dall'atteggiamento belligerante di alcuni suoi colleghi di partito.

Tutti i partiti dunque ieri sono giunti al capezzale della scuola partiaria con l'intento di rianimarla e non di cantarle il de profundis. Perché allora la situazione non si è ancora sbloccata? Qual è il vero ostacolo per arrivare ad una vera parificazione? Le scuole ora chiedono che, affinché quella di ieri non sia solo una passerella, si decida al più presto e si passi ai fatti. 

Pd e Iv hanno presentato otto emendamenti al dl Rilancio che potrebbero trovare l'appoggio delle opposizioni e che mirano ad aumentare i fondi per i nidi e per le mancate entrate delle rette, così come una maggiore detrazione per le famiglie.

Al flash mob di ieri Jacopo Coghe, in rappresentanza di una delle associazioni organizzatrici (Pro Vita & Famiglia), ha chiesto anche che venga accettata la proposta di un fondo nazionale per le paritarie perché significherebbe "risparmio per lo Stato, no a classi pollaio nelle pubbliche, e giustizia sociale perché altrimenti solo le scuole ricche sopravvivranno".

La protesta di ieri contribuirà a sollecitare quei fondi in più invocati per garantire la sopravvivenza degli istituti a rischio chiusura e, con essa, la libertà di scelta educativa garantita dalla Costituzione?