• FILIPPINE

Un ciclone catastrofico, ma non c'entra il Global Warming

Il ciclone Hayian che ha travolto le Filippine potrebbe aver provocato oltre 10mila vittime. Colpa del Global Warming? I cicloni tropicali sono un fenomeno conosciuto e studiato da secoli.

Gli effetti di Hayian

«Chiedo a tutti voi di unirvi a me nella preghiera per le vittime del tifone Haiyan/Yolanda, specialmente quelli nelle amate isole delle Filippine», ha scritto Papa Francesco. Purtroppo la combinazione tra il manifestarsi di uno dei fenomeni più intensi che la natura può scatenare e le condizioni economiche e sociali del Paese colpito, rende quasi certo che gli effetti del tifone saranno catastrofici. Per adesso la stima, di massima, è sui 10mila morti, ma vista la devastazione e l’inevitabile confusione seguita, è probabile che la stima non sia definitiva.

In passato, ad esempio tra l’1 e l’8 novembre 1991 le Filippine furono colpite dalla tempesta tropicale Thelma (nota nelle Filippine come Uring) e, nonostante Thelma fosse molto meno potente dell’attuale Haiyan, ancora oggi la stima dei morti è compresa tra i 5.081 e gli 8.165. Si spera comunque che gli effetti non siano del livello dei tifoni del 1912 e 1922, che in Cina, determinarono circa 50.000 e 60.000 morti.

Ma che tipo di fenomeni stiamo descrivendo? Tra i due tropici, possono formarsi intensi fenomeni meteorologici, detti generalmente “cicloni tropicali”, che nascono sulle acque calde degli oceani e ruotando su se stessi, con velocità del vento che possono superare i 300 km/h, si spostano nell’insieme alla velocità dell’ordine della decina di km/h. Al centro del ciclone, nell’occhio, si crea un minimo di pressione, l’intera configurazione del ciclone spostandosi crea un’imponente movimento d’acqua marina che può causare onde alte oltre i 10 metri. Per il ciclone Haiyan il minimo è stato 965 hPa, mentre il minimo di pressione in un ciclone fu registrato nell’ottobre 1979 a Guam (Pacifico occidentale): 870 hPa  .

L’effetto dell’impatto combinato della velocità del vento, dell’intensità della precipitazione, del repentino abbassamento di pressione e, per le zone vicino la costa, dell’altezza dell’onda, determina la capacità di devastazione del ciclone tropicale. La velocità del vento è utilizzata per classificare il fenomeno in cinque categorie secondo la nota “Scala Saffir-Simpson”, dal minimo al catastrofico. I cicloni tropicali con velocità del vento non così intense da poter rientrare in tale scala vengono dette “tempeste tropicali”.

Lo stesso fenomeno definito meteorologicamente “ciclone tropicale”, a seconda della zona del globo dove avviene assume, quasi sempre per ragioni storiche, nomi diversi: cicloni nella parte settentrionale dell’Oceano Indiano, tifoni in Giappone e nelle acque occidentali del Pacifico settentrionale, baguio o bagyo nelle Filippine, willy-willies in Australia, uragani nel resto del mondo, di questi ultimi sono particolarmente noti quelli che transitano nel Golfo del Messico ed investono gli USA avendo un’alta visibilità sui mass-media. Tifoni famosi furono quelli del 1274 e 1281, detti “Kamikaze” (in giapponese “vento divino”), che furono le due tempeste che, secondo la percezione dell'epoca, avrebbero salvato il Giappone da due flotte mongole che tentarono di invadere il Giappone sotto il regno di Kublai Khan.

I baguio filippini ed i tifoni del Mar della Cina sono tra i più frequenti, circa 20 l’anno. Tra il 1985 e 1995 i bagios che colpirono le Filippine furono 215, nel 1993 il record annuale fu di 32. Il nome “Baguio” è anche quello di una città filippina; tra il 14 e 18 luglio 1911 a seguito di un ciclone tropicale che investì le Filippine, in tre giorni caddero 2.210 mm nella città di Baguio, ben 1.168 mm di pioggia in 24 ore, qualcuno scrive in 15 ore (per un’idea sull’intensità del fenomeno si può confrontare con la precipitazione a Roma che è circa 780 mm all’anno).

Il ciclone tropicale Haiyan, che in queste ore si è abbattuto nelle Filippine, è stato classificato di categoria 5 ovvero catastrofico, la massima categoria della Scala Saffir-Simpson. Sono stati misurati venti superiori a 300 km/h ed onde di oltre 10 m che si sono abbattute sulla costa. Sicuramente si tratta di un fenomeno eccezionale, tra i più potenti della storia. Che sia il più potente della storia, come qualcuno ha scritto, è un’affermazione difficile da dimostrare. La lista dei cicloni tropicali delle Filippine è troppo lunga per riassumerla in poche righe, ad esempio nel 1970 i cicloni Georgia, Sening e Titang colpirono la nazione rispettivamente il 15 settembre, 14 e 15 ottobre causando 300, 583 e 526 morti. Gli strumenti di misura, come i satelliti, attualmente permettono analisi molto più approfondite del passato, tenendo conto di tali aspetti si può avere un’idea di cosa è accaduto in passato leggendo ad esempio quanto ricostruito dal 1566 al 1900, o la lista di quelli più recenti.

Grazie al racconto “Tifone” dello scrittore Joseph Conrad, pubblicato nel 1902, un secolo fa la popolazione europea immaginava i cicloni tropicali che si formavano sull’Oceano Pacifico. Purtroppo ancora oggi i cicloni tropicali sono una vera catastrofe per la popolazione delle Filippine. Fu proprio a beneficio di quest’ultima che il gesuita scienziato Padre José Algué (1856-1930) fondò l’osservatorio di Manila nella seconda metà dell’800 e studiò il movimento dei cicloni tropicali allo scopo di poterli prevedere ed avvisare la popolazione. Suo il famoso libro del 1897 “Baguíos y Ciclones Filipinos”. Allora come oggi i cicloni tropicali creavano preoccupazione, all’epoca però nessuno pensava al riscaldamento globale antropico e tutti erano convinti che fede e scienza potevano collaborare in modo proficuo.