• EDITORIALE

Una svolta epocale, è ora di svegliarsi

L'iniziativa di Galan e soci segna uno spartiacque nella storia del Pdl, e lascia ancora più smarriti gli elettori del centrodestra: Berlusconi e Alfano non possono restare in silenzio, dicano se questa è la nuova linea del partito.

Sandro Bondi

Una cosa è certa: nessuno a sinistra si sarebbe aspettato tanta grazia, né alcun parlamentare della sinistra avrebbe osato presentare un disegno di legge sulle unioni omosessuali come quello proposto da Galan, Bondi e altri del Pdl, con la speranza di vederlo approvato. Perché – pur senza il coraggio di chiamarlo matrimonio – la proposta Galan nella sostanza proprio questo propone: il riconoscimento dei matrimoni gay, come ben spiega il nostro Tommaso Scandroglio nell’articolo in Primo Piano. E a questo punto le possibilità che possa essere il testo su cui trovare ampio consenso in Parlamento sono decisamente alte.

Questa proposta di legge, che non a caso ha raccolto il plauso entusiasta delle associazioni omosessuali e di esponenti della sinistra, comunque vada segna uno spartiacque nella storia del centrodestra in generale, e del Pdl in particolare. Perché ci dice che la componente laicista del Pdl – sempre esistita – ha preso decisamente il sopravvento ed è in grado di dettare la linea.

Sì, perché più ancora della stravagante iniziativa di politici in crisi di credibilità, è significativo il silenzio dei vertici del partito, Berlusconi in testa. E’ il segnale che – seppure non fosse personalmente favorevole – Berlusconi non farebbe nulla per fermare Galan e soci.  Del resto l’ex presidente del Consiglio non più di tre settimane fa ha nominato come consigliere per i temi etici l’animalista Michela Vittoria Brambilla, che è un po’ come nominare il medico nazista Josef Mengele a responsabile per i diritti umani.

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui Berlusconi dettava al Pdl una linea a difesa dei princìpi non negoziabili,yenendo a bada la componente laicista, minoritaria almeno fino a pochi mesi fa. Il motivo è chiaro: c’erano in ballo i voti dell’elettorato del centrodestra, tradizionalmente conservatore in materia, e il buon rapporto con la Chiesa italiana, che vedeva nel Pdl la possibilità di un argine alla cultura della morte propugnata dalla sinistra, e per questo non infieriva sulla vita privata di Berlusconi.

Poi l’ultima campagna elettorale ha cambiato le carte in tavola: i vertici della Chiesa italiana hanno voltato le spalle a Berlusconi individuando nell’aggregazione di Mario Monti il futuro dei cattolici in politica e dando all’allora presidente del Consiglio un appoggio così esplicito da non avere precedenti neanche al tempo della Democrazia Cristiana. La reazione di tanti cattolici e di alcuni vescovi, unita all’evidente mancanza di volontà di Monti di dare assicurazioni sui temi etici, fece “rinsavire” i vertici, costretti a una parziale retromarcia, ma senza che cambiasse l'atteggiamento nei confronti del Pdl. Troppo tardi comunque: nel Pdl avevano già approfittato della situazione i laicisti alla Bondi per regolare i conti e ridurre al minimo possibile la presenza “cattolica” in lista per le elezioni; il tutto con il placet di Berlusconi. Il fallimento clamoroso della lista Monti e l’ascesa del Movimento 5 Stelle hanno fatto il resto: in Parlamento c’è ora una solida maggioranza anti-vita e anti-famiglia.

Ora i “laicisti” sono maggioranza anche nelle fila parlamentari del Pdl e impongono la loro agenda, infischiandosene del programma con cui il partito si era presentato agli elettori, che non sono soltanto cattolici ma che comunque in buona parte sono ancorati ai valori della dignità umana. Così il Pdl sta divorziando anche dal suo elettorato - per cui “Dio, famiglia e patria” hanno ancora un senso – per andare a cercare gloria al Gay Pride e nei campi già presidiati da sinistra e grillini.

L’altissima astensione alle ultime amministrative dovrebbe inserire tra le sue cause anche lo smarrimento degli elettori di centro-destra, che vedono un partito allontanarsi rapidamente dalla propria identità e hanno perso qualsiasi punto di riferimento. E’ in corso quella che è stata giustamente definita una deriva radicale (e forse la nomina dell’ex segretario del Partito Radicale Capezzone a portavoce del partito doveva suggerire qualcosa), che alla base sta suscitando reazioni e prese di posizione: c’è anche una raccolta di firme online per fermare questa deriva del Pdl, con un appello rivolto in particolar modo ai parlamentari cattolici.

E c’è bisogno proprio di loro per dare voce a questo popolo tradito: se c’è un momento giusto per farsi sentire sulle cose che contano, è proprio questo, prima che Galan e soci completino la trasformazione del Dna del Pdl. Ma l’invito è rivolto anche a tutti i cattolici eletti in altre liste: non è un affare interno del Pdl, non si può restare in silenzio davanti al tentativo di distruggere la famiglia equiparando le unioni gay al matrimonio. Certo, finora non si è sentito molto, e questo non è molto incoraggiante, ma si può sperare che l'enormità della proposta Galan-Bondi faccia risvegliare qualcuno.

E comunque Berlusconi e Alfano facciano sapere agli elettori cosa pensano esattamente dell’iniziativa Galan e se questa è la nuova linea del partito (ammesso che si possa parlare ancora di partito).