• OPPOSTE VISIONI

Utopia europea, come la Polonia vede l’attuale Ue

Inizia oggi il secondo mandato del presidente polacco Andrzej Duda. Quale sarà la politica della Polonia riguardo all’Unione europea? Un libro scritto da Krzysztof Szczerski, consigliere presidenziale in politica estera, spiega perché la visione delle élite europee è in contrasto con l’identità del proprio Paese e di tutto il Vecchio Continente.

Oggi, 6 agosto, comincia il secondo mandato del presidente polacco Andrzej Duda. Come sarà la politica estera della Polonia, particolarmente nei confronti dell’Unione europea durante la sua presidenza? A rispondere a questa domanda potrebbe aiutare la lettura del libro pubblicato nel 2017 da un consigliere del presidente polacco, Krzysztof Szczerski, con un titolo significativo: “Utopia europea”.

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Papa Francesco, nell’omelia durante la Messa a Santa Marta del 5 ottobre 2017, ha detto: “Senza radici non si può vivere: un popolo senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato. Una persona senza radici, che ha dimenticato le proprie radici, è ammalata”. Per questo motivo bisogna “ritrovare, riscoprire le proprie radici e prendere la forza per andare avanti, la forza per dare frutti”.

Ma l’Unione europea sembra voler vivere e affrontare il futuro senza riconoscere le sue radici. Anche se non tutti i Paesi sono d’accordo con la costruzione degli Stati Uniti d’Europa rinunciando alla loro storia e identità nazionale. Tra questi Paesi si trova la Polonia.

Per capire meglio la politica di quel Paese riguardante la costruzione europea, vale la pena analizzare il libro - recentemente pubblicato in polacco - di Krzysztof Szczerski, capo del gabinetto del presidente della Polonia, Andrzej Duda, e anche consigliere presidenziale in politica estera.

Il libro del ministro Szczerski dedicato all’Ue è intitolato “Utopia europea” e bisogna spiegare perché l’autore abbia scelto un titolo così significativo. È evidente che il processo di integrazione europea ha raggiunto un punto critico, nessuno lo nega. Secondo l’autore: “La crisi in cui l’Unione europea si è trovata è un esempio del fatto che i sistemi politici che non si basano sui reali fondamenti sociali devono, a un certo punto, cadere in un profondo stato di inadempienza per svolgere le loro funzioni”. Le élite europee, che nelle loro azioni non tengono conto della realtà, sono guidate dall’utopia politica nata dall’arroganza.

L’autore sottolinea il fatto che l’Unione europea che viene costruita a partire dagli anni Settanta è molto diversa da quella che i suoi Padri fondatori sognavano, perché al potere sono venute le forze che si richiamano all’ideologia del “costruzionismo” e del liberalismo di sinistra. Il “costruzionismo” è particolarmente pericoloso perché non riconosce che la società ha le sue radici nella storia delle generazioni passate e che detiene nel suo codice genetico le tradizioni, i costumi e i valori trasmessi nel processo di socializzazione, ma presuppone che la società sia un insieme di individui politicamente creato che è possibile organizzare secondo un piano politico stabilito. L’autore si rammarica che “l’Europa, dopo la caduta della Cortina di ferro, era completamente diversa da quella che era stata sognata dai suoi fondatori. Non era più un’oasi per nazioni e popoli liberi e valori cristiani, come una base per la stabilità del continente”.

La Polonia e gli altri Paesi dell’ex blocco sovietico hanno aderito all’Ue nel momento in cui era «programmata l’azione di rompere i legami dell’uomo con la sua terra natale, con le generazioni precedenti, deridendo la tradizione e le vecchie usanze che dovevano essere sostituite con gli esempi di “uomo moderno”».

Le élite europee si sono distaccate dalla realtà e oggi vengono guidate da un’utopia politica, utopia nata dall’arroganza, dalla convinzione che i cittadini - o meglio, “i sudditi” - non siano maturi per accettare lo spirito e gli obiettivi dell’epoca in cui viviamo.

Tutti coloro che criticano lo stato attuale dell’Ue sono considerati “anti-europei”. Peggio ancora, per contrastare le critiche e i programmi alternativi, l’Ue sta ricorrendo ad azioni non democratiche sotto la bandiera della “difesa della democrazia”. Questo è successo, ad esempio, dopo le ultime elezioni in Polonia. In questa situazione, l’unica soluzione, secondo l’autore, è “la ricostruzione dell’UE, che può assumere la forma di reintegrazione dell’Europa ma su nuove basi”.

Il ministro Szczerski spiega poi perché la Polonia ha un importante ruolo da svolgere in questa situazione. “Poiché l’Europa oggi ha un problema fondamentale con la propria identità, trasformandosi sempre più in un collage post-culturale di forze e processi indefiniti, tanto più la lezione della storia polacca è preziosa”. E aggiunge: “La storia della nazione polacca a partire dal suo battesimo nel 966 è segnata dalla stessa cultura, identità e valori basati su quella radice profonda. E solo le radici profonde garantiscono una lunga durata. Questa è una lezione molto importante per la politica europea di oggi”.

I diversi capitoli del libro sono dedicati ad argomenti molto importanti quali “il potere e il mercato”, “la sovranità in un’Europa comune”, “il posto per l’Europa nella geopolitica”, “il nuovo ruolo e il posto dell’Europa centrale”, per affrontare alla fine l’argomento cardine: “La ricostruzione dell’Europa”.

Il ministro Szczerski fornisce un piano concreto per la ricostituzione dell’Unione europea in cinque punti:

1. Nuove relazioni tra Stati membri e Ue. Secondo l’autore, il ruolo dei parlamenti nazionali nel controllo delle istituzioni sovranazionali dovrebbe essere rafforzato e bisognerebbe applicare il principio della sussidiarietà. Il ministro suggerisce l’introduzione di un modello che chiama “democrazia intergovernativa”.

2. Ritorno alle basi iniziali delle relazioni tra gli Stati europei. Si tratta di ripristinare il principio di uguaglianza tra gli Stati membri e di respingere la gerarchia degli Stati e le posizioni egemoni di certi Stati.

3. Ripristinare la libertà economica all’interno del mercato unico, che dovrebbe basarsi su quattro libertà fondamentali: il movimento delle persone, del capitale, dei servizi e dei beni. L’autore richiede in particolare la de-monopolizzazione del commercio e della distribuzione, che è nelle mani di grandi aziende.

4. Rendere l’Ue un attore internazionale nella politica globale, ma rimanendo fedele partner della Nato nella politica per la sicurezza.

5. Il rinnovamento delle radici identitarie dell’Europa, perché l’Ue dovrebbe essere una comunità di civiltà.

In conclusione, il ministro sottolinea che “per i problemi dell’integrazione la risposta non può essere ‘più integrazione’, ma più libertà e solidarietà”. Così la nuova “Unione del buonsenso” non realizzerà un astratto “progetto” dell’Unione, non “costruirà nuovi europei”, né semplicemente imporrà ordini e regolamenti, ma “crederà nelle nazioni e negli Stati, nella loro tradizione, diversità e storia”. Pertanto, “i soggetti della politica di integrazione dovrebbero essere le nazioni e gli Stati, che non possono in nessun modo essere assorbiti da un Moloch euroburocratico”.