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A Kaine, il vice, la missione di “moderare” Hillary

Il Partito Democratico ha deciso di combattere su due fronti. Uno è quello che ha spinto Hillary Clinton a scegliere il “moderato” Timothy Kaine come candidato alla vicepresidenza, l’altro quello che ha prodotto il programma più estremista di sempre. L’obiettivo è quadrare il cerchio, prendendo voti a sinistra e al centro.

Timothy Kaine

Il Partito Democratico ha deciso di combattere su due fronti. Uno è quello che ha spinto Hillary Clinton a scegliere il “moderato” Timothy Kaine come candidato alla vicepresidenza, l’altro quello che ha prodotto il programma più estremista di sempre. L’obiettivo è quadrare il cerchio, prendendo voti sia a sinistra sia al centro.

Il nome di Kaine come possibile running-mate di Hillary circola da moltissimo tempo: in tutto e per tutto ne bilancia,  infatti, l’immagine spregiudicata e “mascolina”. Personaggio dai toni pacati e di basso profilo, non è chiacchierato, è rispettato, è affidabile. Quando in autunno la Clinton dovrà tenere testa a Donald J. Trump, finendo assai probabilmente per fare a gara con lui a chi alza di più l’asticella, Kaine sarà il calmante (le lingue più taglienti dicono persino il sonnifero). 

Già governatore della Virginia dal 2006 al 2011, e vicegovernatore nei quattro anni precedenti, è uomo di notevole esperienza. Alla guida del Comitato Nazionale Democratico (l’organo di governo del partito) dal 2009 al 2011, sa perfettamente come tenere unite le correnti e soprattutto come attirare denaro. Oggi ha soprattutto il compito di rassicurare i benpensanti, di convincere gl’indecisi e di (ri)dare alla campagna elettorale della Clinton un’immagine moderata. Il versante politico scoperto dell’ex First Lady, infatti, resta il centro.

Perché a imprimere alla corsa di Hillary una decisa sterzata verso la sinistra estrema ci ha pensato il confronto serrato con il socialista Bernie Sanders. Per non alienarsi completamente il suo elettorato, la Clinton ha dovuto concedergli parecchio è il risultato è l’assetto con cui il partito si presenta adesso alla nazione: la “piattaforma” Democratica (clicca qui), resa pubblica con la data del 21 luglio, frutto dall’incontro tra due estremismi: il surrealismo relativista clintoniano e l’utopia veterosocialista sandersiana.

Il documento contiene per esempio l’invito alla magistratura a intervenire contro chi mette in dubbio l’eco-catastrofismo che imputa i mutamenti climatici all’azione dell’uomo (chiedendo al ministero della Giustizia d’indagare per frode «[…] le compagnie produttrici di carburanti fossili» che «[…] fuorviano gli azionisti e il pubblico sulla realtà scientifica del cambiamento climatico») e il proposito che i cittadini statunitensi «[…] debbano guadagnare almeno $15,00 l’ora» (cifra fissata non si sa con quale criterio, che può essere alta o bassa a seconda dei luoghi), contestualmente abolendo quelle mance con cui i camerieri pagati meno del minimo salariale intascano in realtà di più.

Oppure l’idea di una sanatoria per l’immigrazione clandestina, quella (in questi termini inedita) della nazionalizzazione del servizio sanitario atta a distruggere il confronto con il settore privato o quella dello scontro razziale giocata sulla richiesta di porre fine alla «carcerazione di massa», che però negli Stati Uniti non esiste, e alla «schedatura razziale», che però negli Stati Uniti è illegale da decenni (legale è invece, e ovviamente giusto, che un datore di lavoro s’informi sui trascorsi di chi fa domanda di assunzione). Per la prima volta, inoltre, la piattaforma Democratica chiede espressamente l’abolizione della pena di morte, un tema che negli States è di per sé piuttosto impopolare, ma che, sia come sia, stride comunque ferocemente con il favore totale con cui lo stesso documento promuove l’aborto in ogni forma e misura. 

Con il consueto linguaggio politicamente corretto, la piattaforma afferma infatti: «Noi sosteniamo la salute e i diritti sessuali e riproduttivi in tutto il mondo. Oltre a diffondere sempre più le informazioni sulla pianificazione familiare e sugli strumenti contraccettivi alla portata di tutti, crediamo che l’aborto sicuro debba fare parte di un esauriente servizio sanitario di donne e madri, ed essere incluso nei programmi statunitensi di sanità mondiale». Per questo, il partito sostiene la diffusione della contraccezione come metodo preventivo, combatte «[…] gli sforzi dei Repubblicani tesi a negare fondi pubblici ai centri sanitari della Planned Parenthood» e «[…] continua a opporsi alle leggi e alle iniziative federali o di singoli Stati che impediscono alle donne l’accesso all’aborto, cercando di rovesciarle». Nulla nel documento accenna a limiti e a restrizioni: aborto totale. Come totale è l’appoggio e qualsiasi rivendicazione Lgbt.

Il rimpiattino tra il massimalismo del documento e la scelta del centrista Kaine è dunque solo lo specchio fedele del doppio volto di Hillary, la quale è certamente un’estremista di lotta come piace alle frange più movimentiste della sinistra, ma pure una leader potenzialmente di governo costantemente impegnata a corteggiare anche i “salotti buoni” di quell’universo. Kaine nel rango di vice ha comunque anche un altro compito. Certamente, come viene ripetuto, portare alla Clinton il voto dei latinos (Kaine domina perfettamente lo spagnolo), ma non solo. Kaine, infatti, è cattolico, proprio come lo è il vicepresidente di Barack Obama, Joe Biden. La scelta di personale cattolico in ranghi tanto elevati della politica statunitense (anche l’attuale presidente della Camera, Paul Ryan, Repubblicano e conservatore, è cattolico) testimonia la fortissima rilevanza che i cattolici hanno oggi negli Stati Uniti. È per questo che vengono arruolati, ma è per questo che ci sono pure le quinte colonne.