• IL CASO

A Lovanio l'Università cattolica difende il diritto all'aborto

Sospeso dall'insegnamento e a rischio licenziamento il docente colpevole di aver spiegato ai propri studenti che l'aborto è un assassinio. Ma sulla vicenda, raccapricciante, pesano anche molti silenzi di chi dovrebbe intervenire con decisione. I vescovi belgi anzitutto, ma anche la Santa Sede: Congregazione per l'Educazione cattolica, dicastero per la vita, Accademia per la Vita. Per ora tutto tace.

Logo università cattolica di Lovanio

In un’università cattolica, in Europa, un professore osa dire agli studenti quello che il Papa e il catechismo affermano esplicitamente: che l’aborto è la soppressione di una vita innocente, cioè un assassinio. L’università prima dice di aprire un’inchiesta, poi lo sospende e apre un procedimento disciplinare nei suoi confronti.

Succede in Belgio, a Lovanio. Nei giorni scorsi il professore invitato dall’Università cattolica (è importante, questo aggettivo…) di Lovanio Stéphane Mercier offre ai suoi studenti un testo di una quindicina di pagine, intitolato “La philosophie pour la vie. Contre un prétendu droit de choisir l’avortement” (La filosofia per la vita. Contro un preteso diritto di scegliere l’aborto).

È un testo sincero, che peraltro non fa che riproporre quello che ormai da decenni la Chiesa afferma, non solo nelle parole dei Pontefici, ma anche nei documenti dottrinali e nel Catechismo della Chiesa cattolica; che in un’università soi-disant cattolica dovrebbe essere un riferimento di una certa importanza. Fra l’altro, il professore afferma che “IVG (Interruzione volontaria di gravidanza, N.D.R.) è un eufemismo che nasconde una menzogna: la verità è che l’aborto è l’assassinio di una persona innocente”. E, aggiunge il professore, “è proprio un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente in questione è senza difesa”. Continuando poi nel campo dei tabù del politically correct femminista e no, affianca l’aborto allo stupro, sostenendo che il primo dovrebbe essere considerato “più grave dello stupro”.

Naturalmente la sincerità del professore ha scatenato polemiche dal mondo femminista, riprese subito dal quotidiano Le Soir. Tutto prevedibile. Un po’ meno la posizione dell’università. Ricordiamo che il catechismo afferma: «Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: "Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita". "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come pure l'infanticidio sono abominevoli delitti"» (no. 2271).

Invece gli organi accademici prima hanno preso tempo, evidentemente imbarazzati; poi hanno convocato il docente, per chiarire la situazione. E nel frattempo hanno affermato che «a prescindere dall’istruttoria il diritto all’aborto è iscritto nel diritto belga e il testo di cui siamo venuti a conoscenza è in contraddizione con i valori sostenuti dall’università. Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori durante l’insegnamento è inaccettabile». Infine l’università ha deciso di sospendere Stéphane Mercier dai suoi corsi, e di aprire nei suoi confronti un procedimento disciplinare. Che può avere come esito un richiamo, o il licenziamento. E chiarisce ulteriormente che in seguito alla legge del 1990 che legalizza l’aborto, «rispetta l’autonomia delle donne a compiere questa scelte, nelle circostanze precisate dal legislatore» (clicca qui).

Umilmente, sentire parlare un’università cattolica di “diritto” all’aborto ci sembra raccapricciante. In questo esempio di attacco alla libertà accademica, alla libertà di insegnamento e alla libertà religiosa ci sono però alcuni silenzi che se continuano rischiano di diventare scandalosi e assordanti.

Il primo è quello dei vescovi belgi, che dovrebbero avere una funzione di controllo e gestione dell’istituto accademico.

E poi c’è Roma. La Santa Sede ha almeno due organismi che in un caso del genere dovrebbero sentirsi interpellati, e in maniera seria sulla questione. Il primo è la Congregazione per l’Educazione cattolica, diretto dal cardinale Giuseppe Versaldi. Il secondo è l’insieme degli organismi che si occupano di Famiglia e Vita. Ne è Prefetto Kevin Joseph Farrell, dall’agosto scorso, già arcivescovo di Dallas. Non sembra che il nuovo dicastero finora abbia dato grandi segni di vitalità; fra l’altro non sono ancora stati nominati né il segretario né il sottosegretario. Così come forse in una crisi come questa dovrebbe avere una sua parola da dire anche la Pontificia Accademia per la Vita, guidata dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Che è anche Rettore dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Famiglia e Vita.

Ecco, ci aspettiamo che tutte queste belle istituzioni sappiano mobilitarsi per sostenere un professore che non ha fatto altro che difendere quello che le istituzioni stesse, e il Papa, pubblicamente dichiarano. E che facciano sentire tutto il loro peso a Lovanio e presso i vescovi belgi.