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A Ponte di Legno si prega in vista del Sinodo

A Ponte di Legno (Brescia), in una terra cattolica da sempre, teatro di cruente battaglie nella Prima Guerra Mondiale, il parroco della Ss. Trinità riapre i battenti di giovedì per un momento di preghiera. Per raccomandare il prossimo Sinodo al Cielo. Perché i vescovi restino saldi nella dottrina di Gesù.

Sinodo sulla famiglia

Ponte di Legno (Brescia) è l’ultimo borgo della Valcamonica, l’antica terra dei Camuni. Qualche chilometro dopo, il Passo del Tonale divide il gruppo dell’Ortles dal gruppo dell’Adamello a 1883 metri sul livello del mare. Le vette circostanti sanguinano ancora per la “Guerra Bianca”, il terribile capitolo alpino della Prima guerra mondiale. La statale attraverso il Passo davanti al mausoleo ai caduti, dove non uno ma due cartelli avvisano «Zona sacra», coi turisti non si sa mai. Raccoglie i resti dei militi del regno d’Italia, ma con carità vera vi riposano anche diversi “ignoti” dell’impero asburgico. Solo un secolo fa il regno d’Italia e l’impero asburgico confinavano lì; oggi lì s’incontrano invece la Lombardia e il Trentino, che in tedesco suona Welsch-Tirol, il “Tirolo che parla una lingua diversa”.

Giù a Ponte di Legno i torrenti Frigidolfo e Narcanello si sposano generando il quinto fiume italiano per lunghezza, l’Oglio, affluente del Po. Tutto è dominato dalla chiesa parrocchiale della Santissima Trinità. Venne costruita nel 1685 in pieno stile barocco; un barocco “montagnino” e ruspante che, onda lunga del Concilio di Trento antiprotestante, annuncia con enfasi ai cinque sensi umani il trionfo divino di Cristo nella sua Chiesa «una, santa, cattolica e apostolica». Al suo fianco torreggia un campanile che nel conto della storia la precede di più di un secolo. All’interno opere scultoree e pittoriche di ottima fattezza e un bell’organo ottocentesco testimoniano un’umanità nei secoli fedele.

Ma il mondo è molto cambiato, e non sempre in meglio. Nell’odierno clima da basso impero dove la perfida nobiltà delle grandi utopie rivoluzionarie si è ridotta a un “B movie” pecoreccio, sottotitolato con battute da caserma, la buona battaglia quotidiana consiste nel dire che maschi e femmine si nasce e non si diventa, che gli uomini si sposano con le donne, che i figli si fanno sempre in un modo solo, che il matrimonio è per sempre e che la famiglia è il risultato “tecnico” di tutti questi fattori messi assieme. Anche a Ponte di Legno. Anche se la tivù, i giornali, i politici, la scuola e persino qualche prete avanzano dubbi.

Dal 4 al 25 ottobre si svolgerà il Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia. Qualcuno cerca di manometterlo da tempo. Per questo don Giuseppe Pedrazzi, parroco della Santissima Trinità di Ponte di Legno, ha pensato di rispondere in modo diretto ai vescovi che chiedono ai cattolici di preparare e di accompagnare il Sinodo con la preghiera. Nei mesi estivi Ponte di Legno brulica di gente nuova, di villeggianti che ingrossano visibilmente il novero della popolazione locale. In quei mesi, finalmente lontani dagli affanni della vita lavorativa, tutti hanno un po’ più di tempo, forse persino un briciolo di serenità maggiore, in tesi addirittura più disponibilità verso il Cielo. E così in agosto, il giovedì, dopo cena, la parrocchia della Santissima Trinità riapre i battenti fuori orario per raccomandare il Sinodo al Cielo; perché i vescovi radunati in quell’augusta assise restino saldi nella dottrina di Gesù, spiega don Pedrazzi alla Messa domenicale. Il programma delle serate speciali agostane non è semplice, è indispensabile. La preghiera comunitaria guidata dal sacerdote e poi lo spazio dell’adorazione, davanti al Santissimo Sacramento. Quello che in cinque minuti di silenzio polverizza ogni umano arzigogolo.