• IL CASO BARROS

Abusi del clero Nuova tegola per papa Francesco

In Cile c’è una brutta faccenda per la Chiesa. Si tratta della nomina di monsignor Juan Barros come vescovo di Osorno, il cui ingresso nella sede episcopale è avvenuta sabato scorso in mezzo a una contestazione quasi fisica. Secondo i media cileni, la maggioranza dei fedeli e dei preti della diocesi non accetta la nomina di Barros.

Monsignor Juan Barros come vescovo di Osorno

In Cile c’è una brutta faccenda per la Chiesa. Si tratta della nomina di monsignor Juan Barros come vescovo di Osorno, il cui ingresso nella sede episcopale è avvenuta sabato scorso in mezzo a una contestazione quasi fisica. Secondo quanto riportano i media cileni, la maggioranza dei fedeli e dei preti della diocesi non accetta la nomina di Barros.

Il problema è che il vescovo viene accusato di aver coperto un sacerdote, Fernando Karadima, che nel 2011 è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Karadima, oggi ottantaquattrenne, è stato condannato a ritirarsi a una vita di preghiera e penitenza, con pubblico divieto di qualsiasi esercizio di ministero. I fatti contestati al Karadima risalgono agli Anni ‘80-‘90 del secolo scorso, ma la giustizia cilena, nel 2010, aveva chiuso il processo a suo carico per mancanza di prove. La decisione della Congregazione vaticana ha così sorpreso molti vescovi, sacerdoti e laici che avevano avuto a che fare con il prete. Uno di questi è proprio monsignor Barros, di cui Karadima ha accompagnato il cammino vocazionale e che, appunto, apparteneva alla sua cerchia di amici più stretti.

L’accusa al neo vescovo di Osorno di aver coperto Karadima viene portata avanti in particolare da tre persone, uno di questi è un ex seminarista e giornalista di nome Juan Carlos Cruz, un personaggio che oggi vive negli Stati Uniti, e che si sta dando molto da fare per raccontare questa situazione della chiesa cilena. Cruz ha accusato anche Papa Francesco, che ha autorizzato la nomina di Barros, di dare così uno schiaffo a tutte le vittime di Karadima. La vicenda si intorbidisce, anche perché il vescovo di Concepcion, monsignor Chomali, ha dichiarato alla stampa che proprio papa Francesco lo ha rassicurato «di aver analizzato tutti i precedenti e di non avere alcun motivo oggettivo» per non assegnare la diocesi a Barros. Anche il nunzio, monsignor Ivo Scapolo, ha dichiarato di non aver nascosto nulla al Vaticano. Lo stesso Barros ha sempre smentito le accuse, anche dopo il verdetto del 2011 ha detto di non aver mai saputo nulla e che accettava la decisione della Dottrina della Fede.

Tuttavia, la contestazione che è avvenuta sabato scorso nella cattedrale di Osorno è stata massiccia. Secondo quanto ha dichiarato Mons. Chomali molte di quelle persone che hanno profanato la liturgia e la cattedrale non sono cattoliche e il 18 marzo la Conferenza Episcopale del Cile ha rilasciato un comunicato in cui si esprime “adesione, in spirito di obbedienza e di fede, a Papa Francesco, che ha nominato Barros come vescovo della diocesi di Osorno”.

Secondo quanto riporta l’agenzia Aciprensa potrebbero però esservi altri interessi dietro i fatti. In questo momento in Cile c’è un grande dibattito per la depenalizzazione dell’aborto, dell’eutanasia e per l’approvazione del matrimonio omosessuale; lo stesso Carlos Cruz si fa vedere spesso con alcuni sacerdoti, tra cui il gesuita Felipe Berrios, noto per essere a favore delle unioni gay e contro la canonizzazione di San Giovanni Paolo II. Ben 51 deputati, alcuni dei quali vicini allo stesso Cruz, hanno fatto pervenire in Vaticano una lettera per discutere della nomina. Insomma, secondo quanto riporta Aciprensa, dietro la contestazione della nomina di Barros potrebbero esserci lobby che tentano di screditare la Chiesa per vincere altre battaglie.

L’ultima tegola sul fattaccio è piovuta direttamente dentro alla commissione anti-abusi istituita dallo stesso papa Francesco. Due membri, l’irlandese Marie Collins e l’inglese Peter Saunders, che sono anche ex vittime, hanno rotto i ranghi e sono usciti allo scoperto dicendosi «molto preoccupati»per la nomina di Barros. Tutto ciò crea una situazione esplosiva, la pressione è tanta, ci sono tutti gli ingredienti per spingere il Vaticano a un dietro-front. A prescindere da come finirà questa vicenda rimane da riflettere su come il coltello degli abusi venga sempre tenuto puntato sulla Chiesa, pronti ad affondarlo ogni volta che se ne presenta l’occasione. La giusta trasparenza e la fermezza mostrate da Benedetto XVI e Francesco sono fuori discussione, la chiesa però non può rimettere le proprie decisioni al furor di popolo, e d’altra parte deve ascoltare il sentire della gente. Lo saprà fare anche questa volta, però attenzione alle trappole.