• C'E' UN SANTO IN CIELO

Alfie, ti chiameremo martire Ragioni di una beatificazione

Per il popolo dei credenti Alfie Evans è già un martire. Ad ucciderlo un odium fidei sotto gli occhi di tutti e facilmente dimostrabile: perché il suo sacrificio ha scatenato un'ondata di preghiera e perché definire la vita di Alfie inutile è anticristiano, dato che il cristianesimo è l’esaltazione massima della vita come dono del Creatore. Le ragioni di una beatificazione che accomuna il piccolo Evans ai santi martiri innocenti, che, come lui hanno reso testimonianza a Cristo non con le parole, ma con il sangue. 
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In preghiera in San Pietro per Alfie

La morte del piccolo Alfie Evans ha occupato per tutta la giornata di ieri le prime pagine dei giornali e dei siti web. Al silenzio, comprensibile, dei genitori Thomas e Kate ha fatto da contraltare un’indignazione generale del web e di politici, ma anche di popolo, i quali non hanno esitato a definire quello accaduto all’Alder Hey Hospital un omicidio.

Non ha usato questi toni, ma il suo discorso è stato profondamente netto nella condanna Papa Francesco, che in tarda mattina a diffuso un tweet nel quale si è definito “profondamente toccato”: “Sono profondamente toccato dalla morte del piccolo Alfie. Oggi prego specialmente per i suoi genitori, mentre Dio Padre lo accoglie nel suo tenero abbraccio”. Poi, in un incontro pubblico ha ribadito: “Di fronte al problema della sofferenza umana è necessario saper creare sinergie tra persone e istituzioni, anche superando i pregiudizi, per coltivare la sollecitudine e lo sforzo di tutti in favore della persona malata”.

I giorni che seguiranno però saranno i giorni degli interrogativi, dei chiarimenti sulle ultime ore del piccolo e soprattutto del futuro dei genitori che hanno lottato come leoni per salvare la vita del loro bimbo.

Intanto queste sono le ore della preghiera e del lutto, del silenzio, ma anche della speranza libratasi in volo sotto forma di palloncini davanti all'Alder Hey ieri pomeriggio, quasi come una liberazione. Una speranza che il popolo di Alfie, un popolo cattolico e ancora innamorato della vita nonostante lo scempio attorno, ha testimoniato nel corso della giornata con post, tweet e veglie di preghiera e di riparazione per questo tremendo delitto.

C’è un tema che si sta facendo strada in queste ore e che, seppure ancora necessario di chiarimenti, è invece molto cristallino per il popolo dei credenti. Ed è il tema della santità di Alfie. Di fronte a questo totalitarismo medico-giuridico e politico c’è un popolo che oggi riesce ad opporre un modello, un testimone. Un martire, appunto. Questo martire si chiama Alfie Evans ed è il martire innocente in un mondo di Stati efficienti, ma senza punti di riferimento, senza valori.

Non importa la sua disabilità, né il suo stato di coscienza, perché in Paradiso queste sono le anime perfette amate da Dio. Ed è così che si sta facendo largo una certezza, che necessita ora di una presa in carico di responsabilità da parte della Chiesa.

Alfie beato. Un martire in odium fidei dei tempi moderni. Si tratta di una proposta spontanea, che però dovrebbe essere seriamente presa in considerazione. Perché motivata. Quando morì Giovanni Paolo II lo striscione “santo subito” toccò il mondo. Quello che sta accadendo con Alfie è sostanzialmente lo stesso.

Perché Alfie è stato ucciso da un odio anticristiano. E dato che il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, Alfie oggi ci indica una via.

Anzitutto perché Alfie è stato un testimone della fede. Nella sua qualità di figlio di Dio ha fatto inginocchiare milioni di persone che per giorni e giorni si sono strette in preghiera per lui. Non era soltanto un sentimento emozionale, ma la presa d’atto che in quel letto d’ospedale, in quel letto di dolore c’era un alter Christus sofferente. Una croce, un ostensorio in forma d’essere umano che è stato adorato notte e giorno.

Alfie era cristiano cattolico, battezzato e il padre ha dato prova nel suo incontro con il Papa di essere un uomo di profonda fede e grande attaccamento alla Chiesa. Lo stesso Papa ha riconosciuto che Thomas si stava comportando come Dio, che fa di tutto per difendere i suoi figli.

Ma per istruire una positio super martyrium da presentare in Congregazione per le cause dei santi, trattandosi di martirio, bisognerebbe provare l’odium fidei. Quindi in una eventuale causa di beatificazione bisogna dimostrare che la morte di Alfie stata causata da una persecuzione anticristiana.

Difficile, se si utilizzano i criteri consueti perché la morte di Alfie è stata causata in termini visibili non da odio religioso, bensì da quel pietismo peloso che elimina i disabili perché non efficienti e non utili.

Ma in un’altra ottica invece questo odium fidei è sotto gli occhi di tutti e facilmente dimostrabile: definire, come è stato fatto, la vita di Alife inutile è naturaliter un ragionamento anticristiano, dato che il cristianesimo è l’esaltazione massima della vita come dono del Creatore. A questo si aggiunga che lo stesso giudice che ha emesso la terribile sentenza d’appello, il giudice Heyden, è un attivista Lgbt, una lobby che mostra quotidianamente ormai il suo lato anti cristiano.

Ma c’è di più: quando il giudice ha emesso la sua sentenza ha anche chiuso ogni possibilità di rivedere la sua decisione anche di fronte a nuovi pronunciamenti, come quello eventuale della Cedu, la corte europea dei diritti umani. La quale puntualmente si è rifiutata di intervenire. Eppure i diritti umani sono alla base della legge morale naturale universale, principi che dovrebbero essere sposati da tutti, ma che oggi sono difesi soltanto dal pensiero cristiano. Attaccarli e umiliarli, significa attaccare il cristianesimo anche senza dichiarargli guerra pubblicamente.

E che dire della pervicacia con la quale ad Alfie è stato impedito, anche a causa dell’insipienza e la dabbenaggine di alcuni uomini di Chiesa, di ricevere puntualmente e dignitosamente un conforto spirituale?

Da questi semplici accenni si può comprendere come non sia irrituale e per nulla scandaloso parlare di una beatificazione di Alfie in odium fidei. Anche il tema della diocesi nel quale si è consumato il martirio, quella di Liverpool, è importante. Alfie era cittadino italiano e l’Italia era il Paese nel quale il padre e la madre volevano portarlo. Quindi la richiesta potrebbe partire anche, ad esempio, dalla diocesi di Roma.

Alfie in questo senso potrebbe diventare santo come sono santi i martiri innocenti, uccisi da Erode. Sono gli innocenti che rendono testimonianza a Cristo non con le parole, ma con il sangue, che ci ricordano che il martirio è dono gratuito del Signore. Un martirio che oggi vede il piccolo guerrirero "con lo scudo e le ali" come principale testimone.