• L'ASSEMBLEA CEI

Anche il Papa apre a un sinodo della Chiesa italiana

L’idea di un Sinodo per la Chiesa italiana ha trovato una sua legittimazione nel discorso che il Pontefice ha rivolto ieri aprendo i lavori dell’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana. E ha auspicato “una sinodalità dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso” per il buon funzionamento delle diocesi. Nuovo appello ad applicare le direttive sulla nullità matrimoniale. 

L’idea di un Sinodo per la Chiesa italiana, che girava da tempo negli ambienti vicini al Pontefice (ne avevano parlato sui social anche persone come il direttore della Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj) ha trovato una sua legittimazione nel discorso che il Pontefice ha rivolto ieri aprendo i lavori dell’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana. E’ stato un discorso insolitamente breve – circa un quarto d’ora – che ha preluso all’incontro di papa Bergoglio a porte chiuse con i presuli. 

"Sulla sinodalità", ha detto il Pontefice, "anche nel contesto di un probabile Sinodo della Chiesa italiana - ho sentito rumori ultimamente di questo, sono arrivati fino a Santa Marta, vi sono due direzioni: sinodalità dal basso verso l'alto", ha spiegato, "ossia il dover curare l'esistenza e il buon funzionamento delle diocesi, i consigli, le parrocchie, il coinvolgimento dei laici. Il Pontefice ha parlato di disegnare "la cartella clinica dello stato di salute della Chiesa italiana e del suo operato pastorale ed ecclesiastico" e di "affrontare una eventuale carente collegialità e partecipazione nella conduzione della Conferenza Cei, sia nella determinazione dei piani pastorali che negli impegni programmatici economico-finanziari".

Il Pontefice ha elaborato ulteriormente in questo modo: "Se qualcuno pensa di fare un Sinodo della Chiesa italiana deve cominciare così, dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso: questo porterà tempo, ma si camminerà sul sicuro e non sulle idee".

Un secondo punto toccato dal discorso di apertura è stato quello della riforma dei processi per verificare le eventuali nullità matrimoniali.  "Mi rammarica constatare che la riforma dopo più di quattro anni rimane ben lontana dall'essere applicata in gran parte delle diocesi italiane", si è lamentato il Pontefice richiamando le diocesi a una maggiore attenzione e alacrità nei confronti della riforma dei processi matrimoniali, disposta dai due Motu Proprio del 2015. Ma è giusto dire che le difficoltà pratiche incontrate da non poche diocesi non testimoniano della qualità della riforma che si è voluto introdurre; la sua mancata applicazione su così larga scala non è casuale né dovuta a cattiva volontà, ma dipende da una scarsa praticabilità della legge.

Infine il Pontefice ha parlato del rapporto tra i sacerdoti e i vescovi: "Il vescovo è il pastore, il segno di unità per la chiesa diocesana. Egli ha il compito di curare personalmente il rapporto con i suoi sacerdoti", ha detto papa Francesco. "Numerosi vescovi però faticano a creare questo rapporto con i sacerdoti", ha notato. "Noi vescovi abbiamo il dovere di farlo, dobbiamo vivere in mezzo ai presbiteri, senza discriminazione e senza favoritismi”. Dobbiamo "essere padri di tutti, dobbiamo saper trovare il tempo di ascoltare tutti, per far sì che ciascuno si senta incoraggiato dal suo vescovo". Gli attacchi mediatici ai quali spesso sono sottoposti i sacerdoti, rende necessario per i sacerdoti "trovare nel vescovo la figura del fratello maggiore, che lo solleva e li incoraggia. Vi chiedo vicinanza ai vostri sacerdoti, vi chiedo di essere fratelli e padri". Il papa ha poi aggiunto una serie di consigli pratici: non occuparsi solo dei sacerdoti simpatici, ma anche di quelli più schivi, problematici o scontrosi, avere cuore e porta aperti ai sacerdoti, se un sacerdote chiama richiamarlo nello stesso giorno o al più tardi il giorno seguente. Come con i cardinali dei Dubia, per esempio.