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Ardara, la storia della Salvezza

E’ tra le più originali architetture romaniche della Sardegna, già Cappella palatina del Castello di Ardara, in provincia di Sassari, e come tale citata in un documento in volgare logudorese redatto nel XIII secolo.

E’ tra le più originali architetture romaniche della Sardegna, già Cappella palatina del Castello di Ardara, in provincia di Sassari, e come tale citata in un documento in volgare logudorese redatto nel XIII secolo. Entrambi, Castello e Cappella, risalgono a tempi più antichi, essendo stati voluti da Giorgia, sorella del giudice di Torres e Alborea, nell’XI secolo. La chiesa fu poi consacrata nel 1107, come si evince dall’epigrafe di benedizione dell’altare maggiore. Fu intitolata alla Madonna del Regno.

Cappella e campanile, a canna quadrata ormai mozza, furono realizzati in conci di trachite, dalle tonalità scurissime, probabilmente da maestranze di origine pisana che portarono sull’isola il primitivo linguaggio dell’architettura romanica. L’imponenza e la solennità delle forme è accentuata dal colore dell’edificio che, sorto su un pianoro vulcanico, domina incontrastato la vallata sottostante.

La facciata, a salienti, è scandita da lesene. Al centro si apre il portale con arco a sesto rialzato, sormontato da bifora. Nel timpano compare una finestrella cruciforme mentre lungo tutto il corpo del santuario corrono archetti pensili.

L’impianto è trinavato, con copertura lignea al centro e a crociera nelle parti laterali. Lo spazio è scandito da sedici pilastri cilindrici sopra i quali  affreschi seicenteschi rappresentano gli Apostoli e i Padri della Chiesa che segnalano la presenza dei Santi già nell’ assemblea e accompagnano il fedele fino al presbiterio, concluso da abside. Qui domina il retablo maggiore, una grande pala d’altare cinquecentesca, composta da una trentina di tavole dipinte, che custodisce il simulacro della Vergine Maria. 

Vi si racconta la storia della Salvezza che è una storia di peccato, d’incredulità ma anche di fede, di martirio, di santità e di grazia.  Il cuore del polittico, dove è custodito il tabernacolo, è il Cristo patiens. Attorno alla Sua figura si dipanano, tra santi, patriarchi e profeti, dal Vecchio al Nuovo Testamento, episodi della Vita di Maria e di Gesù. Un’iscrizione sulla predella riporta nome dell’autore, Giovanni Muru, e data di esecuzione, 1515.

Il racconto continua con le Storie della Passione del retablo minore, ancona in legno intagliato realizzata nello stesso ambito artistico, il cui fulcro è una dolcissima Maria che con atteggiamento materno allatta il  Suo Bambino. 

La Basilica, il Duomo nero di Ardara, custodisce anche uno splendido stendardo processuale risalente all’inizio del XII secolo: da un lato mostra la Madonna con il Bambino dall’altro il volto della Veronica, perché chi aiuta il sofferente porta con sé il volto di Cristo.