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Asia Bibi è libera, al sicuro e ancora nel suo Paese

“Asia Bibi è una persona libera. La Corte Suprema l’ha giudicata innocente e l’ha assolta”. Lo afferma il ministro degli Esteri pakistano Shah Mahmood Qureshi. Conferma che la donna, accusata di blasfemia nel 2009, è ancora in Pakistan (e non in Canada, come si diceva in base a indiscrezioni), ma protetta dalle forze dell'ordine.

Asia Bibi

“Asia Bibi è una persona libera. La Corte Suprema l’ha giudicata innocente e l’ha assolta”. Il ministro degli affari esteri del Pakistan, Shah Mahmood Qureshi, in visita ufficiale a Londra, ha risposto così il 7 febbraio alle domande dei giornalisti sulla sorte di Asia Bibi, la donna cristiana accusata di blasfemia nel 2009, condannata a morte nel 2010 e finalmente assolta lo scorso ottobre. La sentenza è stata confermata il 29 gennaio sempre dalla Corte Suprema chiamata a rivedere il suo caso su richiesta dell’accusa e dei partiti radicali islamici che, nei giorni successivi alla pubblicazione della sentenza di assoluzione, avevano organizzato violente manifestazioni di protesta paralizzando per giorni le principali città del paese. “Il verdetto è stato emesso in base alla legge e alle prove presentate – ha aggiunto il ministro Qureshi – il mondo si può fidare del sistema giudiziario del Pakistan”.

In attesa che la Corte Suprema valutasse la richiesta di revisione della sentenza, ad Asia Bibi era stato proibito di lasciare il paese. Scarcerata, era stata portata in un luogo segreto, sotto stretta sorveglianza, per salvarla dalla collera degli integralisti islamici pronti a sostituirsi alla giustizia. Invece adesso – ha spiegato il ministro Qureshi – è libera di decidere che cosa fare della sua vita. È libera di lasciare il Pakistan, se lo desidera. Se invece preferirà restare in Pakistan, il governo la proteggerà per il resto della sua vita. “Ci sono così tante persone in Pakistan minacciate per qualche motivo – ha detto il ministro – e a tutte garantiamo protezione. Proteggeremo anche Asia Bibi”.

Il ministro Qureshi ha dunque confermato le dichiarazioni fatte dal ministro dell’informazione, Fawad Chaudhry, due giorni dopo che la richiesta di revisione della sentenza di assoluzione era stata respinta. “La decisione della Corte Suprema fa di Asia Bibi una donna libera – aveva detto ai giornalisti – può andare dove vuole. Se lascerà il paese sarà per sua libera scelta”.

Le parole del ministro Qureshi confermano che Asia Bibi si trova ancora in Pakistan. In effetti, la notizia circolata nei giorni scorsi che aveva lasciato il paese alla volta del Canada, per raggiungere le due figlie che in quel paese hanno già ottenuto asilo, era stata quasi subito smentita, prima dal portavoce del ministro pachistano degli affari esteri e poi dai famigliari, suscitando disappunto e preoccupazione.

“Una diplomazia discreta d’ora in poi è il modo migliore di aiutarla” suggerisce il ministro. Per la sua sicurezza, in patria e anche all’estero, se deciderà di chiedere asilo, è necessario che i radicali islamici che la vogliono morta non sentano più parlare di lei, rivolgano altrove la loro attenzione. I leader dei maggiori partiti islamisti e migliaia di militanti sono stati arrestati, dovranno rispondere di accuse gravi: terrorismo, sedizione. Ma la prova di forza tra governo ed estremisti continua.. “Abbiamo dato una risposta chiara arrestando i responsabili delle manifestazioni di protesta – ha detto il ministro Quresh – la legge sulla blasfemia non deve essere utilizzata male”.

Oltre 500 imam hanno dichiarato che il 2019 deve essere dedicato a “sradicare il terrorismo, l’estremismo e la violenza settaria”. Con questo impegno il 6 gennaio hanno firmato la “Dichiarazione di Islamabad”, un documento di condanna di qualsiasi violenza fatta in nome della religione e di solidarietà con le minoranze perseguitate. il documento si articola in sette punti. Inizia con la condanna degli omicidi compiuti “con il pretesto della religione” sostenendo che “è contro gli insegnamenti dell’Islam”. Nessuno, afferma inoltre, sia esso musulmano o di altra fede, può meritare di essere ucciso in base a sentenze pronunciate al di fuori dei tribunali. Il riferimento è alle fatwa, gli editti, di morte che gli ulema radicali emettono contro persone accusate di offendere l’Islam e di violarne le prescrizioni. Il diritto costituzionale di vivere secondo le proprie norme culturali e dottrinali poiché il Pakistan è un paese multi etnico e multi religioso, deve essere fatto valere, prosegue il documento che a questo proposito sottolinea la responsabilità del governo di proteggere vita e proprietà dei non musulmani e di agire con fermezza contro chi ne minaccia i luoghi sacri.

Dopo la conferma dell’assoluzione di Asia Bibi, molti predicatori islamici hanno approvato la decisione della Corte Suprema che considerano “una vittoria della legge”. Hafiz Muhammad Nauman, direttore esecutivo del the World Council of Religions-Pakistan, ha dichiarato all’agenzia di stampa AsiaNews: “Il verdetto è stato emesso secondo le nostre leggi e la Costituzione. L’islam ci insegna ad accettarlo. Nessuno ha il diritto di ribellarsi alle fatwa [editti islamici, ndr] o di contraddire le autorità. La famiglia ora ha una nuova chance di vita. Diffondere l’anarchia non è la soluzione. I nostri giudici hanno seguito la loro coscienza, invece dei guadagni personali. Preghiamo per il successo dell’attuale governo che tenta d’imporre lo stato di diritto”.

Ma non tutti sono d’accordo, non tutti si rassegnano a sapere Asia Bibi libera. “Il mondo intero sa che lei è una maloona (maledetta) e una blasfema” è stato il commento del mufti Mubashir Raza Qadri del gruppo radicale Khatm-e-Nabuwat. Non è il solo a pensarlo.