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Cannabis legale in Canada: che accadrà ai giovani?

Da ottobre nel Canada di Justin Trudeau la marijuana sarà "finalmente" legale, ma nello stesso tempo si dirà che la droga fa male. Un messaggio schizofrenico che ha messo in allarme molti esperti e medici, ricordano i danni che questa apertura può fare sulla mentalità e quindi sulla salute dei giovani.

 

Nonostante i dati del Colorado che attestano la crescita dei ricoveri ospedalieri di giovani e anche di bambini e nonostante la crescita degli incidenti stradali e delle diagnosi di malattia mentale dopo la legalizzazione della cannabis, anche in Canada entrerà in vigore il mese prossimo la norma che permette il consumo e la produzione della droga.

Il governo progressista di Justin Trudeau aveva in agenda la liberalizzazione della sostanza per i maggiorenni fin dall’ultima campagna elettorale, con la scusa che così sarà più facile regolare il traffico illegale e monitorarne l’uso. Per mostrare il suo interesse verso i più piccoli il governo ha poi stanziato 260 milioni di dollari che andranno a finanziare le misure e le campagne di sensibilizzazione sui rischi della marijuana. Un messaggio che, legalizzando la droga la fa apparire “buona” mentre nello stesso tempo avverte il pubblico del fatto che non sia così innocua, risulta ambivalente e schizofrenico. Esattamente come possono diventare coloro che ne faranno uso.

È questo l’allarme lanciato prima dell’approvazione della legge e di nuovo in questi giorni da diversi medici e ricercatori. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità fra i 43 paesi dell’Europa e del Nord America il Canada era il primo per abuso della marijuana fra i giovani (con il maggior numero di 15enni che ne avevano fatto già uso almeno una volta). L’accesso a questa droga, nonostante finora fosse illegale, nel Paese è sempre stato abbastanza semplice, perciò non pochi temono che una legge come quella approvata peggiorerà le cose.

Bisogna poi ricordare che la stessa Canadian Pediatric Society (Cps) ha avvertito che la marijuana a lungo termine può causare problemi di attenzione, di capacità di controllo degli impulsi, di risolvere i problemi e regolare le proprie emozioni. La Cps ha anche riportato i risultati della American Psychiatric Association sui disturbi legati alla sostanza da cui emerge che un adolescente su sei che la utilizza diventerà dipendente, per cui oggi oltre il 3 per cento degli adulti americani soffre di prestazioni cognitive ridotte, vive il fallimento scolastico e i conflitti in famiglia. Ma l’utilizzo da parte di un giovane il cui cervello è in via di sviluppo può portare anche all’emergere di psicosi e malattie mentali come la schizofrenia, appunto. E ciò anche in soggetti che non hanno alle spalle una storia familiare di malattie mentali. 

Howard Margolese, direttore del First Episode Psychosis Program del McGill University Health Center di Montreal, ha dichiarato che quasi il 70% dei suoi pazienti, in genere uomini di 18 o 19 anni, hanno fatto uso di cannabis. Di questi la maggioranza sono utenti cronici, ma c’è anche chi, dopo un uso solo occasionale comincia a sentire voci, vedere cose o credere di essere controllato, seguito o spiato. Certamente «circa la metà dei pazienti che sembrano avere una psicosi indotta da cannabis probabilmente hanno una malattia psichiatrica più a lungo termine - ha continuato Margolese - ma nell'altro 50 per cento è la cannabis a causare la psicosi». 

Purtroppo non è solo il Canada a dirlo: gli studi di tutto il mondo danno risultati simili, senza contare la denuncia degli ospedali inglesi che con la cannabis legale si sono riempiti di adolescenti schizofrenici. Il Montreal Gazete ha ricordato anche «uno studio condotto in Danimarca che ha rilevato che su 1200 pazienti che hanno manifestato psicosi indotta da cannabis, circa la metà ha sviluppato schizofrenia o disturbo bipolare entro vent'anni». Mentre un’altra ricerca condotta dall’Université de Montréal su 4000 studenti delle scuole superiori ha rilevato che «il consumo di cannabis di un anno sembrava correlato all'esperienza dei sintomi psicotici».

Non solo, perché l’anno scorso in Canada, a causa degli oppioidi, sono già morte 3987 persone, mentre la cannabis è stata associata a 851 decessi all'anno a causa di cancro al polmone e incidenti stradali. E se nel 2014/15 il governo del Québec ha registrato che il 42 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni aveva fumato erba negli ultimi 12 mesi, mentre tra i 15 e i 17 anni erano il 31 per cento (contro l’8 per cento tra i 45 e i 64 anni), Margolese sostiene che con la legalizzazione della droga le cose peggioreranno, perché «sarà più difficile per me ora convincere la gente del pericolo della cannabis…Diranno: “Beh dottore, ora è legale, quindi perché non posso farne uso?”». Inoltre «sapere che qualcosa è legale la rende un bene nella mente di un adolescente. Banalizza i pericoli associati alla cannabis». 

Riguardo allo stanziamento di fondi per la prevenzione bisogna poi ricordare che nonostante i workshop scolastici e le pubblicità televisive passate, la percentuale di adolescenti del Quebec che fuma cannabis è leggermente aumentata (dal 30% nel 2008 al 31% nel 2014-2015) invece che diminuire. Figurarsi ora che sarà legale. Perciò, già durante il dibattito che aveva preceduto l’approvazione della legge, persino il presidente della CanniMed, Brent Zettl, la cui società produce marijuana destinata al campo medico, aveva dichiarato al Nyt che sì «è una cosa buona dal punto di vista industriale, ma non penso sia un bene per la società…Credo sia un'iniziativa piuttosto arrogante da parte di Justin Trudeau». Eppure il primo ministro, il quale ha confessato di aver fumato joint con gli amici, sostiene di avere così a cuore i giovani da volerli "proteggere" legalizzando la droga.