• IL CATALOGO

Catto-stupidario di chi sta a destra o va a sinistra

É evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra», Gaber dixit. E noi vogliamo essere poco seri parlando di destra e sinistra, quando a destra e a sinistra ci sta un cattolico. Proponiamo qui una carta d’identità degli eccessi del cattolico che nel suo credere si sente levantino o di destra, eccessi che esulano spesso anche dal recinto delle materie confessionali e che, ce ne rendiamo ben conto, sono opinabilissimi. Ecco il catalogo del catto-stupidario.

Svolta a destra o a sinistra?

É evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra», Gaber dixit. E noi vogliamo essere poco seri parlando di destra e sinistra, quando a destra e a sinistra ci sta un cattolico. Proponiamo qui una carta d’identità degli eccessi del cattolico che nel suo credere si sente levantino o di destra, eccessi che esulano spesso anche dal recinto delle materie confessionali e che, ce ne rendiamo ben conto, sono opinabilissimi. L’attualità, prendiamo ad esempio le questioni sul Sinodo della famiglia e i vari omo-ddl Cirinnà-Fedeli-Scalfarotto, ci offre quotidianamente ampi saggi di queste esuberanze.

Il sinistrorso è per il dialogo, ma solo con quelli che la pensano come lui, e non per la verità, così come Kerouac, icona rossa, ma non russa, era per il viaggio e non per la meta (vallo a dire chi in questi giorni è stato in coda sotto il sole in autostrada). É poi per la ricerca per la ricerca anche se ammette di non aver mai perso nulla. Il destrorso di contro predilige una comunicazione unidirezionale e quindi univoca e posture più da maestro che da discente. Per lui lo Spirito Santo che ci guiderà alla verità tutta intera ha da un pezzo concluso egregiamente il suo lavoro. Al compagno cattolico aggrada l’orizzontalità: tutti sullo stesso piano anche se la vita è un grattacielo e il buon Dio ci ha messo su piani diversi perché a Lui è piaciuto così.

Dalla sinistra vien l’ossimoro: «tutti uguali anche i diversi». Il camerata di destra invece è più verticista. Si sente l’eletto – eletto da lui stesso – e crede che l’ordine gerarchico del Creato sia una buona scusa per legittimare una certa spocchia per chi sta sotto, quasi che le anime siano in modo irreversibile candide o nere come la pece fin dall’infanzia (così la pensano anche alcuni frikkettoni chic di sinistra). L’homo sinistrus è per le differenze, ma solo se sono identiche alle sue idee, le contaminazioni, i sincretismi e i sincretinismi. Il meglio sta sempre fuori dalla Chiesa, nei miseri (e non nei poveri), nei drogati, nei gay, nei divorziati, nei protestanti, negli atei, insomma in tutti quelli che sono opposti a come è fatto un cattolico. L’identità dobbiamo prenderla a prestito dai laici perché la nostra sa troppo di incenso. 

Il right-man è invece autoreferenziale, chiuso in un solipsismo consolatore, protetto da un hortus conclusus di certezze adamantine che non abbisognano di correzioni da parte di terzi, prontissimo a misurare in anni di purgatorio o in eternità infernali i peccati degli altri. Un tipico eccesso è quello ad esempio di controllare quante persone alla comunione prendono l’ostia consacrata con le mani e non in bocca. E’ il censore dei costumi degli altri. L’uomo di sinistra non pensa che la verità venga dall’alto, ma dal basso, dal popolo, dalla storia. Che la dottrina si adegui ai fatti perché noi nelle leggi di Dio ci vogliamo entrare comodamente come in un abito fatto su misura da un sarto. Invece per l’uomo di destra quasi quasi l’incarnazione è pressoché inutile. Sarebbero bastate le tavole della legge e i profeti. La verità che si incarna nella storia sa di marxismo. La Parola non necessitava di carne e ossa perché fosse creduta. Bastava la lettera delle legge. Le lettere d’amore, che non guardano allo stretto necessario, scritte con il sangue di Cristo sulla croce lasciamole ai romanticoni. 

Il cattosinistrorso è per il sentimento, l’emozione, la genuinità, la spontaneità, l’inventiva (ed è forse per questo che troviamo più artisti da questa parte, al netto del progetto gramsciano di occupare tutti i gangli vitali della cultura). La volontà è il dovere sono solo corpi estranei che provocano allergia. Sanno di artificioso e costruito, di poco umano e poco evangelico. Il cattodestrorso ha invece scambiato la ragione con una certa ossessione razionalista. Ha stilato una serie di obiettivi per tutti i giorni che lo separano dal dies natalis in cielo, così minuziosi che vanno dal lavare l’auto ogni secondo sabato del mese al fissare la data della prima comunione del figlio che deve ancora nascere. È malato di volontarismo e legalismo e più si sente asfissiato da questi lacci che si è autoimposto più crede di essere sulla strada giusta. Ha scambiato il giusto consiglio di camminare con la schiena dritta con un cuore inamidato.

Chi occupa le navate di sinistra di Santa Romana Chiesa vive in un mondo colorato pieno di 50 e più sfumature di compromesso. Perché le regole non ci sono, ma c’è solo uno sfuocato spirito del Vangelo che alla fine va bene per tutte le stagioni e per tutti i gusti. All’opposto chi sta a destra vede la realtà in bianco e nero. Di conseguenza gli altri bisogna spingerli a forza in queste due categorie. Va da sé che nel settore nero ci stanno praticamente tutti gli abitanti della terra eccetto i santi, ma che ahinoi sono già morti. Questo accade perché se dici o pensi una solo cosa che ha la parvenza di una minima sbavatura dottrinale ormai sei cestinato per l’eternità e irrecuperabile. Per l’uomo di destra se tu hai una macchiolina di pomodoro sul polsino della camicia, sei dunque un pomodoro. In fondo vorrebbe rinverdire i fasti della società dei perfetti di Calvino. Il cattolico di destra odia l’impressionismo culturale, preferisce le linee rette, come quelle che passano nel deserto del Sahara per dividere l’Egitto dal Sudan. Ma sono linee che appunto stanno nel deserto, lontane da dove scorre la vita. Linee così marcate esistono sul piano dottrinale, ma solo per i dogmi definiti, ma sono assai difficili da rinvenire nelle scelte di tutti i giorni.

Nel dizionario del cattolico della gauche non sono state stampate le seguenti parole: apostolato, conversione, evangelizzazione. Sono state sostituite con accoglienza, ascolto, condivisione. Più che un cristiano pare essere un addetto ad una reception di albergo. Nel dizionario del cattolico di destra invece ci sono le parole depennate dall’edizione sinistrorsa ma questi si crede di convertire il prossimo, che non ama ma che vuole solo battere sul piano dialettico, ripetendo pedissequamente il Catechismo della Chiesa cattolica. L’uomo levantino è per il mettersi in discussione, per la critica, per il rapporto dialettico. Però nonostante questo non sa mettere a fuoco i problemi, forse perché è lui stesso il problema. L’uomo di destra ha un’ottima capacità di anamnesi del paziente – la fede cattolica ormai in agonia – ma è assolutamente sterile in quanto a soluzioni terapeutiche. Per lui basterebbe volantinare distribuendo encicliche e tutti si convertirebbero. Non si è accorto che parla ad un mondo di sordi.

Il cattolico di sinistra è per il futuro senza tradizioni, come un’auto senza freni o un ponte senza pilastri. Il meglio verrà sempre dopo. Peccato che noi viviamo nell’oggi che è il frutto delle scelte passate, non di quelle che verranno. Il cattolico di destra è per una tradizione statica, che quindi non è tradizione perché è solo una macchina del tempo che ti ha scaraventato indietro nei secoli ma è incapace di riportarti ai giorni nostri. Questo cattolico vorrebbe ristabilire una sorta di medioevo postmoderno, dimentico che la tradizione è una catena in cui noi abbiamo il dovere di saldare un anello nuovo a quello precedente. Nell’economia della salvezza che va dall’alfa all’omega, si è fermato alla epsilon, più o meno verso il 1.200, 1.250 d.c.

Di questo catalogo degli eccessi, la morale – e il concetto di “morale” è molto di destra – è quella di Aristotele: il giusto sta nel mezzo (e qui si compiacerà l’uomo di sinistra), ma non nel senso che occorre smussare gli angoli, giocare al ribasso - il bene è radicale per sua natura (e qui si compiacerà l’uomo di destra) - ma nel senso che occorre evitare il troppo e il troppo poco. Il problema è capire di volta in volta cosa è troppo e cosa è troppo poco. Dimenticavamo. C’è un punto comune tra l’uomo di sinistra – abbastanza alieno dal frequentare le pagine della Bussola – e quello di destra. A entrambi questo articolo non sarà piaciuto.