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Che sarà del governo dopo le Europee? 4 scenari possibili

Nella campagna elettorale di queste elezioni europee, a contrapporsi sono state soprattutto le due forze di governo. Reggerà il governo dopo il voto? Dipende tutto dalla differenza di voto fra i due. Se la Lega stacca i 5 Stelle, l'esecutivo salta. Altrimenti vi sono altri scenari possibili: rimpasto, governo tecnico o elezioni anticipate.

Di Maio a Porta a Porta (e Salvini incombe)

Si è chiusa una delle più bizzarre campagne elettorali della storia italiana. Di solito a contrapporsi sono forze di governo e forze di opposizione, ma in questi mesi a destare più clamore sono stati gli scontri continui tra le due forze di maggioranza. Lega e Cinque Stelle si sono insultati per mesi e hanno continuato a farlo fino a ieri, ma nel contempo hanno assicurato che da lunedì torneranno a collaborare come se nulla fosse successo, portando avanti il governo per altri 4 anni.

A prescindere dal fatto che sia vero o no, non si può non prendere atto che Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono molto più distanti tra loro rispetto a qualche mese fa. Le diversità di vedute su giustizia, Tav, aiuti alle famiglie, immigrazione e tanti altri temi hanno scavato un solco sempre più profondo tra i due alleati, che si guardano con crescente diffidenza e sembrano esponenti di due governi distinti e separati. Che si tratti di una tattica elettorale per rubare voti alle opposizioni non va escluso, ma è certo che da lunedì tutti i nodi verranno al pettine e i due contendenti, reali o fittizi, non potranno proseguire in una perenne campagna elettorale sulla pelle degli italiani.

Domani si vota dalle 7 alle 23 sia per le elezioni europee che per le elezioni amministrative. In tutto saranno 3.829 i comuni chiamati alle urne. Di questi, ben 30 sono capoluoghi di provincia. L’eventuale ballottaggio si svolgerà domenica 9 giugno. Si comincerà domani sera con lo spoglio delle schede per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, mentre quello per le amministrative comincerà alle 14 di lunedì, quando inizierà anche lo spoglio delle regionali piemontesi. I commentatori politici si stanno cimentando in previsioni fondate sul sentiment di questi giorni ma non si sono fin qui sbilanciati più di tanto, perché a pesare sul risultato finale sarà certamente la percentuale di indecisi. C’è ancora tanta gente che non ha deciso se andare a votare e per chi votare. Quindi tutto può ancora accadere. Ci si può al massimo esercitare su alcuni dei possibili scenari post-voto, che riguardano sia l’Europa che l’Italia.

A livello europeo i partiti sovranisti nel complesso vengono dati in crescita un po’ ovunque, anche se appare assai improbabile che essi possano prendere in mano la governance del Vecchio Continente e ribaltare gli attuali assetti. L’alleanza tra Popolari e sovranisti non va esclusa, magari con la mediazione di alcune figure moderate, così come non è da scartare a priori l’eventualità che il Ppe si allei con le forze di sinistra e riesca con queste ultime ad ottenere la maggioranza. Ovviamente i governanti italiani confidano in un successo travolgente dei sovranisti, al fine di poter rivedere quei vincoli che per ora imbrigliano il loro agire in campo economico-finanziario.

E qui veniamo ai riflessi che il voto potrà avere sulle sorti del governo e della legislatura. Oltre ai risultati delle europee saranno decisivi quelle per il rinnovo della giunta regionale del Piemonte. Se vincesse il centrodestra, ci sarebbe probabilmente una svolta sulla questione Tav, con inevitabile inasprimento delle tensioni tra Lega e Cinque Stelle. Si rammenta, infatti, che la prima è favorevole a quella grande opera, mentre i pentastellati no. Ma la domanda che si pongono gli italiani è se il governo Conte andrà avanti anche dopo questa tornata elettorale. Dipenderà dai numeri, in particolare da uno: lo scarto tra i voti della Lega e quelli dei Cinque Stelle.

Fino a poche settimane fa sembrava che il Carroccio dovesse prendere quasi il 35% dei voti, contro uno striminzito 20-22% dei Cinque Stelle. Questi sondaggi, però, lentamente hanno lasciato il posto ad altre previsioni più equilibrate. La forbice tra i due partiti sembra ridotta a 5 punti (29 per il Carroccio e 24 per i grillini), il che equivarrebbe comunque a un ribaltamento degli attuali rapporti di forza (Di Maio e soci alle politiche avevano raccolto il 33 contro il 17 della Lega), ma senza quell’exploit salviniano che soltanto un mese fa, prima del caso Siri e delle inchieste giudiziarie su Lega e centrodestra, sembrava certo. Ecco, quindi, lo scenario post-voto più accreditato. La Lega supera i Cinque Stelle ma non sfonda e quindi non ha la forza per far saltare il tavolo e provocare nuove elezioni politiche. Il governo va avanti, Salvini cerca di portare a casa almeno il decreto sicurezza 2 e la flat tax, Di Maio mantiene la leadership dentro i Cinque Stelle e, a meno di cataclismi economico-finanziari, anche nella prossima manovra di bilancio i due alleati riescono a trovare la quadra.

Secondo scenario. La Lega stacca di dieci punti i Cinque Stelle (su per giù 32 a 22) e questi ultimi sono tallonati da un Pd in ripresa, che quasi li supera. Di Maio viene messo in discussione dai suoi, la base pentastellata chiede di riposizionare sulla sinistra la linea del Movimento e la collaborazione con la Lega salta. Il governo cade, Mattarella prova a cercare soluzioni alternative ma, constatata l’impossibilità di una maggioranza alternativa, scioglie le Camere e chiama gli italiani a votare in ottobre, prima della legge di bilancio.

Terzo scenario. Il governo vuole andare avanti, ma le sue scelte spaventano mercati e nuovi vertici Ue e la situazione finanziaria diventa insostenibile. Situazione simile al 2011. Mattarella chiede a una figura tecnica (Cottarelli?) di traghettare il Paese verso nuove elezioni a febbraio 2020, dopo aver messo al sicuro i conti con la nuova manovra di bilancio.

Quarto scenario. Lega e Cinque Stelle rivedono il contratto di governo e la compagine dei ministri tenendo conto dei nuovi rapporti di forza emersi dalle urne (Lega più forte dei Cinque Stelle) e danno vita a un nuovo governo, presieduto ancora da Giuseppe Conte o da una figura di garanzia più vicina al Carroccio.

Dall’enunciazione di tali scenari si comprende anche quanto poco sia influente il risultato che raccoglieranno gli altri partiti. Forza Italia nei sondaggi veleggia attorno al 10%, Fratelli d’Italia non dovrebbe superare il 5%, mentre +Europa ha poche chance di superare lo sbarramento (viene data sotto il 3%). Si tratta, però, di cifre che non segneranno più di tanto il futuro dell’esecutivo e della legislatura. Tutto si gioca, invece, sui rapporti di forza tra Lega e Cinque Stelle. Lunedì si capirà quanto potrà durare l’attuale esecutivo e quante possibilità ci sono di prematura fine della legislatura in corso.