• LA DIOCESI DI FIRENZE

Costruire la moschea? Contro lo Stato, la Chiesa e l'islam

Caro direttore,

la incredibile notizia è vera: la diocesi di Firenze vende, nel comune di Sesto Fiorentino, uno spazio di 8.000 mq. alla comunità islamica dove potrà essere costruita una grande moschea. Il prezzo è stato fissato in euro 300.000. Si potrebbe ironizzare fin troppo facilmente sul confronto tra detta cifra e quella dei 30 denari del Vangelo (inflazione compresa), ma vado oltre con due osservazioni, una a livello civile ed una a livello “religioso”.

1) Sotto il primo aspetto, sono costretto a ricordare che nell’ordinamento giuridico italiano esiste ancora la norma prevista dall’articolo 16 delle “Disposizioni sulla legge in generale”, che precedono le norme del codice civile. Ecco il testo di tale articolo: “Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. Questa disposizione vale anche per le persone giuridiche straniere”. Questo testo di legge non è mai stato abrogato e, quindi, è ancora vigente. Se è vigente dovrebbe essere applicato e questo è un problema che non riguarda la Chiesa Cattolica o altre Confessioni religiose, ma riguarda lo Stato in quanto tale.

L’Italia, cioè, ha l’obbligo giuridico di tutelare i diritti “civili” dei propri cittadini che operano all’estero ed ha un’arma efficace per farlo: verificare se esiste, nello Stato estero, la stessa tutela che esiste nel nostro Paese. Rovesciando il ragionamento, lo Stato italiano è tenuto a tutelare i diritti “civili” degli stranieri a patto che nel loro Paese vi sia pari tutela per gli italiani. In parole povere, l’Italia potrebbe permettere ad un cittadino saudita di costruire una moschea in Italia solo se il cittadino italiano potesse costruire una chiesa cristiana in Arabia Saudita. Non entro nel giudizio di merito su questa disposizione. Dico che la norma esiste e che la stessa dovrebbe essere applicata. Sento, invece, tante belle anime che insistono nel dire che noi, come Paese democratico, non dovremmo applicare tale norma. Pura ingenuità, se non peggio. Ripeto che tutta questa considerazione riguarda lo Stato e non la Chiesa (ma il nostro Stato è sempre più indifferente circa la tutela del diritto alla libertà religiosa per i propri cittadini).

2) Ma, sull’altro fronte, che cosa riguarda la Chiesa? Senza troppi giri di parole, alla Chiesa Cattolica spetta il compito primario ed ineludibile della MISSIONE. E missione significa annunciare che la salvezza viene da Cristo e San Paolo ci raccomanda di farlo sia opportunamente che inopportunamente. Mi sembra, invece, che la Chiesa italiana, o meglio gran parte di essa, si stia occupando di tante cose (anche se di molte, poi, non se ne occupa, come nel caso del fine vita), ma non più della missione, tanto che questa stessa parola viene sempre meno pronunciata, perché la si confonde, inspiegabilmente, con la parola proselitismo. Proselitismo no, ma missione sì.

Vedo che i cattolici sono molto preoccupati (anche giustamente, naturalmente) di accogliere, di aprire spazi, di dialogare, di valorizzare tutto il valorizzabile di altre culture, ma non li vedo più sul fronte della missione, che è una delle dimensioni fondamentali dell’esperienza cristiana, insieme a cultura e carità. Si dimentica, così, quanto San Marco riferisce alla fine del proprio Vangelo, dove Gesù disse: “Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad OGNI creatura”. E tale vangelo così termina: “(gli apostoli, ndr) poi se ne andarono a predicare da per tutto, con la cooperazione del Signore che confermava la loro parola con i miracoli, che l’accompagnavano”.

La carità senza missione diventa puro solidarismo, di cui anche i pagani sono capaci. Ed anche la cultura senza missione diventa un insieme di parole vuote. La Chiesa italiana sta assistendo al progressivo svuotamento delle proprie chiese, ma si limita a farne studi sociologici, invece che tornare, con gesti decisi, alla missione, cioè ad annunciare che solo Cristo può dare senso completo a tutta la nostra vita, compreso il centuplo. Ed anche i munsulmani che vengono da noi hanno il diritto di sapere questo.