• MADONNA DI POMPEI

Dalle tenebre alla luce: il Rosario che fa miracoli

Ricorre oggi la festa della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Una devozione che muove orde di pellegrini e vanta milioni di fedeli nel mondo. Tutto nacque da una miracolosa conversione che strappò un’anima dalle mani di Satana per consegnarla nella schiera dei Santi di Cristo. Un fatto che dal passato risuona oggi, per noi, come un’eterna promessa.

La Madonna del Rosario di Pompei

Ricorre oggi la festa della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Una devozione che sin dall’8 maggio del 1876 - giorno in cui venne posata la prima pietra del Santuario mariano - spinge orde di pellegrini nella cittadella dell’entroterra napoletano e vanta milioni di fedeli in tutto il mondo. C’è un fatto però che forse non tutti conoscono, ma che fornisce la vera chiave di lettura all’origine di questo culto mariano: è la storia di una miracolosa conversione che strappò un’anima dalle mani di Satana per consegnarla alla schiera dei Santi e dei Beati di Cristo. Un fatto che dal passato risuona oggi, come un’eterna promessa: chi segue Maria su questa terra, non solo condivide con Lei il potere di schiacciare la testa al Serpente, ma guadagna con Ella la sicurezza di camminare sulla via della santità.

La storia è quella del Beato Bartolo Longo: è a lui che si deve la costruzione del Santuario di Pompei (1876-1891), fu sua la stesura della Supplica alla Vergine che la Chiesa cattolica recita ancor'oggi due volte l’anno (l’8 maggio e la prima domenica di ottobre) e, sempre a lui, si deve l’enorme opera di diffusione del Santo Rosario. Senonché, fu lo stesso Beato che - prima di diventare uno dei più ferventi apostoli di Maria - attraversò prove durissime. E dovette passare dentro un male così grande da renderne impensabile la liberazione, se non attraverso l’intercessione della Madonna per la maggior Gloria di Dio.

DALLE TENEBRE ALLA LUCE: COL ROSARIO IN MANO

Nato a Latiano (Brindisi) nel 1841 in una famiglia agiata e rinomata, Bartolo ricevette una formazione cattolica con ottimi risultati dal punto di vista scolastico e spirituale, tanto che sviluppò sin da piccolo una potente devozione mariana. Terminate le scuole però, il giovane Longo si reca a Napoli per avviarsi agli studi di giurisprudenza e fu proprio nella città campana che inizia ad entrare in contatto con ambienti massonici ed anticlericali. Negli anni del liberalismo risorgimentale e dell’Unità d’Italia, imperava infatti un forte anticlericalismo, supportato da una pressante cultura positivista. Sempre in quegli anni poi, si diffondeva con gran successo la corrente dello spiritismo.

Longo, affascinato dall’uno e dall’altro ambiente, iniziò a frequentare alcuni circoli dediti a queste pericolosissime pratiche: dalle riunioni in cui si invocavano gli spiriti dei defunti, all’ingresso nel mondo satanico il passo fu breve. Fino al punto in cui – racconterà lui stesso – ne rimase talmente invischiato da diventare a tutti gli effetti un “sacerdote di satana”. Quella tragica scelta fece precipitare il giovane Bartolo in una crisi spaventosa che lo distrusse fisicamente e psichicamente, tanto da portarlo più volte sull’orlo del suicidio. Ma fu proprio a questo punto che la Beata Vergine - Colei che da piccolo aveva tanto amato - arrivò a salvarlo.

Fu nel mezzo della disperazione e del buio totale che Bartolo, un bel giorno, sentì una voce: “Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria”. All’improvviso, nel cuore coperto di tenebre, scese una grande pace e il giovane d’impeto alzò le braccia al Cielo e fece una solenne promessa: “Non uscirò da questa terra di Pompei senza aver qui propagato il tuo Rosario!”. Fu esattamente quello che accadde: con la guida spirituale del domenicano padre Alberto Radente, che la Madonna si premurò di mettergli al fianco, Bartolo cambiò radicalmente vita.

IL CARRO DI LETAME E LA PIOGGIA DI MIRACOLI

Fu così che Bartolo Longo decise di trasformare la Valle di Pompei, povera e dimenticata da tutti, nella Valle da cui lanciare la grande devozione al Santo Rosario in tutto il mondo. Nell’impresa, la Vergine non lo lasciò mai solo e gli mise al suo fianco, ancora una volta, un sostegno concreto: fu la Contessa Marianna De Fusco, proprietaria dell’intera vallata di Pompei, che divenne sua infaticabile collaboratrice nonché amata sposa.

Come guidata dall’Alto, la devozione a Maria cominciò a crescere e si rese subito necessaria al culto un’immagine della Madonna da esporre nella vecchia chiesa parrocchiale della Valle ormai gremita di fedeli. La storia narra così che il 13 novembre 1875, Longo fece arrivare un quadro, rintracciato grazie a padre Radente come dono di una religiosa, suor Maria Concetta De Litala. Era un quadro malconcio, in pessimo stato di conservazione, con le tarme e pezzi di colore mancanti, ma l’uomo decise di acquistarlo lo stesso e lo fece portare a Pompei sull’unico mezzo disponibile: un carrettiere che stava trasportando del letame.

Il quadro raffigurava la Madonna in trono, con Gesù Bambino in braccio, che porgeva la corona del Rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena. Tanto poco bastò alla Vergine: con l’avvento dell’immagine sacra, Ella iniziò ad elargire grazie e miracoli in abbondanza. Da quel momento la folla di pellegrini aumentò a tal punto che fu indispensabile la costruizione di una chiesa più grande. Con il benestare del vescovo di Nola, monsignor Giuseppe Formisano, l’8 maggio 1876 ebbero inizio i lavori per l'edificazione del nuovo tempio mariano, che terminò nel 1887.

Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su uno splendido trono. L’immagine venne poi incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose e ricevette la solenne benedizione di papa Leone XIII. In brevissimo tempo il luogo fu elevato al grado di Santuario e di Basilica Pontificia e confermato da milioni di pellegrini come Tempio dello Spirito, luogo di conversione e di riconciliazione, spazio di misericordia e di preghiera, rocca sicura nelle prove della fede.

PREGHIERE E SUPPLICHE, LA DEVOZIONE POPOLARE

Insieme alla recita quotidiana del Santo Rosario, la devozione alla Madonna di Pompei fornisce la compagnia e il supporto di altre forme di preghiera. La Novena d’Impetrazione alla Santa Vergine del Rosario di Pompei è stata composta, sempre ad opera del Bartolo Longo, a beneficio dei casi più disperati. Colpito da febbre tifoidea, si dice infatti che il Beato dopo la recita della Novena in devota contemplazione dell’icona della Madonna di Pompei, guarì improvvisamente e miracolosamente. Dopo di lui, altri e numerosi miracoli furono testimoniati e certificati in relazione alla Novena, non solo in Italia, ma anche in Europa, America, Cina, Africa e India; molti dei quali approvati da Vescovi con regolari processi canonici.

Vi è infine la nota Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei composta e recitata solennemente per la prima volta dal Beato Longo il 14 ottobre del 1883 con il titolo "Atto di Amore alla Vergine". Da quel momento in poi, per due volte all’anno (l’8 maggio e la prima domenica di ottobre) a mezzogiorno scatta l'Ora del Mondo in cui pompeiani e i fedeli da tutto il mondo partecipano alla recita corale davanti alla facciata del santuario. Ognuno, fisicamente o spiritualmente, giunge ai piedi della Vergine per chiedere la propria grazia, la propria supplica, la propria invocazione, già certo della Sua risposta. Quella di una Madre che è pozzo di infinito amore e che, instancabilmente e inesorabilmente, ci vuole portare tutti e ciascuno al Vero Amore.