• L'INTERVISTA AL LEGALE

“De Mari, salve le libertà. Ma sulla pedofilia ricorreremo”

«Nessun trionfalismo, ma anche nessun disfattismo. Il principio fondamentale della libertà di espressione però è stato salvaguardato». E’ la posizione più che realista tenuta dall’avvocato Mauro Ronco che nel processo di ieri a Torino contro Silvana De Mari ha commentato la sentenza del tribunale che condanna il medico per uno solo dei capi di imputazione che le venivano contestati mentre la assolve per tutti gli altri. “Salvaguardate le tre libertà di espressione, religione e divulgazione scientifica. Ma sulla condanna relativa al legame pedofilia associazioni Lgbt faremo ricorso perché si tratta di una critica di tipo storico-filosofico”. 

Silvana De Mari con il suo legale Mauro Ronco

«Nessun trionfalismo, ma anche nessun disfattismo. Il principio fondamentale della libertà di espressione però è stato salvaguardato». E’ la posizione più che realista tenuta dall’avvocato Mauro Ronco che nel processo di ieri a Torino contro Silvana De Mari ha commentato la sentenza del tribunale che condanna il medico per uno solo dei capi di imputazione che le venivano contestati mentre la assolve per tutti gli altri, compresa quell’intervista alla Zanzara che la proiettò tra i casi mediatici più rilevanti. 

In sostanza, con la sentenza del giudice Eugenia Melania Cafiero la De Mari dovrà pagare una multa di 1.500 e una provvisionale di 2.500 euro al Coordinamento Torino Pride e a Rete Lenford per aver legato l’attività dei gruppi Lgbt allo sdoganamento della pedofilia. Per tutte le altre accuse invece è stata assolta. 

E’ errato dunque cantare vittoria come hanno fatto i giornali della causa Lgbt, ma lo sarebbe anche da parte di chi ha sostenuto la battaglia di Silvana De Mari gridare al pericolo scampato perché una condanna, anche se relativa a un fatto specifico, c’è stata ed è su questa che la difesa presenterà il suo ricorso. 

«Nel momento in cui dico che gli uomini che fanno sesso con altri uomini hanno rischi maggiori di contrarre malattie e tumori, è documentato. Se non ci fossero questi dati questo sarebbe un sacrosanto processo», ha commentando dopo la sentenza la De Mari, secondo cui «nel momento del pride le malattie sessualmente trasmissibili aumentano». Il coordinamento Torino Pride parla di una sentenza storica, mentre il difensore della dottoressa, l'avvocato Mauro Ronco, annuncia ricorso.

Ma andiamo con ordine. Il legale della dottoressa-scrittrice ha commentato con la Nuova BQ la sentenza. 

Avvocato Ronco, come stanno le cose? Chi ha vinto?
Nessun trionfalismo né disfattismi. Grazie a Dio si è trovato un giudice che ha cercato di sviscerare i problemi e ha messo in evidenza le critiche serie nei confronti dei comportamenti omosessuali riconoscendo che la De Mari non ha attaccato personalmente nessuno.

Perché allora ci sono reazioni così contrastanti?
Perché questa sentenza va inquadrata. E’ una sentenza che assolve la De Mari da tutte le dichiarazioni che concernono malattie relative a persone omosessuali e da un certo punto di vista le dà una sorta di riconoscimento che non ci sono persone offese e d’altra parte non possono essere offesi perché lei non ha accusato nessuna persona, ha parlato da medico. Su questo versante è una grande vittoria.

Perché allora le associazioni gay esultano?
Perché tra i capi di imputazione vi era anche un frase sostenuta dalla mia assistita sul suo blog in cui diceva che il movimento Lgbt vuole imbavagliare la libertà di espressione e diffondere la pedofilia. Ebbene: su questa frase che riguarda l’accusa mossa è stata ritenuta diffamatoria del movimento Lgbt. E’ comunque l’unico capo di imputazione per cui è stata condannata. 

Lei può dirsi contento?
No, perché noi puntiamo all’assoluzione anche per questo capo di imputazione. E lo sosterremo nel ricorso. 

Come?
Prima mi permetta di esprimere comunque apprezzamento per il comportamento del giudice. E’ stata molto seria, ha sviscerato gli aspetti che costituiscono libertà di pensiero dagli aspetti che, rivolgendosi a un movimento particolare Lgbt, potrebbero ripercuotersi sulla sua onorabilità pubblica. Il tutto in un contesto fortemente polarizzato come è stato questo processo. Ma la De Mari è uscita a testa alta perché la sua visione così politicamente scorretta è stata riconosciuta. 

Torniamo all’appello. In sostanza rimane solo l’accusa per diffamazione non sulle malattie, ma sul sostegno alla pedofilia da parte delle associazioni Lgbt.
Esatto. E noi su questo avremmo preferito un passo avanti ulteriore da parte del giudice perché siamo di fronte ad una critica culturale e politica, non a un dato scientifico. 

In che senso?
Storicamente nel mondo americano le associazioni Lgbt sono state vicine alla pedofilia, ora, cambiati molti contesti, si possono sollevare obiezioni, ma dal punto di vista storico-filosofico questo si può affermare. 

Come farete a sostenerlo?
Dicendo che le sigle Lgbt devono accettare in un confronto democratico anche la critica e qui la critica non è che favoriscono la pedofilia, ma che si sono inserite in un movimento di carattere mondiale in cui le tendenze di liberalizzazione della pedofilia sono state forti. Noi faremo rilevare la tendenza storica e sono fiducioso che in appello questo venga riconosciuto.

Su quali basi storiche?
Abbiamo  dimostrato che il movimento gay negli anni ’80 era associato alla pedofilia, poi hanno preso le distanze per motivi di carattere utilitaristico. Oggi sono passati trent’anni e tengono una posizione più equilibrata. Noi li abbiamo accusati un una prospettiva storico-filosofica, ma non giuridica. 

Il tema della pedofilia però è connesso strettamente anche all’altro procedimento contro la De Mari, la querela a Roma del Circolo Mario Mieli.
Qui da un certo punto di vista sarà più semplice perché abbiamo un vantaggio nel senso che il Circolo Mario Mieli si richiama proprio a Mario Mieli che vaticina il favoreggiare della pedofilia. E’ un’accusa che riguarda il Mari Mieli specificamente e non il movimento Lgbt tout court

Torniamo all’assoluzione: quest’estate all’avvio del processo proprio alla Nuova BQ diceva che con questo processo erano in gioco tre delle principali libertà fondamentali dell’uomo: di espressione, di ricerca scientifica e di religione. E’ ancora così?
Quei tre principi sono stati ribaditi e bisogna essere contenti di questo. E per certi versi la sentenza fissa dei paletti precisi anche nella possibilità di esporsi e criticare certi comportamenti che come vediamo sono anche strumentalizzati ideologicamente e politicamente. 

Quanto ha giocato il ruolo esercitato non solo dalle reti Lgbt, ma anche della De Mari che ha chiamato a raccolta un mondo di sostenitori che l’hanno supportata?
La De Mari è una persona che si esprime in libertà in modo acuto e intelligente, ma non deve essere strumentalizzata per battaglie di quartiere.