• IL CASO

Di famiglia non ce n'è una sola. Firmato Prodi (la nipote)

«Oggi famiglia non significa solo matrimonio ma molto altro, dalle famiglie monoparentali alle coppie di fatto alle unioni omosessuali, e tutte queste realtà vanno ugualmente tutelate e trattate con pari dignità sociale». Parola di Silvia Prodi, nipote di Romano e candidata Pd alle regionali dell'Emilia Romagna.

Silvia Prodi, nipote di Romano Prodi

Prodi, basta la parola. É proprio il caso di dirlo dopo l'uscita della candidata Pd in Regione Emilia Romagna Silvia Prodi. Lei, nipote di cotanto zio, del quale tutti ricordano i Dico e l'avversione al referendum sulla legge 40 con la famosa espressione del “cattolico adulto” pensava di aprirsi il varco della solita sinistra engagè. Ha bocciato, unica e prima per ora candidata Dem a scoprirsi sul tema, il manifesto del Forum delle associazioni famigliari, che a ogni tornata presenta i temi sui quali chiede impegno ai candidati. É un'azione di lobby che serve per proporre il tema delle politiche family friendly nell'agenda politica sotto il profilo economico e sociale.

Ma l'occasione per solleticare gli istinti di una sinistra in crisi di identità era troppo ghiotta. Così la Prodi, che a Reggio Emilia, nonostante il cognome blasonato, pochi conoscono, ha pensato di uscirsene con un una bella bocciatura del manifesto “Una regione a misura di famiglia” (clicca qui) «Tutelare le famiglie, e non soltanto la famiglia». Risposta facile facile per dire che «condivido l'importanza e la necessità di impegnarsi a favore della famiglia, ma non firmerò l'appello inviato ai candidati dal Forum Famiglie per l'approvazione di "una Legge regionale sulla Famiglia, senza confonderla con altre forme di convivenza». Il motivo? «Non possiamo riportare indietro l’orologio e far finta che la realtà in cui viviamo sia la stessa di vent’anni fa: oggi famiglia non significa solo matrimonio ma molto altro, dalle famiglie monoparentali alle coppie di fatto alle unioni omosessuali, e tutte queste realtà vanno ugualmente tutelate e trattate con pari dignità sociale».

Roba da far rigirare nel letto il cardinal Camillo Ruini che della famiglia Prodi era intimo amico, almeno fino alla rottura definitiva del “cattolico adulto”. Ma la Prodi ha rincarato la dose quando ha addirittura definito l'appello del Forum una «distinzione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B che non è accettabile». Le frasi della Prodi non hanno lasciato insensibile Maurizio Rizzolo, presidente del Forumfamiglie di Reggio Emilia, la città di provenienza della Prodi. Questi ha preso carta e penna per fare chiarezza, ma soprattutto per denunciare la strumentalizzazione che il Pd in questo caso sta facendo sul tema. Che non è, giova ricordarlo, un tema confessionale, ma che la Chiesa ha il dovere di riconoscere come buono perché fondativo della società. «Si tratta, infatti, di una proposta di politica sociale, ispirata al modello virtuoso dell’art. 29 della nostra Costituzione che “riconosce i diritti della famiglia “come società naturale fondata sul matrimonio”. Le politiche familiari», spiega Rizzolo, «partono dall’assunto della famiglia come istituzione, come bene pubblico, strumento di coesione fra pubblico e privato. Una famiglia naturale, fondata sulla differenza sessuale che non si concilia certamente con la tendenza alla privatizzazione».

Dalle parole del Forum, quindi, una risposta che avvalla una visione strategica sulla famiglia come soggetto sociale da sostenere attraverso «politiche di conciliazione famiglia e lavoro e politiche economiche di sostegno al reddito e di equità fiscale, l’equità del prelievo fiscale secondo i carichi familiari e l’emergenza demografica, sempre sottovalutata nel nostro Paese». Si tratta, come si vede, di una politica lungimirante. E per dirlo basta citare Carlo Azeglio Ciampi, presidente emerito della Repubblica: «Una società con poche madri e pochi figli è destinata a scomparire. Le culle vuote sono il vero, il primo problema della società italiana». Da qui l'appello che suona come una bacchettata: «A chi si candida al governo della Regione è richiesta appunto una visione lungimirante, strategica, orientata allo sviluppo e alla coesione sociale. Non servono le ideologie di moda, le affermazioni dogmatiche, le professioni di laicità (e chi non lo è?). Non vogliamo credere che la Costituzione e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo non siano più il fondamento comune dei cittadini di questo Paese. E siccome siamo convinti del contrario, invitiamo i candidati del Pd e non solo ad interpretare il ruolo a loro assegnato dall’art. 31 della Costituzione repubblicana».

Infine, un invito alla Prodi: «Ci permettiamo di consigliare la lettura della Legge Provinciale 2 marzo 2011 n. 1 della provincia di Trento ( giunta di centro sinistra) che recita “ Legge per la promozione del benessere familiare e della natalità”. É questo che deve fare la politica».