a cura di Riccardo Cascioli
  • Diritti umani

È contro l’Australia la prima denuncia all’Onu di violazione dei diritti umani climatici

Otto indigeni delle isole dello Stretto di Torres, al largo delle coste nord orientali dell’Australia, il 13 maggio hanno depositato presso il Comitato Onu per i diritti umani di Ginevra una denuncia contro il governo australiano con l’accusa di aver violato i loro diritti umani per non aver contrastato il cambiamento climatico. Secondo gli avvocati dello studio legale ambientalista ClientEarth che li rappresentano l’innalzamento del livello dei mari causato dal riscaldamento globale sta minacciando le loro terre e la loro cultura. È il primo caso di denuncia all’Onu di un governo per inazione rispetto ai cambiamenti climatici. Nella denuncia si chiede all’Onu di verificare che la legge internazionale in materia di diritti umani esige che l’Australia riduca le proprie emissioni di almeno il 65% rispetto al 2005 entro il 2030. Il paese dovrebbe passare a emissioni zero entro il 2050, eliminando del tutto l’impiego e l’esportazione di carbone. Inoltre l’accusa chiede all’Australia di stanziare l’equivalente di 14 milioni di dollari per infrastrutture d’emergenza quali muri di protezione dall’aumento dei livelli dei mari. “Il cambiamento climatico è fondamentalmente una questione di diritti umani” sostiene Sophie Marjanac, l’avvocato che segue il caso. Il Comitato Onu nel 2018 ha stabilito che il dovere di ogni paese di salvaguardare i diritti umani include anche la protezione contro le minacce ambientali, compreso il cambiamento climatico. John Knox, docente di legge alla Wake Forest University, Usa, commenta che “questo caso offre al Comitato per i diritti umani la prima opportunità di dare specifica applicazione a questo principio stabilendo e spiegando che cosa l’Australia dovrebbe fare per proteggere i diritti umani degli abitanti delle isole dello Stretto di Torres”.