• L'ANALISI

Ecco perché i Gay Pride attaccano la Chiesa

Giugno nel calendario cattolico è il mese del Sacro Cuore di Gesù, in quello laico è il mese dedicato in tutto il mondo ai gay pride, di cui si possono riconoscere 5 caratteristiche comuni. Tra queste la blasfemia.

Gay Pride

Giugno nel calendario cattolico è il mese del Sacro Cuore di Gesù, in quello laico è il mese dedicato in tutto il mondo ai gay pride, ossia a quei cortei variopinti che si snodano per le vie delle città e in cui i partecipanti vorrebbero ostentare l’orgoglio di essere persone omosessuali. Anzi meglio dire “gay”, termine che si deve usare quando l’orientamento sessuale è sventolato come una bandiera ideologica. Ai cortei spesso si associano altre iniziative come incontri, cineforum, conferenze, spettacoli, giochi anche per i bambini (a Palermo si organizzò il Palermo Pride Bimbi, clicca qui), etc.

I gay pride, tutti i gay pride, hanno alcune caratteristiche di base che qui metteremo sotto la lente di ingrandimento, senza naturalmente la pretesa di riuscire ad essere esaustivi sull’argomento.

Lo spirito di contestazione. I gay pride risentono dello spirito delle manifestazioni del ’68 che nelle rivendicazioni di alcune istanze per certi gruppi sociali (il lavoratore, lo studente, la donna) non promuovevano tanto atteggiamenti difensivi, di tutela della categoria, bensì attaccavano coloro che venivano dipinti come nemici: il datore di lavoro/padrone per i lavoratori, i docenti/i genitori per gli studenti, il maschio/la famiglia/i figli per la donna. In modo analogo nei gay pride non si marcia tanto a favore delle persone omosessuali, ma si marcia contro: contro la Chiesa, contro coloro che sostengono che l’omosessualità è condizione disordinata, contro i partiti di destra, contro i benpensanti, etc. In breve, un’anima caratteristica dei gay pride è lo spirito antagonista, spirito che entra in contraddizione con alcuni slogan che vengono gridati in quelle stesse manifestazioni volti alla non discriminazione, all’inclusività, all’apertura al diverso. In altri termini la richiesta da parte dell’omosessualismo è quello di essere aperti, di essere accoglienti, di dialogare, ma ciò che viene da questo mondo è il contrario: ostilità, belligeranza, incapacità di dialogo, etc.

Il carattere politico. Sul sito Gayly Planet (clicca qui) si può leggere: “Anche se i pride sono divertentissimi e si balla fino allo sfinimento, rimangono manifestazioni politiche per lottare a favore dell’uguaglianza e dei diritti della comunità LGBTQ. Che sia una scritta su una maglietta, uno zaino o un semplice cartello, prova a portare un messaggio, anche semplice”. La militanza politica è imprescindibile per un vero gay. L’omosessualità non può essere relegata alla sfera privata, ma deve diventare un’istanza politica, deve avere una dimensione pubblica, quindi si deve trasformare in battaglia per i diritti civili, in leggi, in finanziamenti pubblici, etc.

L’erotizzazione. I gay pride sono una sfilata di corpi seminudi (il costume da bagno va per la maggiore) essenzialmente per 5 motivi. Il primo: la provocazione. In accordo allo spirito belligerante a cui abbiamo accennato sopra, occorre provocare il nemico, spingerlo alla reazione scomposta per poi attaccarlo come bigotto, insensibile e omofobo se si azzarda a replicare. Secondo motivo: la critica. La nudità viene usata come insulto agli stereotipi, alla normalità, alla naturalità dei rapporti. Si tratta quindi di un messaggio rivoluzionario: ribaltare l’ordine voluto da Dio che ha voluto il maschio attratto dalla femmina e viceversa e in specie rovesciare il significato della castità e del pudore, non più virtù, ma tabù da abbattere, nemici della libertà individuale, vincoli alla piena espressione di sé. Terzo motivo per cui i gay pride sprizzano eros da ogni carro: la trasgressione. Il corpo seminudo della persona omosessuale è espressione della volontà di varcare qualsiasi limite nel campo sessuale. Il primo limite, ovviamente, è quello dell’eterosessualità. La promiscuità viene intesa come forza liberatrice delle proprie pulsioni. Quarto motivo: la fisicità versus l’interiorità. Le nudità nei pride testimoniano che il rapporto omosessuale è spesso incentrato sull’eros, e la dimensione affettiva (che ovviamente è disordinata anche lei perché proviene dall’orientamento omosessuale anch’esso disordinato come insegna il Catechismo) è aspetto accessorio. È la fisicità ad essere spesso la molla del rapporto omosessuale. Quinto motivo: il narcisismo. Per alcuni partecipanti i gay pride possono essere un palcoscenico dove mostrarsi nella speranza di essere notati e apprezzati. Il narcisismo, vizio da cui non sono indenni nemmeno gli eterosessuali,  potrebbe rappresentare il tentativo di colmare, tramite conferme positive, quel senso di inadeguatezza rispetto al mondo maschile per gli uomini e rispetto al mondo femminile per le donne che non di rado accompagna la persona omosessuale (cfr. R. Marchesini, Omosessualità, in T. Scandroglio, Questioni di vita e di morte, Ares).

La normalizzazione. Altra caratteristica dei gay pride è quella di contribuire a rendere normale il fenomeno dell’omosessualità e della transessualità nella coscienza collettiva, a farle assorbire nelle menti dei più, ad immunizzare il signor Rossi da innati impulsi critici. La diffusione mondiale e capillare dei gay pride lo hanno fatto diventare un fenomeno di costume nemmeno più tanto scabroso, in questo ovviamente aiutati da tante altre attività volte a normalizzare l’omosessualità. Storicamente i gay pride sono stati la prima iniziativa pubblica tesa a rendere accettabile l’omosessualità nella società civile.

La blasfemia. Ultima caratteristica, tra le tante, dei gay pride è la carica dissacratoria nei confronti della Chiesa e dello spirito religioso. Prima accennavamo all’elemento antagonista dei gay pride. In accordo a tale fattore, il primo nemico da abbattere è la Chiesa. Ecco perché tante volgarità, insulti e rappresentazioni blasfeme contro Dio, la Santissima Vergine e i santi. In questi gesti carichi di violenza appare evidente non solo l’intento dissacratorio – che ormai va di moda dal ’68 ad oggi e quindi è fonte solo di ampi sbadigli – quanto il vero e proprio odio al sacro, quasi che la Chiesa e i santi fossero di per se stessi un monito alla coscienza di queste persone. Naturalmente l’illecito amministrativo della bestemmia rimane sempre impunito, così come il reato di vilipendio della religione. Di contro, banale a dirsi, chi si azzarda a criticare simili espressioni blasfeme passa per essere omofobo, illiberale, reo di assumere atteggiamenti discriminatori, medioevale perché vorrebbe censurare la libertà di espressione. Quindi due pesi due misure: se un gay insulta la Madonna tale insulto è espressione della libertà di parola, se un credente critica un gay che insulta la Madonna meriterebbe di andare in carcere per diffamazione.