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Erdogan perde la "sua" Istanbul, speranza per la Turchia

La contestata ripetizione delle elezioni per il sindaco di Istanbul regala un risultato ancora più mortificante per Erdogan, con una larga vittoria di Imamoglu, candidato delle opposizioni. Ora il "sultano" non controlla più le tre principali città della Turchia, malgrado il forte controllo dei media.

Ekrem Imamoglu, nuovo sindaco di Istanbul

 

Questa volta la forbice è molto più ampia: nelle elezioni per il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, sostenuto non solo dal Chp (Partito Repubblicano del Popolo) ma anche da altri partiti dell’opposizione, compresi i filo curdi, ha oltre il 55% dei consensi e stacca il fedelissimo di Erdoğan, l’ex premier Binali Yildirim. 
"È il giorno del giudizio!", diceva qualcuno timidamente fuori ai seggi di Istanbul domenica mattina alla stampa straniera. E così è stato.

"Oggi ha vinto la democrazia. Hanno vinto i 16 milioni di abitanti di Istanbul", ha detto nel suo primo discorso dopo la chiusura delle urne proprio Ekrem Imamoglu. 
Il peggiore degli incubi del "sultano" Erdoğan è diventato realtà. E Binali Yildirim, candidato del partito del presidente turco a sindaco della metropoli, ha riconosciuto la sconfitta fin dai primissimi dati.

Il voto di ieri era una ripetizione di quello del 31 marzo: Imamoglu aveva già vinto e governato per 18 giorni prima che la Commissione elettorale cancellasse le elezioni tra le proteste dell’opposizione turca e della comunità internazionale. È allora che oggi la sconfitta è ancora più cocente. 

La città sul Bosforo non è soltanto il luogo dove è nato Erdoğan, nel quartiere popolare di Kasımpaşa. Là il "sultano" ha iniziato la sua carriera politica. E sempre a Istanbul nel corso degli ultimi 25 anni il suo partito, l'Akp, non è mai stato sconfitto.
Eppure il voto pesa perché il "sultano" è più che mortificato, costretto al silenzio dalle sue stesse parole, oggi boomerang, che da marzo riecheggiano nel Paese, "chi prende Istanbul, prende il Paese". 
Inoltre Istanbul è la città più popolosa del Paese, quindi ha un ruolo di primo piano e città da cui è facile tentare una scalata al potere nazionale. Oltre a essere la metropoli dalle riserve e dalle potenzialità economiche enormi.

La notte di domenica 23 l’Akp ha aggiunto Istanbul ad Ankara e Smirne, terza città del Paese, alle città su cui non ha più potere. E in pratica oggi tutte le metropoli sono in mano al Chp, con Erdoğan che regge solo nel cuore profondo dell’Anatolia.
In un Paese come la Turchia, affetto da seri problemi economici e di libertà, soprattutto di stampa, sembra essere una vera boccata di ossigeno. Anche se il rischio che un simile risultato finisca comunque con alimentare la narrativa a uso e consumo di Erdoğan è tangibile. Del resto quella dell'opposizione è già stata dipinta come "la vittoria delle michette", date le disastrose condizioni economiche in cui versa il Paese.

Eppure dopo venticinque anni la Turchia e la città su cui Erdoğan ha tanto investito costringe il "sultano" a leccarsi le ferite.