• LA PETIZIONE

«Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa»

Misure drastiche e applicazione severa delle norme che vietano l’ordinazione di preti con tendenze omosessuali: sono le richieste della petizione di laici in vista del vertice in Vaticano.
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SAN PIETRO

Misure drastiche per punire il clero responsabile di abusi sessuali e di atti omosessuali e applicazione severa delle norme che vietano l’ordinazione di preti con tendenze omosessuali: sono le richieste contenute in una petizione sostenuta da diverse sigle internazionali di laici e indirizzata ai presidenti delle Conferenze episcopali che prenderanno parte al vertice in Vaticano (21-24 febbraio p.v.) convocato dal Papa per discutere il problema degli abusi sessuali.

La petizione – promossa originalmente dall’associazione cattolica svizzera Pro Ecclesia, e promossa da LifeSiteNews (in lingua inglese), con l'adesione de La Nuova Bussola Quotidiana (per l’Italia) e Infovaticana (per la Spagna) – nasce dalla constatazione che c’è un tentativo di evitare di affrontare il problema alla base di gran parte degli abusi sessuali, ovvero l’omosessualità. Anzi, c’è un chiaro tentativo da parte di una lobby gay sempre più potente nella Chiesa, di approfittare della crisi degli abusi sessuali addirittura per legittimare l’omosessualità, anche nel clero.

Per questo è necessario che dal vertice vaticano arrivi un messaggio inequivocabile, visto che i dati dimostrano che l’80% degli abusi sessuali da parte del clero sono in realtà atti omosessuali di cui sono vittime adolescenti e giovani adulti vulnerabili.

La petizione – che ha ricevuto l’adesione della coalizione internazionale Voice of the Family e di personalità come Donna F. Bethell (Stati Uniti), Peter A. Kwasniewski (Stati Uniti), Anna Silvas (Australia), Christian Spaemann (Germania), Pedrp L. Llera (Spagna), padre Robert Nortz (Stati Uniti) – chiede anzitutto la reintroduzione del canone 2359 §2 del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva esplicitamente per i chierici responsabili di atti sodomiti la rimozione dall’ufficio, la privazione di qualsiasi privilegio e, nei casi più gravi, la riduzione allo stato laicale. Tale norma esplicita rivolta agli uomini ordinati era scomparsa nel nuovo Codice di Diritto canonico del 1983.

Inoltre nella petizione si chiede che il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi si pronunci per chiarire che – sempre in riferimento al canone suddetto – quando si parla di “chierici” si comprendono anche vescovi e cardinali. Gli altri punti riguardano la richiesta al Papa di rimuovere dall’ufficio ogni vescovo che abbia coperto i sacerdoti abusatori; la applicazione severa della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis (2016) che vieta l’ordinazione sacerdotale di uomini con tendenze omosessuali; che la riparazione ed espiazione per le ferite alle vittime degli abusi, sia minori che adulti, sia fatta in modo credibile «sia con lo spirito che con le azioni»; che vengano sanzionati anche quei preti, vescovi e cardinali che promuovono l'omosessualità o le reti omosessuali.

Con questa petizione – che invitiamo a firmare a questo indirizzosi va finalmente al cuore della vicenda “abusi sessuali” con delle misure semplici e chiare, in assenza delle quali si continuerà a camminare nell’ambiguità, malgrado le roboanti dichiarazioni. È evidente infatti che mentre da una parte si proclama la “tolleranza zero”, dall’altra si evita accuratamente di affrontare il nodo omosessualità, che è alla radice degli abusi sessuali. Addirittura, l’attuale direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli, ha sostenuto che nemmeno nel caso del cardinale Theodre McCarrick si può parlare di omosessualità. E questo malgrado sia ormai più che documentato che abbia avuto rapporti omosessuali con seminaristi per molti anni. La tesi che si vuol fare prevalere è che in tutti i casi si tratti di clericalismo, abuso di potere. Non a caso nella lunga lettera ai vescovi statunitensi dello scorso 1 gennaio, papa Francesco solo due volte ha menzionato gli “abusi sessuali”, ma in entrambi i casi in coda all’espressione «abusi di potere e di coscienza». E ancora, agli esercizi spirituali dei vescovi americani, esplicitamente richiesti dal Papa come misura per riflettere sulla crisi della Chiesa americana legata agli abusi sessuali, il predicatore espressamente inviato dallo stesso Francesco – padre Raniero Cantalamessa – non si è minimamente soffermato su questo tema ma soltanto sui mali legati alla ricchezza.

Dall’altra parte, invece, sono stati i cardinali Walter Brandmüller, Gerhard Müller e Raymond Burke in recenti interviste a riportare il discorso sul problema omosessualità, sottolineando come nel caso degli abusi sessuali dei sacerdoti questo sia un tema inevitabile.