• GENITORIALITA'

Figli di coppie gay, l'assalto dei sindaci sovversivi

I sindaci di Milano, Torino, Firenze guidano il fronte dei sindaci che vogliono riconoscere la doppia maternità a figli che vivono con coppie lesbiche. Un atto chiaramente contro la legge sulle unioni civili e contro la legge 40. Un atto sovversivo davanti al quale prefetti e governo non dicono nulla, favorendo la delegittimazione dello Stato.
- LE FAMIGLIE GAY NON ESISTONO, LO DICE LA LEGGEdi Peppino Zola

Il sindaco milanese Sala con le coppie lesbiche registrate come doppie madri

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha riconosciuto la doppia maternità a favore di nove bambini figli di altrettante coppie lesbiche. E’ un passo ben oltre la stepchild adoption e l’adozione perché la “madre” non biologica diventa genitore a tutti gli effetti giuridici come l’altra mamma biologica. E’ come se la madre non naturale lo avesse partorito e riconosciuto anche lei. Sala ha detto che vorrà procedere in egual modo anche con un’altra trentina di coppie.

Salvini ha così commentato la decisione del primo cittadino di Milano: «Massimo rispetto, ma farò tutto quello che è legalmente, umanamente e civilmente possibile perché la mamma continui a chiamarsi mamma e il papà continui a chiamarsi papà, perché un bambino viene al mondo se ci sono una mamma e un papà». Non si vede cosa ci sia da rispettare in una decisione illegittima ed infatti l’assessore regionale Riccardo De Corato (FdI) così si è espresso: «Questo atto contro legge e contro natura è una vera vergogna per la nostra città».

Sala ha mimato ciò che la sua omologa di Torino, Chiara Appendino, aveva compiuto alla fine di aprile quando anche lei aveva riconosciuto la doppia genitorialità in favore di una coppia lesbica. Anche il sindaco di Firenze Dario Nardella ha fatto sapere giusto due giorni fa che intende aprire al riconoscimento della doppia genitorialità omosessuale. In margine all’XI Congresso Uil svoltosi a Palazzo Vecchio Nardella ha dichiarato: «Visto che io credo che la nostra attenzione debba essere prima di tutto rivolta a questi bambini, mi sono convinto a procedere già a partire da oggi al riconoscimento dei figli di coppie omosessuali attraverso la trascrizione nei registri dell'anagrafe con l'indicazione di tutti e due i genitori, qualunque sia il tipo di pronuncia giudiziaria alla base. Ovvero qualunque sia il giudice, italiano o straniero. Credo che questo atto, come quello di molti altri colleghi sindaci, sia il segno di riconoscere prima di tutto attenzione verso le persone perché la realtà della società civile ci pone davanti responsabilità dalle quali non possiamo scappare».

L’infornata massiccia e contemporanea di queste registrazioni appare come una risposta polemica al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana che, nei giorni scorsi, correttamente aveva affermato che le “famiglie gay” non esistono. I sindaci rifiutano questa malevola interpretazione. Sala ha infatti affermato che «la nostra non è una provocazione, dopodiché vogliamo dare un messaggio politico e sociale per rappresentare quella che è la mentalità milanese». E se il governo si opporrà? «Non credo che ci saranno reazioni – risponde il sindaco di Milano - ma anche se ci fossero non cambieremo indirizzo. E non è tanto e solo una posizione politica, quanto la voglia di rappresentare questa Milano».

Sulla stessa frequenza d’onda si muove Nardella che ha giudicato «davvero inaccettabili le parole del ministro Fontana e anche curiosa la precisazione in merito al fatto che il tema trattato non facesse parte del contratto di governo». Dunque è per questo che ha deciso di procedere alle registrazioni?  «Credo – ha risposto il sindaco - che sia semplicemente una coincidenza, non mi sono mai sognato di decidere l'iscrizione in risposta al ministro Fontana. Non do cosi tanta importanza al ministro Fontana».

Qualche considerazione. In primo luogo le dichiarazioni dei sindaci e i loro atti di valore amministrativo inneggiano all’anarchia. Le leggi non le fa più il Parlamento bensì i sindaci ed ognuno si regola come vuole a seconda dello “spirito” che anima la cittadinanza, “spirito”, tra l’altro, la cui interpretazione è monopolio del primo cittadino. In secondo luogo è in atto una rivolta di velluto contro le istituzioni dello Stato. Come fa a dire un sindaco che la figura di un ministro della Repubblica italiana è per lui di poca importanza? Questa è disobbedienza civile, è un atto di ammutinamento. In terzo luogo le istituzioni che sono preposte all’ordine pubblico – e il riconoscimento dei figli rientra in questo ambito – volutamente dormono. Cosa stanno facendo i prefetti? Perché non intervengono? Dovrebbero bloccare la mano ai sindaci perché questo tipo di riconoscimento è contrario all’ordine pubblico, ossia, come ha avuto modo di dire il Procuratore generale di Trento, tali atti sono contrari ai «cardini della struttura etica, sociale ed economica della comunità nazionale e della sua inconfondibile fisionomia» che emergono dagli artt. 30 e 31 della Costituzione.

La partita si gioca non su questioni bagatellari come la raccolta differenziata dei rifiuti, bensì di eminente interesse pubblico come l’ordine etico che struttura un’intera nazione. E lasciamo mano libera ai sindaci, alla loro inventiva e voglia di cambiamento? Come se non bastasse è proprio la legge sulle Unioni civili a vietare questi riconoscimenti. Inoltre le coppie che hanno fatto ricorso all’estero alla fecondazione artificiale eterologa lo hanno fatto contra legem perché la legge 40/2004 permette l’accesso a queste tecniche solo a coppie eterosessuali. E sempre la medesima legge vieta il ricorso all’utero in affitto, pratica che interessa le coppie omosessuali maschili.

Comunque su tutta la questione, dal punto di vista giuridico pende la pronuncia che la Cassazione a sezioni unite dovrà emettere a breve proprio su un caso di registrazione di doppia paternità a favore di una coppia omosessuale maschile di Trento. Ciò detto il pressing esercitato da alcuni giudici e sindaci su chi sta a Roma vuole ovviamente ottenere una modifica della legge Cirinnà sulla filiazione delle coppie omosex.

Per concludere, lo scenario che si sta delineando è il seguente. Se il Parlamento, il Governo e la Magistratura – i tre poteri supremi dello Stato democratico - dicono e fanno cose condivisibili, allora noi sindaci assecondiamo le loro indicazioni. Di contro andiamo per la nostra strada, tanto siamo intoccabili: basta stare, come diceva l’ex presidente americano Obama, dalla parte giusta della storia. Dunque non è giuridicamente valido ciò che lo Stato comanda o vieta, bensì ciò che l’ideologia comanda e vieta. Il potere statuale è legittimo se sposa principi legittimati da una certa tecnocrazia oligarchica, altrimenti è delegittimato.