• IL REPORT SUL VESCOVO ARGENTINO

Foto hot, il Vaticano sapeva di Zanchetta, ma lo ha promosso

Dall'Argentina arriva un report di cinque preti da cui si evince che il Vaticano e il Pontefice sin dal 2015 erano a conoscenza del caso del vescovo Zanchetta su cui oggi pende una pesante accusa di abusi. Fotografie imbarazzanti con seminaristi. Ciononostante, un mese dopo la rinuncia, è stato nominato in un importante incarico amministrativo Vaticano. Ma ancora pochi giorni fa si è continuato a dire che le segnalazioni arrivarono solo nell'autunno scorso. 
-SUMMIT: 21 TESI, MA NON SI ARRIVA AL PROBLEMA di Nico Spuntoni

Un quotidiano argentino, “El Tribuno” il primo che aveva fatto esplodere il caso Zanchetta, ha pubblicato ieri documenti che dimostrano come vescovi, il cardinale Primate di Argentina, il Nunzio il Vaticano e il Pontefice in persona sin dal 2015 fossero a conoscenza del caso del vescovo sui cui oggi pende una pesante accusa di abusi. Il caso nei giorni scorsi è arrivato in tribunale, con la denuncia penale sporta da vittime dell’ex vescovo di Oran. Dalle fotografie di una relazione del 2016, firmata da cinque sacerdoti, di cui tre ex vicari diocesani, appare chiaro che Gustavo Zanchetta era accusato non solo di avere sul suo cellulare foto oscene di sesso omosessuale, ma di molestie ai seminaristi, di non aver registrato la vendita di una proprietà importante della diocesi e di cattiva gestione sia delle finanze che del personale di Oran.

Dalla relazione, di cui El Tribuno è venuto in possesso (leggi qui l'articolo integrale con il documento firmato da 5 religiosi), e di cui ha pubblicato le foto, si evince che come la diocesi scoprì in maniera casuale foto di Zanchetta e di altri nudi e in atteggiamenti molto espliciti. Il cancelliere vide quelle foto mentre scaricava sul pc alcune immagini istituzionali dal cellulare di Zanchetta, richiesto proprio da lui. E da lì ha avvisato le autorità, in primis il Vicario generale. Subito dopo sono stati coinvolti mons. Marcelo Colombo, l’arcivescovo di Salta Mario Cargnello, il Primate card. Poli, arcivescovo di Buenos Aires la nunziatura e il Pontefice. Nell’ottobre del 2015 Gustavo Zanchetta è stato convocato urgentemente a Roma; e tutti pensavano nella diocesi che si trattasse di qualche cosa legata al Sinodo della Famiglia, visti i rapporti stretti che lo legavano a Jorge Mario Bergoglio sin da quando quest’ultimo era cardinale e Presidente della Conferenza Episcopale argentina. Zanchetta rientrò a Oran, senza che fosse accaduto nulla: si ignora che cosa si siano detti con il Pontefice, ma c’è chi afferma che il vescovo abbia sostenuto che le foto erano truccate.

Nel 2016, - come testimonano le fotografie di “El Tribuno tre dei suoi vicari generali e due monsignori hanno presentato una denuncia interna formale alla nunziatura, insistendo su "strani atteggiamenti" di Zanchetta con i seminaristi. Li incontrava senza la presenza del Rettore, passava a notte fonda nelle loro stanze con una torcia, chiedeva che gli facessero dei massaggi, andava nelle loro stanze all’ora in cui dovevano alzarsi, si sedeva sui loro letti, li incoraggiava a bere bevande alcoliche, e mostrava una certa preferenza per quelli un po’ più aggraziati”. 

Neanche questa denuncia ha avuto ripercussioni visibili. Ne è seguita un’altra, nel 2017, quando presunti casi di abuso sessuale sui seminaristi hanno cominciato a emergere.

Zanchetta ha dovuto abbandonare la diocesi, ma non è seguita un’inchiesta ecclesiastica, non è stato denunciato alla giustizia. Anzi. Zanchetta è approdato in Vaticano, dove il Pontefice ha creato per lui un ruolo, fino a quel momento inesistente, quello di Assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolico. Diventava così il “N. 2” della cassaforte vaticana, e prendeva residenza a Santa Marta, nel cui attico alloggia il Pontefice.

"Nella città di San Ramon del Nuovo Oran, il giorno 20 di aprile 2016  alle 12, si riuniscono i Vicari generali, monsignor Gabriel Acevedo e Juan José Manzano, il signor Rettore del seminario S. Giovanni XXIII, P. Martin Alarcon, Mons. Diego Pietro Calvisi, e Mons. Andrés Buttu per conformarsi alla richiesta di sua Eccellenza Reverendissima Mons. Paul Emile Tscherrig, Nunzio Apostolico di sua Santità in Argentina”,  così comincia la relazione interna  dei cinque religiosi. 

Il documento, scritto su richiesta del rappresentante del Papa nel paese (guarda qui nella foto le firme), Emile Tscherrig, è una prova che il Vaticano sapeva delle accuse nei confronti di Gustavo Zanchetta sin dal 2016. E smentisce quindi le affermazioni del portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, secondo cui del “caso Zanchetta” dietro le alte mura si è saputo solo pochi mesi fa

Nel rapporto i cinque religiosi con alti funzionari sostengono che il "22 settembre 2015", il segretario cancelliere della diocesi, Luis Diaz, ha detto loro di aver trovato "selfie"  di Zanchetta sul suo cellulare, "nudo e che si masturbava”. Díaz ha scoperto queste immagini per caso, quando l'ex-vescovo gli ha chiesto di scaricare alcune foto delle attività istituzionali, e che sono apparse come inviate dal suo cellulare. Ha anche detto di aver trovato materiale pornografico che gli era stato inviato, e che non era stato cancellato dalla memoria.

Con questi elementi, i religiosi raccontano di aver comunicato con l'ex-vescovo di Oran Marcelo Colombo, che li ha indirizzati all'arcivescovo di Salta Mario Cargnello. "Notando la gravità della situazione, con Mons. Zanchetta amico personale del Papa, decide (Cargnello ndr.) di mettersi in comunicazione con il Cardinale Primate dell'Argentina, Mons. Mario Poli, e chiede al Padre Gabriel di chiamare la Nunziatura per avvertire che si trovava in mano al cardinale materiale che contiene informazioni riservate di natura molto grave sul Vescovo di Oran", afferma la lettera.

Nell’ottobre 2015, l'allora vescovo fu chiamato dal Papa. "Notiamo che in nessun modo si tratta di fotomontaggi, come il vescovo ha sostenuto al suo ritorno da Roma, perché tutto quello che vedete nelle immagini, lenzuola, e armadio, sono quelli della sua stanza”. 

Diaz, che ha scoperto i controversi selfies di Zanchetta, in una lettera firmata e sigillata, ha anche sottolineato che non erano falsi. In quel documento, che faceva parte della prima denuncia, l'ex-vescovo pensava di avere il sostegno di papa Francesco. Secondo Diaz, Zanchetta gli ha detto che a Roma gli hanno mostrato le foto ma che "non gli importava di questo perché aveva spalle robuste per portare quel peso e farla franca".

L'ex vescovo inoltre, secondo quanto riferito dal suo allora segretario, gli dsse che "per fortuna le immagini non sono passate per la Nunziatura, ma direttamente a Roma, dove ha il sostegno personale di papa Francesco e del cardinale Primate", Mario Poli.

Una seconda denuncia, nel 2017, era corredata a quanto pare da lettere di seminaristi. Scrive “El Tribuno” che Zanchetta si sarebbe presentato di nuovo al suo “padre spirituale”, papa Francesco: “Gli dice, si padre, sono malato e ho bisogno di un trattamento, presento la rinuncia. Il Papa gli dice: ti facciamo curare e mi sembra che tu non possa governare nulla. Venne e rinunciò”.

Un mese più tardi fu creato per lui il posto di Assessore all’Apsa. Ora Zanchetta – che qualche giorno fa era in udienza dal Pontefice – è stato sospeso dall’incarico, e la denuncia penale apre nuovi scenari problematici anche dal punto di vista diplomatico.