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Gesù a testa in giù, l’ultima trovata del vescovo blasfemo

Hermann Glettler, vescovo di Innsbruck, ha fatto appendere un Crocifisso capovolto nella chiesa dell’ospedale: le braccia di Gesù fungeranno da lancette d’orologio. È l’ultimo eccesso di un presule dall’orientamento progressista (vedi posizioni sulla Comunione ai divorziati risposati e sul sacerdozio femminile), che crede di essere originale…

Il vescovo di Innsbruck è, si dice, di orientamento progressista, e pazienza. Le sue posizioni sui divorziati risposati civilmente e sul sacerdozio femminile, pare, lo farebbero pensare; sia come sia, non è il caso di ricordarle qui. Meno nota è la sua passione per l’arte moderna. E fin qui uno potrebbe dire: vabbe’, fatti suoi. Il punto è che sono fatti anche dei parrocchiani e dei fedeli della diocesi. Già quand’era parroco a Graz aveva fatto dipingere arzigogolati ghirigori rossi sulla volta e le pareti della cappella. Non vi stiamo a tediare sul «significato» della trovata artistica: l’arte moderna ha sempre bisogno di qualcuno che la spieghi, così che non si capisca se l’artista sia il tecnico concretamente operante o il sofista che avvolge il lavoro in una fumisteria di parole.

Hermann Glettler, ora che è vescovo, ha a disposizione un’intera cattedrale per esprimersi. E infatti ecco la facciata «incartata» alla Christo da Katharina Cibulka, con su scritto: «Fino a quando Dio avrà la barba io sarò femminista». Chiamasi «installazione». Poi, in una palestra adibita all’uopo a chiesa, ecco i ragazzini invitati a darsi la comunione tra loro. Mah. Verrebbe da dire, citando colto, rerum novarum cupiditas, dove «cupiditas» sta per «desiderio compulsivo». L’ultima è una gigantesca scritta al neon, rosso cela va sans dire, sospesa a mezz’aria alla volta del duomo. Opera dell’artista Manfred Erjautz di Graz, che è amico personale del presule fin da quando quest’ultimo era un semplice parroco. Il neon proietta la parola inglese (anche gli austriaci devono imparare la lingua universale) «me», che sul pavimento, risultando capovolta, diventa «we». «Io» che diventa «noi». Sapienza profondissima, una roba pedagogica che neanche la Montessori ci sarebbe arrivata.

Echeggiano i significati-talismano del nuovo corso postconciliare: «insieme», «dialogo», «condivisione», «accoglienza» eccetera. Pensate quanti simboli, ovviamente positivi, che quel tubo di neon spande nella Casa di Dio. Il quale, anche se rasato, magari penserà: «Che barba!». Sì, perché la mens progressista, in fondo, è limitata; crede di essere originale, invece pesca sempre nello stesso stagno. Dovremmo definire geniale l’ultima pensata dell’istallatore di Graz, che deve essere un formidabile affabulatore, visto che ha convinto il vescovo ad appendere un Crocifisso a testa in giù nella chiesa dell’ospedale. Magari ha trovato ispirazione in un negozio di dischi di musica metallara. L’opera si intitola «Your personal Jesus» (sempre l’inglese: «Il tuo Gesù personale»; boh) e la genialità consiste nell’averlo trasformato in orologio, le cui lancette sono le braccia del Crocifisso. Erano meglio le 72 luci che avvolgevano la statua del Sacro Cuore? Sì, stessa diocesi, stesso vescovo. Notare il numero biblico.

Che cosa ci fosse di biblico, però, nella foto del vescovo (sempre lui) avvolto in una pianeta (abito liturgico del celebrante) di plastica trasparente non si sa: magari per quando piove... Tornando all’«orologio» da parete, visto che le braccia del Crocifisso devono fungere da lancette, non era lo stesso metterlo dritto anziché capovolto? E perché capovolto dovrebbe essere più «personale»? Boh. La fantasia al potere, slogan sessantottardo, si è trasformato nella fantasia del potere, con i fedeli costretti a subire le levate d’ingegno di certi preti. I quali sempre più spesso si comportano secondo questo principio: la chiesa è mia e ci faccio quel che mi pare. E anche se «chiesa» lo mettiamo al maiuscolo pare sia lo stesso.