• PORTE CHIUSE A GIORNALISTI E INTELLETTUALI

Giornalisti banditi: è l'editto soviet di Modena

L'arcivescovo di Modena Castellucci con il sindaco Muzzarelli

Lo chiameremo l’Editto di Modena, per distinguerlo dal più celebre Editto di Milano o rescritto di tolleranza del 313 d.c. con il quale l’imperatore Costantino, perfezionando il lavoro del suo predecessore Galerio, concedeva ampia libertà di culto ai Cristiani e metteva fine alle persecuzioni all’interno dell’impero romano.

Il vescovo di Modena Erio Castellucci ha pubblicato invece un provvedimento al contrario, dal sapore quasi sovietico, che sembra adombrare un meccanismo di censura preventiva verso il cosiddetto dissenso. O meglio, verso quello che dovrebbe essere il parlare franco e in libertà prescritto evangelicamente dato che la parola dissenso non appartiene alla cultura cattolica.  

Un editoriale dell’Arcivescovo sul settimanale diocesano Nostro Tempo informa i fedeli che i sacerdoti sono invitati a non ospitare in parrocchia alcune categorie di persone. Vediamole di seguito come descritto dalla cronaca del Resto del Carlino di Modena. Si tratta di “veggenti, carismatici, giornalisti e intellettuali che manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco”.

Ora, per quanto riguarda i primi due, effettivamente la materia è di quelle che scottano: si sa che nell’orbe cattolica non mancano tutti quei fenomeni presunti di esperienza mistica che per loro natura sono difficili da inquadrare. Nella storia della Chiesa molti mistici e veggenti sono stati letteralmente osteggiati, se non perseguitati dalle gerarchie ecclesiastiche e per accertarne la buona condotta e la veridicità delle parole sono serviti a volte anche secoli di indagini, alla luce soprattutto dei frutti scaturiti. Non stupisce dunque che il vescovo attui un criterio di prudenza nei confronti di chi può anche essere un perfetto ciarlatano. Non è una novità che la gerarchia veda con sospetto certe esperienze e le tratti con estrema prudenza.

Ma non è questo aspetto a catturare l’attenzione. A destare qualche preoccupazione e a costituire una novità è invece il riferimento alle altre due categorie, quelle dei giornalisti e degli intellettuali. Ma non di giornalisti ed intellettuali qualsiasi, bensì di coloro che “manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco”.

Qui la materia di fa più intricata. Di chi stiamo parlando? E soprattutto a che cosa ci riferiamo se si parla di Chiesa ufficiale? Il giornale, per tagliare corto sintetizza così: “I nemici della Chiesa di Francesco”. Peccato che non esista una Chiesa di Francesco, come non esista una chiesa di Giovanni Paolo II o una Chiesa di Pietro né di Paolo: esiste una Chiesa di Cristo e il fatto stesso che un giornale si senta autorizzato a trarre queste conclusioni dalle parole di un vescovo dovrebbe indurci ad accendere più di un campanello di allarme. Perché la questione non è di lana caprina, né di rivendicazione politica, bensì sembra essere un preciso diktat che parte da chissà quale alta sfera per impedire che nella Chiesa ospedale campo, nella chiesa della Misericordia non si eserciti il diritto libero a parlare secondo retta coscienza di ciò che ogni battezzato sente in dovere di fare per amore della Chiesa.

Prendiamo ad esempio l’espressione su chi manifesta un sottile dissenso verso Papa Francesco. La vicenda dei noti dubia su Amoris laetitia, estesa da 4 cardinali anche a una nutrita schiera di intellettuali e giornalisti, può essere considerato un dissenso verso il Papa? Ma da quando una richiesta filiale di chiarimento è annoverata tra gli atti di lesa maestà? Semplice: da quando un’altra nutrita schiera di giornalisti e intellettuali, categoria nella quale possono essere inclusi anche molti ecclesiastici, si è messa a fare il guardiano della rivoluzione e ha iniziato a impartire patenti di cattolicità agli altri, spesso strumentalizzandone le parole o, peggio ancora, le intenzioni.

Si potrebbe proseguire con molti altri esempi per mostrare come la definizione di dissenso verso Papa Francesco sia decisamente arbitraria e affidata ad un sentire emozionale e quasi “giurisprudenziale” non privo a volte di pregiudizi, una specie di reato di concorso esterno in associazione mafiosa applicato alla vita della Chiesa. Una volta la Chiesa definiva i suoi nemici in base a nomi e cognomi ben precisi: massoni, comunisti, nazisti, atei anticlericali, eretici. Per ognuna di queste categorie venivano spiegati i motivi per i quali non potevano essere accolti a parlare alle masse. Oggi invece il nemico sembra essere individuato genericamente e arbitrariamente contro un solo Papa, come se tutti gli altri invece fossero meritevoli di attacchi.

A Modena ad esempio proprio Castellucci non più tardi di dieci giorni fa si è trovato a conversare pubblicamente all’interno di una iniziativa diocesana, con Andrea Grillo, liturgista tra i più influenti ultimamente, il quale non ha mai lesinato critiche spesso personali non solo all’attuale prefetto del Culto divino il cardinale Robert Sarah, ma anche al magistero di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. Secondo il ragionamento e gli atti pubblici di Castellucci, dovremmo intendere dunque che i “nemici” dei papi precedenti invece possono avere le porte aperte?

Chi stabilisce allora che il tal articolo o il tal pensiero sia scritto da un nemico di Papa Francesco? Nel suo articolo Castellucci dice di non avere in simpatia la figura degli inquisitori, ma questa sembra più una misura da Politburo che dà le indicazioni alle diocesi trasformate in soviet, dove le domande, i dubbi, i timori ragionati, la responsabilità personale e le osservazioni filiali acquisiscono il marchio infame del dissenso, che in quanto tale deve essere censurato, represso e proibito.

Insomma, l’espressione “nemico di Papa Francesco” acquisisce così la stessa valenza soggettiva che nei regimi comunisti aveva il “nemico del popolo”: bastava una delazione, una interpretazione malevola di una parola, per far scattare l’accusa dalla quale non ci si poteva difendere.

E questo va di pari passo con il riferimento a “chi manifesta dissenso verso la Chiesa ufficiale”. Posto che l’unica espressione di Chiesa ufficiale che si possa riconoscere è quella che è fatta nel Magistero perenne della Chiesa e non nelle opinioni personali o nelle interviste dei pontefici, anche qui viene qualche dubbio. Il cardinal Sarah, che recentemente è stato corretto pubblicamente dal Papa per una vicenda che attiene alla liturgia, appartiene o no alla Chiesa ufficiale? I parroci di Modena potranno invitarlo in canonica per parlare che so, di culto mariano, o dovranno considerare che, dato che ha avuto alcune divergenze di natura liturgica con il Papa, non meriti di essere considerato per quello che è, cioè il prefetto in carica della Congregazione del Culto Divino?

E Enzo Bianchi, uomo dalle tesi sempre più eterodosse? Ha chiuso un evento proprio con il vescovo Castellucci e partecipato a vari incontri nelle parrocchie. Eppure è lo stesso che tra le altre cose rifutava l'idea di prendere la Madonna come modello per le donne di oggi. Perché il priore emerito di Bose sì e altri no? 

La domanda è legittima e urgente, anche perché lo stesso Castellucci, non più tardi di martedì scorso ha presenziato all’apertura dell’anno accademico dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia Romagna che aveva come relatore d’apertura il professor Fulvio Ferrario. Chi è? E’ docente di teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Roma. Insomma: a tenere la prolusione d’inaugurazione di una facoltà teologica cattolica, di cui Castellucci è moderatore, è stato chiamato un protestante, i quali una volta venivano definiti eretici, più che dissenzienti. Ma si vede che fa lo stesso.

E che dire del peana che ancora oggi compare sul sito del settimanale diocesano di Modena dove un entusiastico sacerdote, reduce dal concertone di Vasco Rossi di quest’estate, dice che il Modena Park ha fatto cadere pregiudizi e chiusure su Vasco Rossi, che “avevamo raccontato come vate della trasgressione, della vita spericolata e dell’individualismo spericolato e gaudente”. Dunque Vasco Rossi è diventato un estensore della Chiesa ufficiale e pertanto se ne può lodare la poetica sul sito diocesano?

Ma è chiaro che il problema non riguarda soltanto Modena, forse Modena ha messo nero su bianco un tentativo di ingabbiare secondo regole e schemi dettati da logiche politiche e di potere la fraterna ricerca della verità dei figli di Dio. Anche perché non si vedono editti di stampo contrario in giro. A Biella la pluri abortista Emma Bonino ha potuto parlare tranquillamente in chiesa senza che il vescovo dicesse “bau”, così come sempre in chiesa è stata invitata a parlare la presidente della Camera Laura Boldrini nel corso della festa di Avvenire organizzata dalla Diocesi di Monreale, in Sicilia. Anche loro espressione della Chiesa ufficiale?