• TENSIONI NELLA MAGGIORANZA

Governo a rischio caduta sul “Salva Roma”

La norma detta “Salva Roma”, contenuta nel decreto sulla crescita, sta creando forti contrasti tra Lega e 5 Stelle. Dopo le parole di Matteo Salvini è intervenuto adirato il premier Giuseppe Conte chiedendo al ministro leghista rispetto per il Cdm. Si tratta di capire se questi scontri degenereranno già prima del voto europeo o se, al contrario, rientreranno dopo le elezioni.

Le tensioni nella maggioranza di governo si concentrano in particolare sul “Salva Roma”, la norma della quale si parla molto in questi giorni. È una delle misure contenute nel decreto “Crescita” con l'obiettivo di alleggerire il debito della capitale - accumulato durante gli anni e pari a circa 12 miliardi di euro - ed evitare la crisi di liquidità della gestione commissariale. Lo Stato rinegozierebbe e contribuirebbe a pagare gli interessi del debito. La misura prevede la fine, entro il 2021, della gestione commissariale, una struttura che fa capo al governo e che detiene il debito accumulato fino al 2008 dal Campidoglio. Per ripagare il debito, ogni anno lo Stato eroga un contributo di 300 milioni di euro mentre il Comune recupera altri 200 milioni dall'addizionale Irpef e da una tassa sui voli che partono dagli aeroporti romani. A partire dal 2009, la gestione di questo denaro è affidata a un commissario.

Durante il Consiglio dei ministri di martedì sono stati stralciati 5 commi su sette: si tratta dei commi 2, 3, 4, 5, 6, mentre sono stati approvati il primo e il settimo. Con questa norma verrebbe chiusa la gestione commissariale ma il “City of Rome” - il maxi-bond con scadenza 2048 da 1,4 miliardi e su cui il Comune paga un tasso di interesse molto alto (il 5,34%, pari a un esborso di oltre 75 milioni l’anno) - non passerebbe direttamente al ministero del Tesoro, come previsto dalla prima versione del provvedimento, bensì al Campidoglio con il contributo dello Stato. “Non ci sarà l'accollo da parte dello Stato del prestito obbligazionario di 1,4 miliardi di euro, contratto nel 2003”, ha chiarito il Ministero dell’Economia in una nota: “Ma lo Stato continuerà a erogare i 300 milioni all'anno previsti per l'estinzione del debito di Roma”.

La norma su cui inizialmente sembrava essere stato raggiunto un accordo politico prevedeva anche che lo Stato si accollasse un debito da 4,5 miliardi con Cassa Depositi e Prestiti e alcune banche. Con l’accordo raggiunto martedì in Consiglio dei ministri cambierà poco: il Tesoro continuerà a girare a Roma 300 milioni l’anno, con l’unica differenza che andranno al Comune e non al commissario straordinario. Ora sarà il Parlamento a decidere e a valutare se ampliare i confini della norma.

La decisione sul “Salva Roma” si lega ai contrasti continui tra Lega e Movimento 5 Stelle. “Abbiamo chiesto al presidente del Consiglio Conte che tutti i comuni in difficoltà vengano aiutati nella stessa maniera, non qualcuno prima e qualcuno dopo”, aveva dichiarato prima del Consiglio dei ministri Matteo Salvini. “Salva Roma? O tutti o nessuno”, ha rincarato poi il vicepremier leghista, riferendosi a tutti i Comuni che stanno vivendo problemi di bilancio. Per l’M5S si tratta invece di una norma a costo zero per lo Stato che produrrebbe dei risparmi generando delle risorse in più.

Dopo il Consiglio dei ministri, Matteo Salvini ha dichiarato soddisfatto che “i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani, ma restano in carico al sindaco”. Il Movimento 5 Stelle ha invece commentato: “Il Consiglio dei ministri ha dato via libera ai commi 1 e 7, sugli altri deciderà il Parlamento, è un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”.

Già prima dell’inizio del Consiglio dei ministri di martedì, il leader della Lega aveva annunciato ai cronisti presenti davanti a Palazzo Chigi l’eliminazione del “Salva Roma”. Questa mossa ha fatto subito partire le smentite dai pentastellati e fatto infuriare il premier Giuseppe Conte contro il leader del Carroccio: “Il Consiglio dei ministri è un organo collegiale - è stato lo sfogo del premier, riferito dall'Adnkronos - non siamo qui a fare i tuoi passacarte. Devi portare rispetto a me e a ciascuno dei ministri che siedono intorno a questo tavolo”.

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, in un'intervista al Messaggero si è schierata a sorpresa con l’M5S: “Siamo pronti a votare il provvedimento in Parlamento e non capisco la posizione della Lega: su questi temi mi sembrava che avesse fatto importanti passi avanti”. Nicola Zingaretti, segretario dem, ha invece twittato: “Sul decreto Salva Roma non si capisce nulla perché non hanno deciso nulla. Questo governo continua a litigare e a non decidere. Lo fanno solo perché sono attaccati alle poltrone. E intanto l'Italia (e Roma) affondano”.

La verità è che per i leghisti il “Salva Roma” è pericoloso in quanto rischia di appannare l’immagine del Carroccio presso gli elettori del Nord, mentre per i Cinque Stelle è un modo di rilanciarsi elettoralmente, dando una boccata d’ossigeno alla Raggi. Il ministro dell’Interno sta utilizzando questo tema dei debiti del Comune di Roma come arma di distrazione rispetto ai guai giudiziari del sottosegretario Siri, per rompere l’assedio grillino sulla questione morale. Si tratta di capire solo se questi scontri degenereranno già prima del voto o se, al contrario, rientreranno dopo le elezioni europee. I sondaggi continuano ad attribuire ai due partiti di governo circa il 60% dei voti. Dunque, non ci sarebbe spazio per maggioranze alternative. Ma non è detto che i due partiti possano ancora governare insieme. Ecco perché si continua comunque a navigare a vista.