• CONFERMATA LA COMMISSIONE DI "REVISIONE"

Humanae vitae sotto la scure del discernimento

mons. Paglia

Il 4 luglio scorso sul quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, rilasciava un'intervista a Luciano Moia.

Il giornalista impegnatissimo sul fronte del rinnovamento della teologia morale instaurato da Amoris laetitia, chiedeva al prelato se certe «manipolazioni mediatiche» a proposito di «una commissione segreta per la "revisione" di Humanae vitae», l'enciclica di papa Paolo VI sulla contraccezione e l'amore umano, corrispondessero a realtà. Non solo, Moia citava anche un «presunto elenco di esperti e di teologi – da Pierangelo Sequeri a Gilfredo Marengo – che sarebbero coinvolti in questo progetto». E poi la domanda fatidica: «C’è qualcosa di vero in tutto questo?»

«Proprio nulla», rispondeva Paglia, anzi «è un tempo opportuno perché la Chiesa aiuti tutti a reinventare la forza della generatività mentre il mondo rischia sterilità».

Trascorsi una ventina di giorni su Radio Vaticana, la sorpresa. Monsignor Gilfredo Marengo, proprio lui, quello indicato da certi “manipolatori mediatici” come coordinatore di una commissione di studio incaricata di “aggiornare” la ricezione di Humanae vitae, concede un'intervista dove si dichiara che sì, c'è  «un gruppo di ricerca sull’Enciclica, in vista del 50° anniversario». Non solo, guarda caso i suoi collaboratori impegnati «in queste ricerche di archivio» su Humanae vitae, sono proprio quelli che i famigerati “manipolatori mediatici” avevano indicato: monsignor Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e mons. Angelo Maffeis preside dell’Istituto Paolo VI di Brescia.

Viene spontaneo domandare a monsignor Paglia se il 4 luglio non fosse a conoscenza di questo “gruppo di studio”, perché altrimenti non si comprende bene la sua risposta alla domanda di Moia, il quale a sua volta era evidentemente all'oscuro di tutto. Altrimenti ci sarebbe da chiedersi chi manipola cosa e perché. Comunque, finalmente, le tante illazioni e dicerie sulla presunta “commissione” o “gruppo di studio” per l'approfondimento di Humanae vitae hanno trovato risposta: il gruppo c'è e sta lavorando all'archivio, soprattutto ai documenti della commissione incaricata da Paolo VI per approfondire il problema e che, come è noto, era decisamente aperturista sulla contraccezione, almeno in certi casi.

Monsignor Marengo dichiara a Radio Vaticana che con questo lavoro «sarà possibile mettere da parte molte letture parziali del testo», purtroppo non rivela in modo chiaro quali siano queste letture parziali. Dice però che «tutta la vicenda complicata della Pontificia Commissione, che lavorò dal 1963 al 1966, e che alla fine non riuscì a dargli [a Paolo VI, nda] quello che gli era utile per poter procedere ad elaborare l’Enciclica. Cosicché Paolo VI quasi ha dovuto re-iniziare da solo, con l’aggravante che in quegli anni c’era un’opinione pubblica ecclesiale non solo polarizzata tra favorevoli e contrari alla pillola, ma analoga contrapposizione era anche molto presente nella comunità dei teologi di allora». Tra le righe sembra quasi che il beato Paolo VI, vista la polarizzazione, e vista la difficoltà della Commissione, dovette un po' arrangiarsi da solo e quindi non riuscì a esprimere tutto il discernimento necessario per affrontare la questione. Inutile ricordare che la risposta di Humanae vitae è un no chiaro e limpido alla contraccezione, in perfetta continuità con la tradizione e il magistero della Chiesa.

Peraltro, proprio il giornalista Luciano Moia, che certamente non era a conoscenza dell'esistenza di questo “gruppo di studio”, in un suo editoriale sull'inserto mensile di Avvenire “Noi famiglia&vita” aveva scritto che l'esortazione Amoris laetitia riapre lo spazio per uno «sguardo buono e non giudicante sulla sessualità umana», uno spazio che risalirebbe alla costituzione pastorale del Vaticano II Gaudium et spes. Mentre il magistero successivo, sostiene Moia, avrebbe privilegiato «un contesto più legato al diritto naturale, da cui deriverebbe come insuperabile l’inscindibilità tra amore e procreazione». Si dà il caso che proprio sull'inscindibilità di amore e procreazione, tra finalità unitiva e procreativa dell'atto sessuale, si fondi l'enciclica di Paolo VI di cui il gruppo di studio si sta occupando.

Torna così di attualità una domanda che circola nell'underground ecclesiale. Ora però possiamo porla alla luce del sole anche all'eminente gruppo di studio impegnato ad approfondire Humanae vitae. La svolta della teologia morale che Amoris laetitia avrebbe introdotto in ambito pastorale può forse prevedere qualche forma di eccezione sull’unità inscindibile tra significato unitivo e procreativo dell’atto coniugale? E quindi, quali prospettive si aprono in materia di contraccezione?