• UN PREMIER ASSENTE

I 100 giorni del governo Conte. Col fantasma di Conte

A prescindere da come la si pensi su Lega e Cinque Stelle, fa pensare molto il basso profilo tenuto dal premier Giuseppe Conte, balzato agli onori della cronaca più per una vacanza con la sua fidanzata e per la vicenda, ancora non chiarita, del concorso a cattedra (di diritto privato) alla Sapienza, che non per gli atti che ci si aspetterebbe da un capo di governo.

Sono trascorsi cento giorni dall’insediamento del governo in carica e c’è già chi prova a fare dei bilanci. Di cose ne sono successe e i vertici dell’esecutivo sono già stati scossi da diverse emergenze nazionali (migranti, crollo del ponte di Genova, vertenza Ilva, ecc.), che hanno avuto comunque dei riflessi europei e internazionali. Ora, in vista della manovra d’autunno, diventa fondamentale indicare la rotta da seguire per quanto riguarda le misure da varare, in attuazione del contratto di governo e dei programmi elettorali presentati prima del 4 marzo dai due partiti in coalizione.

A prescindere da come la si pensi su Lega e Cinque Stelle, fa pensare molto il basso profilo tenuto dal premier Giuseppe Conte, balzato agli onori della cronaca più per una vacanza con la sua fidanzata e per la vicenda, ancora non chiarita, del concorso a cattedra (di diritto privato) alla Sapienza, che non per gli atti che ci si aspetterebbe da un capo di governo.

La Costituzione italiana in questi primi tre mesi di navigazione del governo Conte è stata messa a dura prova almeno su due versanti: il dominio incontrastato del potere esecutivo, che ha messo in secondo piano l’attività delle due Camere (eppure la nostra è una Repubblica parlamentare); l’anomalia di un premier che dovrebbe essere il responsabile dell’indirizzo politico del governo, ma che spesso appare impalpabile e stritolato dalla rivalità tra i due veri protagonisti dell’azione politica del Paese, Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Si legge sul sito del Governo italiano che "al Presidente del Consiglio, in quanto capo dell'Esecutivo, la Carta costituzionale conferisce un'autonoma rilevanza, facendone il centro nevralgico dell'intera attività del Governo: egli, infatti, ne dirige la politica generale e ne è il responsabile, mantiene l'unità di indirizzo politico e amministrativo, promuove e coordina l'attività dei Ministri". E ancora: "Il Presidente del Consiglio è, dunque, titolare di un potere di direzione dell'intera compagine governativa, il che lo abilita a svolgere ogni iniziativa volta a mantenere omogeneità nell'azione comune della coalizione, finalizzandola alla realizzazione del programma esposto in Parlamento al momento del voto di fiducia. Tali funzioni, però, non si spingono sino a determinare unilateralmente la politica generale del Governo, compito questo assolto collegialmente dal Consiglio dei Ministri attraverso le sue deliberazioni".

Dunque, ferma restando la doverosa collegialità, il premier è un “primus inter pares”, dovrebbe avere saldamente nelle mani il pallino dell’azione di governo ed essere il primo riferimento per le altre istituzioni repubblicane, per i cittadini, le famiglie, le imprese, le formazioni sociali.

Le premesse sembravano queste, allorquando Giuseppe Conte, nel ricevere l’incarico di formare il governo, assicurò che sarebbe stato “l’avvocato difensore del popolo”, affermazione un po’ forte, ma che voleva probabilmente segnare una discontinuità con i suoi predecessori, forse troppo arroccati nel Palazzo e poco vicini alla “pancia” dei cittadini.

Per ora quella frase non si è tradotta in gesti concreti né, soprattutto, in uno stile di governo vicino alla gente, salvo nelle ore immediatamente successive alla tragedia del ponte Morandi. Ciò perché Conte, almeno questa è l’impressione, “non tocca palla”, per usare una metafora calcistica, e sembra soltanto avallare le iniziative dei suoi due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i quali, essendo i leader dei loro partiti, detentori della maggioranza dei voti nel Paese, hanno la necessità impellente e costante di galvanizzare i rispettivi elettorati e di dimostrare che alle promesse fatte prima del 4 marzo stanno facendo seguito opere concrete.

Se il premier, quindi, sta nelle retrovie, compare il meno possibile, ha quasi paura di pestare i piedi ai suoi due vice, questi ultimi miscelano sapientemente propaganda politica, comunicazione efficace (soprattutto sui social), annunci mirabolanti e bagni di folla.

A prescindere dall’effettiva realizzazione delle cose annunciate, sembra che la priorità di Lega e Cinque Stelle sia annunciarle e giocare sull’emotività dell’opinione pubblica, stanca del berlusconismo, del renzismo e dei governi precedenti, e pronta a dare loro fiducia.

Conte, quando c’è da metterci la faccia, ce la mette, come a Cernobbio (in assenza del leader pentastellato Luigi Di Maio), rassicurando i mercati sulla salda collocazione europea dell’Italia o sulla durata del suo esecutivo. Poi deve anche tenere a bada i suoi due vice, e per questo ogni tanto attua il gioco di sponda con i ministri più legati al Quirinale, Enzo Moavero Milanesi (Esteri) e Giovanni Tria (Economia). Infine, per rabbonire gli alleati di governo e non alimentare sue presunte ambizioni di carriera, si affretta a dire che per lui questo è l’unico giro di potere e che non è interessato a farne un altro. Come a dire che, quando Lega e Cinque Stelle vorranno, lui tornerà a fare il docente universitario e l’avvocato.

Ma tutto questo porta ad una certa svalutazione del ruolo del Presidente del Consiglio. Quando nel 2011, dopo la caduta del governo Berlusconi, il premier Mario Monti assunse le redini del Paese, accadde il contrario: i partiti che lo sostenevano erano deboli e in crisi di credibilità e accettavano tutto ciò che lui proponeva, perché la situazione era drammatica, con uno spread alle stelle. Oggi il basso profilo del premier Conte è pienamente compatibile con la crescita di Lega e Cinque Stelle, ma si scontra con un dettato costituzionale che gli assegna un ruolo forte, non quello di certificatore acritico di tutto ciò che annunciano e propongono i suoi due vice.