• IMMIGRAZIONE SELVAGGIA

I bambini senza futuro nel business dell'accoglienza

Il giorno di Natale nel Mediterraneo sono state avvistate e soccorse tre imbarcazioni con a bordo in totale 255 emigranti. Dai primi accertamenti almeno 36 risultano essere minori una parte dei quali non accompagnati. Il 23 dicembre erano stati sbarcati a Pozzallo 294 emigranti tra cui 7 minori accompagnati da adulti e 116 soli. Sono numeri che confermano le elevate, crescenti percentuali di emigranti minorenni, in particolare non accompagnati, diretti verso l’Italia. Nel 2015 sono stati registrati 12.360 minori non accompagnati su un totale di quasi 154.000 arrivi. Nel 2016 il loro numero è più che raddoppiato, con 25.846 arrivi su oltre 181.000. Nei primi dieci mesi del 2017 è stato calcolato l’arrivo di in Italia di 18.491 minori stranieri, 14.579 dei quali non accompagnati, su un totale di poco più di 106.000 sbarchi. 

Le percentuali variano, resta costante nel tempo un dato: ogni anno in Italia si perdono le tracce di circa la metà dei minori censiti. Strutture e personale necessari ad accogliere i giovani immigrati sono insufficienti, cosa che si rimprovera da anni al nostro paese, le condizioni in cui vengono ospitati spesso non garantiscono adeguata sicurezza e tutele, non li proteggono da pericolosi contatti esterni. In effetti il loro destino è segnato dal momento in cui vengono affidati ai trafficanti: durante tutto il viaggio via terra, durante le soste tra una tappa e l’altra e nel periodo trascorso in Libia in attesa di imbarcarsi sono esposti più di chiunque ad abusi, ricatti, violenze fisiche e psicologiche. A questo si espongono, unicamente perché attratti dal miraggio di una destinazione che promette accoglienza. 

Ma una accoglienza proclamata a gran voce, vantata, e nei fatti troppo distratta, maldestra, contaminata da interessi economici e politici, ha il duplice effetto e l’enorme responsabilità di indurre a intraprendere viaggi clandestini, costosi e irti di pericoli e incognite e poi, giunti a destinazione, di offrire la mortificante esperienza di una protratta dipendenza da estranei professionisti dell’assistenza, solitudine, l’inganno di una integrazione in realtà negata ai più, destinati a restare senza lavoro o ripiegare su attività illegali e in nero, con il peso ulteriore di una crescente ostilità da parte di persone che si preoccupano delle conseguenze del meticciato culturale o temono il quello etnico e si credono vittime di complotti planetari. 

Bambini, adolescenti, giovani partono, raggiungono l’Italia per ritrovarsi senza futuro in un paese che li ospita senza un progetto, che in  realtà non ha più progetti neanche per i propri cittadini. L’Italia non è un approdo sicuro, piuttosto una sorta di limbo, e peggio.  

I più grandi dei minori, che sono la maggior parte, è possibile che partano di loro iniziativa, abbagliati dall’ “Eldorado” occidentale. Quanto agli altri, può darsi che qualcuno sia rapito dai trafficanti per essere inserito nel circuito internazionale dello sfruttamento dei minori. La maggior parte è vittima di tratta o rischia di diventarlo. Tuttavia pochi sono orfani, pochi si lasciano alle spalle una casa vuota di parenti. Prima o poi si avranno dati che indichino quanti di loro vengono venduti dalle famiglie, perché succede anche questo. Più spesso le famiglie ne decidono la partenza, convinti di far bene, li affidano alle organizzazioni criminali che trasportano gli emigranti clandestini attraverso l’Africa e l’Asia oppure a quelle che gestiscono la tratta. Le une e le altre sanno come indurre le famiglie e i giovani a partire affidandosi a loro. 

In Nigeria contro la tratta che inganna i genitori, ne porta via i figli riducendoli in schiavitù, dei manifesti ammoniscono a non dar retta a chi promette una nuova vita in Italia. In uno un uomo dice a una ragazza: “Ti trovo un lavoro in Italia”. Sotto si legge: “diffida degli estranei che fanno offerte allettanti: un lavoro, un matrimonio... I trafficanti di uomini conoscono molti trucchi. RIFIUTA!” In un altro si vedono una giovane donna e sullo sfondo un’automobile, una bella casa: “diffida di simili proposte!” c’è scritto. Il Mali invece dal 2014 cerca di impedire alle famiglie di mandare i figli minorenni in Europa contando sul fatto che in quanto minori non verranno espulsi e illudendosi che, arrivati a destinazione, incominceranno a mandare denaro a casa. “Il mio Eldorado è il Mali. Stop all’emigrazione irregolare” si legge sui grandi manifesti disseminati nelle strade della capitale Bamako che mostrano una barca di emigranti in mare.

Chissà quante famiglie sono in attesa di ricevere notizie e rimesse e si domandano se non è stato un errore affidare a degli estranei i figli piccoli, soprattutto adesso che anche in Africa circolano notizie sulla loro sorte. L’Unione Europea ha messo a punto a luglio un piano di protezione dei minori non accompagnati articolato in sei punti volti a migliorare le procedure di identificazione e registrazione, assisterli meglio, con personale più preparato. Non una parola su quello che più conta: il loro ritorno in famiglia, quanto prima, con tutte le garanzie che governi, istituzioni religiose e qualcuna delle innumerevoli organizzazioni non governative locali affianchino i famigliari nel processo di reinserimento nella vita del paese, provvedano alla loro salute, alla loro sicurezza e alla loro istruzione.