• FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA

I dolori di padre Manelli

Padre Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell'Immacolata, ordine commissariato dallo scorso luglio, è stato tenuto in totale isolamento per volontà del Commissario apostolico padre Fidenzio Volpi.

Padre Stefano Manelli

Padre Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell'Immacolata, ordine commissariato dallo scorso luglio, è stato tenuto in totale isolamento per volontà del Commissario apostolico padre Fidenzio Volpi. E' quanto denuncia a La Nuova BQ il direttore sanitario della clinica in cui padre Manelli è stato sottoposto a intervento chirurgico. Le parole del medico smentiscono parzialmente le spiegazioni date da padre Volpi a proposito delle condizioni dello stesso padre Manelli. 

E' questa l'ultima triste puntata di un braccio di ferro tra Commissario apostolico e frati francescani dell'Immacolata riuniti attorno al fondatore, che nelle ultime settimane ha visto un crescendo di tensione sfociato in misure drastiche prese dallo stesso commissario (vedi editoriale a fianco).

Nei giorni scorsi su La Stampa, Marco Tosatti pubblicava un botta e risposta tra un laico vicino ai Francescani dell'Immacolata e padre Fidenzio Volpi. Il laico elencava i fatti così come si sono succeduti nel corso di questi mesi, partendo dall’accusa mossa contro padre Manelli di aver fatto deviare i Frati dal loro carisma fondazionale, «senza spiegare fino ad oggi - scriveva l’estensore della lettera - da quale percorso il Padre abbia deviato». Il testo inoltre ricordava: la proibizione di celebrare nel Vetus Ordo, con un divieto ancora in corso, «a cui è seguita totale obbedienza da parte dell’Istituto»; la deposizione dagli incarichi dei frati fedeli al carisma dei padri fondatori e la promozione di «quei frati che appoggiano la ‘nuova’ linea; l’allontanamento dall’insegnamento di padre Apollonio, Procuratore Generale, preside del Seminario Teologico e guardiano del convento di Roma-Boccea e il suo trasferimento in Portogallo; l’allontanamento dall’insegnamento di p. Lanzetta, già vice-delegato F.I. per l'Italia, Superiore a Firenze e docente del Seminario e il suo trasferimento in Austria; il trasferimento di p. Settimio Manelli e p. Siano, rispettivamente rettore e vicerettore del Seminario, deposti dall’incarico di insegnamento e sostituiti con due frati della ‘nuova’ linea, uno dei quali non ha nemmeno il baccellierato in teologia»; il trasferimento in Africa di padre Budani; l’aver «esiliato Padre Stefano, sempre obbediente, e averlo privato della possibilità di ricever visite finanche dagli stessi parenti di sangue, sotto pena di peccato grave e dopo avergli proibito di ricevere telefonate ed impedito ogni contatto diretto con il mondo».

La lettera aggiungeva che il 27 novembre, «padre Fidenzio Volpi, con l’appoggio di padre Alfonso Bruno, ha ritenuto opportuno dirigere la sua guerra senza limiti anche contro i laici. Ha infatti sospeso tutte le attività dei laici appartenenti alla MIM (Missione Immacolata Mediatrice) e al TOFI (Terz’Ordine Francescano del’Immacolata) e ha proibito ai terziari di vestire l’abito».

Di “grande durezza” - l’espressione è di Tosatti – la replica del Commissario, il quale, tra l’altro, afferma: “Il fondatore ed ex Ministro Generale, padre Stefano Maria Manelli, che già nel gennaio del 2012 si era sottratto al dialogo costruttivo con i religiosi che lamentavano una deriva cripto-lefebvriana e sicuramente tradizionalista, al mio recente invito di chiarimento del 16 novembre scorso, in cerca di una ricomposizione, come anche al fine di chiedere conto, di tutte le opere e di tutti i beni mobili ed immobili dell’Istituto affidati a suoi familiari e figli spirituali durante il commissariamento, rispondeva con un certificato medico emanato da una clinica privata in cui è tuttora ricoverato su sua richiesta».

In realtà queste affermazioni sono in parte smentite dalla lettera - di cui La Nuova BQ è venuta in possesso, datata 18 novembre e che è scaricabile in calce all'articolo - che lo stesso padre Volpi ha inviato al professor Giovanni De Luca, direttore sanitario della Clinica privata “Villa Floria”, in località Campozillone, a Mignano Montelungo, in provincia di Caserta, nella quale il fondatore dei Francescani dell’Immacolata è stato recentemente ricoverato. In realtà la clinica aveva presentato a padre Volpi una «dettagliata certificazione medica» per dimostrare le condizioni precarie di padre Manelli, tanto che lo stesso padre Volpi, nella sua lettera, oltre a ringraziare il prof. De Luca della sua professionalità, dichiara che ha potuto «valutare e apprezzare nei suoi termini scientifici» quella certificazione. Da ciò si deduce che era perfettamente al corrente della gravità delle condizioni di salute di padre Manelli e della sua impossibilità di presentarsi per il “chiarimento” di cui parla. Sempre dalla lettera, si apprende che alla normale prescrizione sanitaria di divieto di visite a padre Manelli, il Commissario ha aggiunto l’emanazione di quella “canonica”: «Ben conoscendo lo zelo sacerdotale del confratello - scriveva il Commissario - temo infatti che egli, nel desiderio di procurare il bene delle anime, sia tentato di trasgredirla».   

Chiediamo al professor De Luca, che raggiungiamo telefonicamente: quali sono le condizioni di salute di padre Stefano Manelli?
Padre Stefano è stato dimesso sabato ed è tornato nella sua residenza (il Commissario gli ha imposto di risiedere nella Diocesi alla quale appartiene il Santuario di Casalucense, a Santeliafiumerapido, vicino Cassino, n.d.r.), dopo aver subito un delicato intervento chirurgico per una formazione tumorale. Le sue condizioni sono discrete.

Il Commissario dei Francescani dell’Immacolata afferma che padre Stefano si è ricoverato per sua scelta…
Come medico seguo padre Stefano da oltre vent’anni (il prof. De Luca è terziario francescano da 10 anni, n.d.r.). Non aveva nessuna intenzione di ricoverarsi, per non allontanarsi dai suoi confratelli. Gli ho imposto il ricovero, perché le sue condizioni lo imponevano e la certificazione medica inviata al Commissario delineava le sue gravi condizioni di salute. Il Commissario sostenga pure quello che vuole. Da parte mia, posso affermare che nei confronti di padre Stefano, durante l’intera degenza, non è stata operata nessuna forma di carità cristiana: non c’è stata una sola telefonata del Commissario al fine di sincerarsi delle sue condizioni di salute. 

Nella lettera che il Commissario ha inviato a lei in data 18 novembre, si legge che era a conoscenza della “dettagliata certificazione medica” riguardante le condizioni mediche di padre Stefano. Può confermarlo?
Certamente, il Commissario era stato informato in maniera esaustiva delle sue condizioni di salute e ne era perfettamente a conoscenza.

Sempre in quella lettera, il Commissario fa riferimento alla prescrizione sanitaria con cui lei ha vietato le visite a Padre Manelli. Di che si tratta?
Della prassi normale che viene seguita in questi casi in tutte le cliniche e gli ospedali del mondo. La cosa grave è un’altra.

Quale?
La prescrizione canonica, aggiunta senza nessun motivo plausibile dal Commissario, che ha comportato, per l’intero tempo della sua degenza, il divieto di dire Messa e di confessare. Un fatto gravissimo, che mi sembra non abbia precedenti.

 

Lettera di padre Volpi al medico