• DOVE CI GUIDANO I VESCOVI?

I nuovi princìpi dei vescovi a cui non ci adegueremo

Costituzione, lavoro, democrazia. Dalle parole del presidente Cei si vede che la lotta dentro la Chiesa ai principi non negoziabili assume strane forme. Ma si dimentica il principio di Dio da cui tutto trae origine. Come non conformarsi a questi nuovi principi non negoziabili. 

Nella conferenza stampa conclusiva dell’Assemblea generale dei vescovi italiani che si è tenuta a Roma nei giorni scorsi, il Presidente della CEI, cardinale Gualtiero Bassetti, ha fatto alcune affermazioni che meritano qualche considerazione per capire dove i vescovi vogliano guidarci. Egli, rispondendo ad una domanda dei giornalisti, ha elencato i suoi: [...] principi irrinunciabili: la centralità della persona, il lavoro come mezzo fondante della personalità umana; l’attuazione sul piano concreto della Costituzione; la scelta chiara per la democrazia e per l’Europa”. Ci si chiede perché mai ci sarebbe bisogno della Chiesa e dei cattolici se si trattasse di perseguire questi obiettivi e perché mai per un cattolico essi sarebbero irrinunciabili. La Dottrina sociale della Chiesa non l’ha mai detto.

L’espressione centralità della persona è insufficiente e, detta così, deviante. La Chiesa, quando parla della persona, non dovrebbe mai parlarne in senso personalistico, ma come realtà che trae la propria dignità dalla dimensione trascendente, ossia da Dio. La Chiesa annuncia la “trascendente dignità della persona”. Ne consegue che la persona non è al centro, al centro c’è Dio, anche nella vita pubblica. Ormai si è talmente abituati a ritenere che la persona sia “principio, soggetto e fine della società” da ritenere che ci salverà l’antropologia e che bisogna “ricominciare dalla persona”, mentre se non si ricomincia da Dio – “primum quaerere Deum” – anche la persona viene perduta.

Il lavoro non è un “elemento fondante la personalità umana”. Questo elemento fondante è l’essere l’uomo stato creato a immagine di Dio. Il che getta certamente anche una nuova luce sul lavoro umano come su tutte le altre sue attività, il lavoro diventa un compito e anche un diritto ma solo perché è un dovere che, come tutti i doveri, sono originati dal fine ultimo, che è Dio. Se è il lavoro a fondare la dignità umana, allora si cade nel sociologismo.

Che poi tra i principi irrinunciabili ci sia anche la democrazia, così senza aggettivi, non è accettabile. La democrazia è uno strumento e non un fine. Come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae e nella Centesimus annus – veri e propri manuali di una democrazia autentica – la democrazia sta o cade con i valori che incarna, non è mai da accettare in quanto tale ma per i contenuti morali che riesce a soddisfare, sicché una democrazia senza valori si converte sempre in una forma di totalitarismo, palese o subdolo che sia. La democrazia relativista e procedurale, la democrazia dell’assolutezza dell’alzata di mano, è da rifiutare non da perseguire.

Infine è assolutamente inaccettabile che tra i principi irrinunciabili per un cattolico ci sia la realizzazione concreta della Costituzione. La Carta diverrebbe, se intesa in questo senso, il testo fondamentale di una nuova religione civile. La nostra Carta costituzionale non è la migliore del mondo ed anche nei suoi confronti vale il principio che bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini. Ma anche se lo fosse, sarebbe nient’altro che una carta costituzionale, non il Vangelo.

Infine non è chiaro perché mai i cattolici dovrebbero essere “europeisti” per natura. Il progetto europeista è malato, era malato fin dalle origini, e alla Chiesa hanno sempre interessato anche i popoli, che di fronte al nuovo Moloch stanno soccombendo. Questa Europa non merita nessuna investitura da parte dei vescovi italiani.

Il cardinale ha qualificato questi suoi nuovi principi come “irrinunciabili”. Su di essi, quindi, il cattolico non può transigere. C’è da pensare che questi principi o sostituiscano o si aggiungano ai principi “non negoziabili” elencati da Benedetto XVI. Ma i due elenchi non sono assimilabili e nemmeno accostabili tra loro. I principi non negoziabili – vita, famiglia, libertà di educazione – si fondavano sull’ordine del creato e, quindi, sul Creatore. Questi nuovi principi “irrinunciabili” su cosa si fondano?

La lotta dentro la Chiesa ai principi non negoziabili assume così strane forme. Se ne nega esplicitamente la validità, oppure non se ne parla più perché cadano nel dimenticatoio, oppure se ne coniano di nuovi in modo da diluirne la pregnanza. La cosa è contraddittoria: da un lato si dice che non ci sono e dall’altro se ne indicano addirittura di nuovi.

Il cardinale Bassetti, parlando del nuovo governo che sta per nascere, ha detto che i vescovi italiani saranno coscienza critica nei suoi confronti: “Tutto quello che è buono lo apprezzeremo, ma su tutto quello che è contro la famiglia, la persona, i migranti, noi saremo voce critica”. Ecco un altro colpo alla dottrina dei principi non negoziabili. Ciò che è contro la famiglia non è da porsi sullo stesso piano di ciò che è contro i migranti. Lo Stato può limitare o impedire gli ingressi nel proprio Paese ma non può fare leggi contro il matrimonio e la famiglia naturale. Anche Papa Francesco nell’esortazione Gaudete ed Exsultate ha fatto la stessa equiparazione, che però elimina il concetto di atti intrinsecamente cattivi (quale è appunto un atto lesivo della famiglia naturale e come non è invece una politica che regoli le migrazioni), oppure lo estende ad atti che non lo sono, il che è un altro modo per diluirlo e superarlo.

L’Assemblea generale della CEI di cui stiamo parlando è avvenuta a cavallo della data del 22 maggio 2018, ossia durante il giorno preciso della approvazione, quaranta anni fa, della legge 194 sull’aborto in Italia. Ma dal cardinale Bassetti e dai vescovi in assemblea non è arrivato nessun messaggio forte sul tema della lotta per il diritto a poter nascere una volta concepiti, sono arrivati invece i messaggi “forti” sulla democrazia, sulla Costituzione e sull’Europa. Personalmente, a questi "nuovi principi non negoziabili" non mi adeguerò.