• IN USA E IN GERMANIA

Il bimbo star del club gay e le famiglie "bigotte" schedate dal governo

In Usa i genitori di Desmond, 11 anni, che ha ballato in un club di omosessuali che gli infilavano i soldi nel costume, vengono esaltati dai media, mentre in Germaina il governo finanzia un opuscolo per insegnanti che accusa le "famiglie di destra" con bimbe con le trecce e bimbi che accettano la propria mascolinità. Così, in nome della libertà, sostenendo che che i piccoli desiderano tutto questo, si realizza di fatto il sogno della pedofilia.

In Germania il governo ha finanziato un opuscolo contro l’"omofobia" che, ricordando i tempi in cui il totalitarismo nazista cominciava a diffondere la propria ideologia antiliberale, mira a mutare le visioni dei bambini dell’asilo cresciuti da genitori «di destra» che si oppongono alla «diversità sessuale», alla «sessualizzazione» e «alll’immigrazione». Dall’altra parte dell’oceano, a New York, un bambino di 11 anni vestito da Drag Queen ha ballato, con il consenso della famiglia, in un club per omosessuali che gli infilavano i soldi nei pantaloni.

In poche parole, mentre chi cresce i propri figli cercando di tutelare la loro innocenza e infanzia viene additato dai governi come un nemico, chi fa prostituire il figlio in bordelli gay non solo può agire apertamente senza che nessuno si sogni di allontanare il bambino dai suoi genitori, ma è addirittura esaltato. Sì perché non è la prima volta che il piccolo Desmond viene usato come icona del mondo arcobaleno. Dalle foto della pagina Facebook “Desmond is Amazing” (aperta da sua madre Wendy) si vede il piccolo sfilare ai Gay Pride da quando aveva 8 anni. Un’immagine lo ritrae tutto truccato in braccio ad un uomo in posa provocante (vedi foto in alto) in altre è ospite di programmi tv.

Ovviamente il tutto viene fatto apparire come la volontà del bambino a cui la madre, accogliente ed amorevole, acconsente con il solo timore che non sia compreso: sarebbe lui infatti a voler essere una “drag queen" (ma chi è che spiega ad un bambino di 7 anni cosa significa esserlo?) e a voler vivere da «attivista Lgbt (parola che un bambino non può comprendere a meno che non sia catapultato in questo mondo)». Vengono i brividi perché sono proprio queste parole, “volontà” e “consenso” del minore ad essere usate dal movimento pedofilo a giustificazione dei rapporti fra uomo e bambino. Le stesse che la madre Wendy sottolinea mentre acconsente a tutti i comandi di Desmond, provocando danni crescenti alla sua psiche delirante, tipica di chi non è stato aiutato ad affrontare i limiti e a sentirsi dire dei "no".

Ma ovviamente, tutti i media che hanno ospitato il piccolo, mettendolo in mostra vestito come una prostituta, non si sognano di rivelare particolari come la performance nel locale gay, preferendo metterla sul sentimentale e riderci su, mentre il pubblico applaude le sue performance abituandosi anche a questo. Un’abitudine, ripetiamo, che sta ad un passo da quella di credere che bambini di 7/10 anni possano desiderare naturalmente di avere rapporti con gli adulti (non importa se sono stati sessualizzati precocemente e non importa neppure se sono stati abusati). Anche se, certo, ora ci vuole una gran fantasia per pensare a quale giustificazione troveranno, davanti a questa aberrazione e all'episodio del club gay, coloro che accusano di “omofobia” quanti fanno notare da tempo il legame fra l’abominio dei rapporti fra persone dello stesso sesso, la sessualizzazione della società e la pedofilia.

Intanto, sempre in nome della libertà, questi casi aumentano nel mondo e anche in Italia (come anticipato da Panorama che racconta dei 300 minorenni già sottoposti a terapie per il cambio di sesso). Ma come ricordato in un caso analogo da Stephen Black, ex omosessualista abusato da piccolo, è come far crescere bambini soldato per poi fargli dire che sparare è bello: «Stiamo assistendo alla comunità Lgbt che abbraccia l’abuso minorile coltivando malattie mentali, attraverso la promozione di un bambino “drag”. Non ci vuole un grande scienziato per capire che tutto questo alla fine porterà all’abuso sessuale».

Resta che chi si oppone a tanto viene ormai visto come un nemico pubblico. Basti pensare che Franziska Giffey, il ministro della Famiglia tedesco che ha finanziato l’opuscolo contro i genitori “omofobi”, ha dichiarato di averlo fatto perché preoccupato per «l’aumento significativo dei movimenti populisti di destra». L’Antonio Fundation, editore del libretto, ha sottolineato che il lavoro nasce per difendere e rendere effettiva la Convenzione Onu per i Diritti del Bambino, quella che ormai viene usata per dire che i piccoli sono autonomi dalle famiglie, avendo diritto alla sessualità, alla religione e all’autodeterminazione (vedi la legge canadese). Nell’introduzione del libretto si spiega anche come i genitori vadano rieducati ad usare un vocabolario che non include parole contro la teoria gender, l’immigrazione di massa, la diversità sessuale: «Parole che paiono inoffensive ma derivano dal gergo della nuova (vecchia) Destra». Genitori che promuovono «dibattiti razzisti» o che inculcano «la paura dell’«islamizzazione dell’Occidente», quella «dell’indottrinamento o della sessualizzazione precoce ai loro figli, ossia il rifiuto dell’educazione e della pedagogia sessuale che riguarda il gender e la diversità sessuale». Infine, non mancano esempi di autori che generano questo clima di odio, come l’autrice di “Rivoluzione sessuale globale” Gabriele Kuby, definita «autrice cattolica ultra conservatrice».

È difficile accettarlo ma siamo al punto in cui una famiglia che acconsente alla strumentalizzazione del proprio figlio viene presa a modello, mentre in un opuscolo educativo appaiono esempi di poveri bambini istruiti da famiglie di destra, che proprio in nome della lotta agli stereotipi vengono schedati così: «Non hanno problemi disciplinari» e (sia mai) «paiono particolarmente obbedienti» e rispettosi dei «ruoli di genere tradizionali: la bambina porta le trecce; a casa viene educata ai lavori di casa e di taglio e cucito; il bambino viene fisicamente sfidato con con forza».