• LA CAMPAGNA #SALVIAMOLECHIESE

Il cervo, l'indù e l'arancino: il folklore che umilia le chiese

La campagna della Nuova BQ #salviamolechiese. A Budapest balla il gesuita indiano, a Cefalù si gozzoviglia nella chiesa di S.Lucia e a Tarvisio ai piedi dell'altare c'è il cervo. Ma ci sono vescovi che si oppongono e riparano i sacrilegi. Il monito di Sarah sui pericoli dell'inculturazione.  

L'esibizione indù di Budapest

Il “ballerino” indù è il prete concelebrante di Budapest, mentre il menu all’altare di Tarvisio prevede cervo in processione. Il banchetto siciliano poi, non proprio un’ultima cena, si svolge invece alla presenza di santa Lucia. Fortuna che la santa martirizzata a Siracusa era cieca. Forse il buon Dio voleva risparmiarle l’affronto di vedere gozzovigliare nella sua chiesa i responsabili del prestigioso Club Med di Cefalù. Ma l’occhio di Facebook invece ha visto e ha provocato così la reazione della diocesi siciliana.

La campagna #salviamolechiese registra nuovi episodi degli “orrori”. Profanazioni di chiese a rimpinguare un catalogo come abbiamo visto ormai assortito al meglio, ma stavolta, e finalmente, a riparare i sacrilegi sono intervenuti vescovi solerti che hanno così dato il buon esempio di come si dovrebbe fare quando, per un motivo o per l’altro, qualcuno si mette in testa di utilizzare le chiese per scopi non legati al culto.

Due episodi a lieto fine almeno ci sono, lontani nello spazio, uno a Budapest in Ungheria e uno a Cefalù, ma non negli esiti.

LA SANTA E L'EDONISTA

Il primo si è svolto il 28 novembre nella chiesetta di Santa Lucia. Piccolo dettaglio: il tempio si trova all’interno del Club Med di Cefalù che nel dare il benvenuto ai visitatori sul suo sito dice così: “Club Med Cefalù è un luogo privilegiato per edonisti in cerca di un nido lussuoso e di un'esperienza autentica e raffinata dello stile di vita siciliano”. Con queste premesse edonistiche era inevitabile che ai responsabili del resort venisse in mente di farla davvero strana. Che cosa? La cena di gala che si è svolta nella struttura alla presenza di Henri Giscard d'Estaing, figlio dell’ex presidente francese, che è venuto fino in Sicilia per controllare lo stato di avanzamento del cantiere del nuovo resort in vista della prossima estate quando riaprirà più bello e lussuoso che pria.

La cena luculliana in onore del prestigioso ospite ha visto l’ingresso nel tempio di un catering, che ha attovagliato i commensali i quali hanno così potuto cenare sotto la statua di Santa Lucia, che da queste parti, come del resto in tutta la Sicilia è particolarmente venerata, soprattutto nei giorni che precedono la sua festa liturgica, ieri appunto.

Sui social così sono finite le foto dell’evento di gala ed è iniziata la protesta sacrosanta dei fedeli cefaludesi che proprio ieri avrebbero dovuto recarsi all’interno dell’edificio settecentesco per la messa votiva. Invece si sono trovati gli avanzi degli arancini al ragù, che ha costretto il titolare della Diocesi a traslocare le celebrazioni per la santa in altre chiese della città. Perché il danno andava riparato. Finalmente un vescovo che ragiona come Dio comanda. La diocesi infatti era all’oscuro di tutto perché l’edificio è di proprietà privata, ma è sottoposto secondo le leggi canoniche alla sua giurisdizione per quanto riguarda l’officio del culto. E quindi il vescovo può a ben diritto reclamare se la chiesa viene utilizzata per scopi profani. Come questo che ha visto protagonisti i vertici del resort inaccessibile, per via di tasca, ai celafudesi, che non sono edonisti, ma devoti.

Così il pastore ha dovuto prendere carta e penna, denunciare il fatto, ma soprattutto correre ai ripari: “Si rende noto alle comunità parrocchiali di Cefalù e ai devoti di santa Lucia che, a causa dell’uso improprio che ha visto la chiesa dedicata alla Santa vergine e Martire (in contrada Santa Lucia), adibiti ad usi profani non consoni alla santità del luogo, per quest'anno 2017, le celebrazioni in onore di santa Lucia si svolgeranno nelle singole parrocchie. La chiesa di santa Lucia che si trova all'interno del Club Mediterranee è di proprietà privata pertanto la curia Diocesana non può vantarne nessun diritto, ma può proibire l’esercizio del culto in seguito a fatti spiacevoli non adeguati al decoro della chiesa”. 

I parroci che gravitano sotto la perla normanna, hanno persino incontrato i proprietari del tempio. Questi si sono detti all’oscuro di tutto e oltre ad essere scandalizzati hanno promesso al vescovo Vincenzo Manzella che si impegneranno nel vigilare affinché in futuro la chiesa non venga fatta oggetto di usi così sacrileghi. Con gli ospiti che hanno piazzato i lussuosi tukul proprio a due passi dall’edificio, sarà una bella sfida.

Quel che è significativo notare non è soltanto l’intervento della diocesi, ma il fatto che il vescovo abbia deciso di non utilizzare la chiesa per la solennità di Santa Lucia perché il tempio era stato profanato e secondo le leggi canoniche prima di ricelebrarvi il culto bisogna fare un atto di riparazione. Una cosa che il circuito mediatico che si è fiondato sulla notizia non può capire. Infatti, l’accento è stato posto, nei titoli e negli articoli, sulle polemiche e non sul fatto sacrilego in sé.

GESUITIC KARMA

Paese che vai, vescovo che trovi. In Ungheria, precisamente a Budapest, un sacerdote gesuita indiano durante una concelebrazione, ha voluto mostrare ai fedeli e ai confratelli, l’annuncio dell’Angelo a Maria. Poteva bastare un quadro del Beato Angelico. Invece no. Ha pensato di vestirsi di tutto punto con il costume tipico indiano e ha eseguito una danza sull'altare. Ovviamente che fosse durante il momento della messa lo si può constatare dai paramenti dei sacerdoti, escluso il gesuita. Questi si chiama Padre George e ha danzato il 17 settembre scorso nella chiesa del Sacro cuore di Budapest, ma non è nuovo a queste performance paraliturgiche. Il tutto è documentato da questo video su Youtube, che un lettore solerte ci segnala definendolo “agghiacciante”. Vedere per credere. Musica arpeggiante, petto nudo e sonagli per la performance sotto lo sguardo inebetito dei poveri confratelli. Mancava solo il serpente che sbucava dal cesto.

Per fortuna, per dirla col Manzoni, c’è ancora timor di Dio a Budapest. A partire dal cardinale Arcivescovo Peter Erdo tutti hanno disapprovato questa scelta, tanto che il provinciale gesuita ha ufficialmente ammesso l'errore e chiesto scusa. E questo rassicura, soprattutto nel pensare che a volte basta davvero poco, un vescovo che senza fare la voce grossa, ma insegnando la legge di Dio, ristabilisce quello che prima di tutto è il diritto di Dio ad essere adorato in un modo consono e non narcisisticamente ed emozionalmente ispirato.

Quello delle emozioni e dunque degli interessi privati sembra essere ormai il principale criterio con cui okkupare le chiese per le proprie rivendicazioni.

T'ADORIAM CERVO IN SALMI'

Nulla contro la caccia, né con il suo protettore Sant’Uberto, ma che la sua festa liturgica debba diventare il pretesto per ostentare ai piedi dell’altare un cervo imbalsamato, o appena impallinato non importa, è davvero sconcertante. E ancor più sconcertante è che a scandalizzarsi siano stati non i fedeli, ma gli animalisti che hanno accusato i cacciatori presenti in chiesa di ostentare il macabro.

E’ successo nella chiesa di Tarvisio, comune friulano al confine tra Slovenia e Austria. “Il rituale – si legge -, infatti, doveva omaggiare Sant'Uberto, il patrono dei cacciatori, ma è stato anche l'occasione per festeggiare la riapertura alla caccia della riserva Melzi. Si tratta di un ex territorio protetto che la regione Friuli-Venezia Giulia ha deciso di concedere di nuovo ai cacciatori. La celebrazione, legata alla tradizione mitteleuropea, ha coinvolto anche suonatori di corno e la banda musicale degli alpini”. Sarebbe interessante approfondire il tema della messa mitteleuropea, ad esempio chiedendosi che cosa sia, però è significativo notare che la chiesa sembra diventata ormai il palcoscenico per qualsivoglia rivendicazione sociale e hobbistica. A quando la messa per il bricolage e l’elevazione del Black & Decker?

L'AMBIZIONE DELL'INCULTURAZIONE

Giova tornare all’ultimo ammonimento del cardinal Robert Sarah, prefetto del Culto divino, che non più tardi del settembre scorso denunciava il fallimento della pretesa dell’inculturazione all’interno delle messe.

“Molte liturgie sono davvero nient’altro che un teatro, un divertimento mondano, con tanti discorsi e gridi, strani al mistero che si celebra, tanti rumori, danze e movimenti corporali che assomigliano alle nostre manifestazioni folkloriche. Invece, la liturgia dovrebbe essere il momento di un incontro personale e di intimità con Dio. L’Africa soprattutto, e probabilmente anche l’Asia e l’America Latina, dovrebbero riflettere, con l’aiuto dello Spirito Santo, e con prudenza e volontà di portare i fedeli cristiani alla santità, sulla loro ambizione umana di inculturare la liturgia, in modo da evitare la superficialità, il folklore e l’autocelebrazione culturale. Ogni celebrazione liturgica deve avere come centro Dio, e Dio solo, e la nostra santificazione”.

Che poi, a pensarci bene, con tutto quel popò di cervo in salmì, che nessuno si sia preoccupato di scodellare sull’altare la polenta fumante, ci sembra per lo meno un grande spreco.