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Il Forteto: un incubo, tanti protettori

Nelle scorse settimane è stato rinviato a giudizio Roberto Fiesoli, capo della comune il Forteto e detto il Profeta, insieme ad altre 22 persone della comunità. Le accuse sono violenza sui minori e maltrattamenti e il primo arresto riasale al 1979. Eppure ancora 5 bambini sono in affidamento presso il Forteto.

abusi su minori

Sembra un paradiso la cooperativa del Forteto, che ha sede a Vicchio, vicino Firenze. Negli oltre 500 ettari la grande fattoria produce ogni genere di frutto e verdura, ovviamente biologiche, offre tour agrituristici e indimenticabili escursioni nel Mugello, e una permanenza da sogno negli appartamenti. Ma per la magistratura è invece una residenza da incubo, con a capo un guru accusato di pedofilia e ogni genere di violenze su bambini e adolescenti affidati a questa strana comune. 

Ma come nasce il Forteto? Si legge nel sito: “La coop agricola il Forteto nel 1975 non c’era ancora, ma esisteva un gruppo di ragazzi di 19-20 anni che si riunivano nei locali di una parrocchia di Prato. Erano studenti, giovani operai, che si ritrovavano per parlare dei propri problemi e per alcuni impegni sociali: un doposcuola, animazione, incontro con la disabilità. Maturava l’esigenza di dare un futuro al gruppo, la prospettiva di una vita in comune. L’agricoltura sembrò allora l’ambiente più adatto per concretizzare l’ideale di vita insieme”. Il gruppo originario si richiamò a Don Lorenzo Milani, ma anche a Ernesto Balducci, Mario Gozzini, Giampaolo Meucci, i leader dei cattolici di sinistra, una corrente politico-culturale molto affermata a Firenze tra gli anni ‘50 e ‘90. I principi ispiratori furono il comunitarismo, il ritorno alla terra, i prodotti d'eccellenza, la rottura dei legami tradizionali.

Come ha spiegato Stefano Filippi in una serie di articoli sul “Giornale”, il fondatore della cooperativa, Roberto Fiesoli, detto “Il Profeta” e il suo sodale Luigi Goffredi, “inventano la famiglia funzionale, in cui l'uomo e la donna non sono legati da amore, fardello di materialità di origine sessuale, ma da una mansione da svolgere. Al Forteto, dove erano banditi i rapporti eterosessuali, non nascevano bambini; così Fiesoli chiese e ottenne minori in affido. E la comune diventò una setta con lessico e metodi propri: i maschi separati dalle femmine per non ‘acchitare’ (provocare); i maltrattamenti come prassi nel chiuso del ‘forno’; la corruzione fisica; gli abusi psicologici (l'unico telefono era amplificato in sala mensa perché tutti controllassero i colloqui personali); i ‘chiarimenti’, una berlina in cui bisognava ammettere tutto, anche ciò che non si era fatto. I sistemi ‘rieducativi’ del Forteto sono stati teorizzati, messi per iscritto in libri pubblicati da autorevoli editori, dibattuti in conferenze e convegni, finanziati da enti locali, osannati da intellettuali, politici, magistrati, psichiatri, assistenti sociali. Un miscuglio di Freud e don Milani, di legami con la Toscana catto-comunista e la Lega delle cooperative, di rapporti e coperture insospettabili”.

Nel 1979, per la prima volta, la magistratura prese in esame il Forteto. Se ne occupò l’attuale Presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini. Fiesoli fu arrestato e condannato per corruzione di minori. “La stessa sera del 1979 in cui lasciò il carcere dopo il primo arresto – racconta Filippi - ottenne in affido un bimbo down dal Tribunale dei minori di Firenze. Non è una cupola di pochi potenti ad aver coperto gli abomini del Forteto, ma il sistema istituzionale e culturale che comanda in Toscana: soltanto così si spiega perché questo scandalo sia stato tacitato per decenni”.

Dello scandalo, ne parla la trasmissione “Le Iene”, di “Italia Uno”. Racconta Marica: “Loro arrivarono a sapere che ero stata abusata da piccola, allora vollero sapere cosa era successo, cosa di preciso avevo fatto. Verso i 10 anni, Luigi Goffredi iniziò un percorso con me. Mi disse: ‘l’unico sistema per superare certi problemi, è riviverli’. Non si trattava di riviverli a parole. Arrivavano a farteli rivivere fisicamente. Io ebbi alla fine quel rapporto orale, però non l’ho più visto come padre affidatario. Poi mi spiegarono che siccome ero stata abusata dagli uomini, avevo rabbia con gli uomini e quindi mi piacevano le donne. Mi sono poi trovata ad avere dei rapporti sessuali: verso i 12 anni con la madre affidataria; poi, verso i 16 anni, ho avuto un’altra figura di riferimento femminile, con la quale successe solo una volta; con la terza madre affidataria, ebbi una relazione di qualche anno. Se volevo l’affetto, dovevo passare dal rapporto sessuale”.

Racconta Paolo: “Ero al Forteto, avevo 13 anni, perché mio padre era stato accusato di abusi sessuali da me e da mio fratello. Rodolfo (Fiesoli, n.d.r.) mi diceva ‘tu vieni in camera, si discute…’. Io mi fidavo di lui. Mi diede un bacio a stampo, proprio così. Disse: ‘Devi star tranquillo, non è nulla di che’. Cominciò a toccarmi". Un ragazzo che rimane anonimo racconta che è capitato anche a lui di subire abusi. Aveva 14 anni. “Quante volte hanno abusato di te?”, chiede il giornalista. “Un numero non c’è”, la risposta. “No so – incalza il giornalista – decine di volte?”. “Superiamo le decine”. “Erano rapporti completi?”. “Sì”. “Dove avvenivano?”. “Inizialmente dappertutto, poi andavo nella sua camera”. “Era solo il Fiesoli che abusava di te o c’erano anche degli altri adulti?”. “Soprattutto il Fiesoli, poi ho avuto anche un rapporto con Luigi Goffredi”. “Tra voi ragazzi, si parlava di questi abusi?”. “No, assolutamente no. A me non è mai riuscito, anche perché me ne vergognavo”. “Tu come stai, oggi?”. “Insomma, non è una cosa facile. Il dolore di queste cose, uno se lo porterà sempre dietro”.

A seguito delle denunce delle vittime – esiste un’Associazione nella quale sono riunite molte di loro - la procura di Firenze nel dicembre 2011 ha arrestato nuovamente Fiesoli, che nelle scorse settimane è stato rinviato a giudizio con altri 22 membri della comunità. Le accuse sono violenze su minori e maltrattamenti. Il processo si aprirà il 4 ottobre. Tra le parti civili sono stati ammessi il Comune di Borgo San Lorenzo e la Regione Toscana,  che aveva chiesto l'ammissione "a causa del danno di immagine subito, avendo seguito e sostenuto nel tempo vari programmi e iniziative de Il Forteto" e che ha disposto una  commissione regionale d'inchiesta sulla vicenda. Da una prima ricerca riportata nella relazione, alla cooperativa agricola dal 1997 al 2010 sono arrivati 1.203.597,63 euro e alla fondazione 51.386,04 euro.

Stefano Mugnai, Presidente della Commissione d'inchiesta sull'affidamento dei minori – che ha tenuto 7 sedute e ascoltato 20 testimoni, tra cui molte vittime di abusi – presentando i lavori della Commissione, ha dichiarato: “Per trent’anni le Istituzioni, non tutte, alcune, che hanno responsabilità in materia di affido, anziché sollevare i minori da situazioni difficili, per portarle ad esperienze migliori, più serene, li hanno collocati in una struttura nella quale già vi erano state sentenza di condanna passate in giudicato per reati specifici. Il Tribunale dei minori ha continuato a mandare i minori nonostante le condanne, i servizi sociali non hanno minimamente controllato come andava l’affidamento del minore. Tutto questo si è fatto in spregio delle norme vigenti, perché la ‘famiglia funzionale’ del nucleo familiare non aveva assolutamente nulla. Non c’era la minima volontà di mantenere i legami con la famiglia d’origine e soprattutto gli affidamenti non erano temporanei. Quindi, sul Forteto non è che si sono applicate le leggi, si sono sistematicamente violate”.

Ma come si sono violate le leggi? “Al Forteto – si legge nella relazione – uomini e donne vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati. Questa è la regola fondamentale della vita in comunità. I rapporti eterosessuali sono chiaramente osteggiati. Ciò implica, fra le altre cose, un effetto inevitabile: al Forteto nascono pochissimi bambini. Nuove energie arrivano attraverso i minori in affido. I ragazzi accolti al Forteto sono ‘ nominalmente affidati dal Tribunale dei Minori a una coppia che è tale solo sulla carta, poiché spesso i genitori affidatari non hanno alcun rapporto fra di loro. Ancora oggi – racconta Diletta Giommi nell’audizione del 19 giugno 2012 – non so chi sono sulla carta le persone che mi facevano da genitori affidatari”. Così i ragazzi vengono “rigenerati emotivamente, spiritualmente, psicologicamente”, in un contesto “scandito da lavoro, scuola, abusi, paura”. Giorno dopo giorno “vengono sostanzialmente plagiati” e diventano i “soldati del Profeta, come Fiesoli è uso farsi chiamare”.

Dalla relazione emergono – come riferisce Repubblica Firenze del 30 aprile 2013 – “racconti di abusi sessuali, fisici, emotivi, psicologici partita da testimonianze di coloro che, dopo esserne usciti o anche restando all’interno, hanno denunciato umiliazioni, costrizioni psicologiche e abusi di ogni genere”. Maria Luisa Chincarini, consigliere regionale della Toscana, ha affermato in Commissione: “Ogni bambino che entrava nella comunità, a 5, 6, 7 anni, veniva violentato dal Profeta. Ognuno veniva scelto e violentato dal Profeta. Dopo di che subivano violenze sessuali da tutti gli altri componenti uomini della comunità, spesso dallo stesso padre affidatario”. Ai microfoni delle “Iene”, la Chincarini aggiunge: “E’ un reato seriale quello che è avvenuto lì dentro. Si è perpetrato per trent’anni, nella volontà comune di non rendersene conto”.
Se le accuse fossero dimostrate vere, chi ha ritenuto – e sono stati in molti - che quella sentenza pronunciata quasi 35 anni fa a carico del fondatore del Forteto fosse un “errore giudiziario”, dovrebbe fare ammenda pubblica. Molti degli episodi di reato contestati sarebbero caduti in prescrizione, ma quel che sembra più grave è il fatto riferito da Stefano Filippi sul “Giornale” del 18 maggio ’13: “I bambini in affidamento al Forteto sono ancora cinque”.