• IL CASO DELLA BUDDISTA

Il funerale cristiano non è un riconoscimento sociale

Fa ‘scandalo’ la decisione di una autorità ecclesiastica che ha ritenuto inopportuno far celebrare in chiesa i funerali di una persona non cattolica. Obiezione logica se il funerale cattolico fosse un riconoscimento sociale che il defunto è una brava persona, obiezione assurda se il funerale cattolico è la liturgia di accompagnamento della Chiesa per l’anima di un cristiano che è vissuto e morto nella professione della vera fede e che ora è andata a presentarsi al giudizio di Dio.

Qualche giorno fa è finito sui giornali, per l’ennesima volta, lo ‘scandalo’ di una autorità ecclesiastica che ha ritenuto inopportuno far celebrare in chiesa i funerali di una persona non cattolica.

In questo caso si tratta della signora Barbara Budai, abitante in un piccolo paese del Circeo, da tempo gravemente ammalata, che diversi anni fa aveva ritenuto di cercare il senso della sua vita sofferente nella filosofia buddista, aveva abbandonato la fede cristiana in cui era stata battezzata ed educata, aveva liberamente e convintamente aderito alle pratiche di quella spiritualità orientale.

Al decesso della signora in questione segue immediatamente il problema delle esequie, che i familiari, pare in conformità alle volontà della defunta, chiedono si svolgano in parrocchia. La diocesi di Latina spiega, giustamente, che portare in chiesa per un rito religioso cattolico la salma di questa signora, non pare rispettoso della libera scelta che essa ha compiuto da lungo tempo e mentre era pienamente consapevole delle proprie scelte.

Naturalmente parenti e amici scrivono una lettera aperta ai giornali denunciando la crudeltà di una Chiesa che – secondo loro – apre le porte a criminali d’ogni specie, ma non a questa donna che non ha alcuna colpa, anzi è una santa, ma ha solo cambiato religione.

Come dicevamo, nulla di originale: è l’ennesima variante di una polemica che periodicamente salta fuori e che i giornali – in questo caso ‘Repubblica’ – immediatamente cavalcano.

Una polemica che merita alcune considerazioni.

1. Anzitutto viene da domandarsi perché una persona che ha fatto pubblica apostasia dalla fede cattolica per ‘passare’ ad un’altra religione, o una persona che ha fatto della sua vita e della sua morte una battaglia emblematica contro i valori fondamentali della nostra fede (ricordate il caso di Welby e di DJ Fabo?), o altri simili, perché dovrebbe desiderare il funerale in chiesa? Perché dovrebbe avere qualche importanza dopo la morte, una religione che non ha avuto alcuna importanza, anzi è stata considerata esplicitamente inutile o negativa, mentre si era in vita?

2. La prima e più immediata risposta a questa domanda è supporre un intento polemico. È strano, infatti, che queste persone abbiano sempre dietro di sé gruppi di amici e simpatizzanti pronti a cogliere al volo la questione, schiaffarla sui giornali e trasformare così la morte di una persona cara in una polemica mediatica contro la Chiesa cattolica.

3. Se il motivo non fosse l’intento polemico, allora c’è da valutare una seconda ipotesi ancora più preoccupante: si chiedono i funerali religiosi pur non avendo alcuna partecipazione a questa religione, solo perché essa rappresenta una consuetudine sociale. O meglio ancora un timbro religioso che avvalla la buona condotta laica del defunto.

Dicevamo che se fosse questa la motivazione, ciò è ben più preoccupante per noi credenti che il semplice desidero di provocare una polemica. Se è così significa che il funerale, e per estensione anche gli altri sacramenti e sacramentali della nostra fede, sono considerati da tanti nostri contemporanei come svuotati del loro senso e della loro valenza soprannaturale e ridotti a dei riti sociali, un ‘diritto’ che deriva dall’appartenenza alla comunità umana e non all’appartenenza propria e specifica ad una comunità religiosa, cioè quella cattolica.

Questo è talmente vero che se l’autorità ecclesiastica nega legittimamente un sacramento o un sacramentale a chi non è idoneo ad usufruirne è come se dicesse che quella non è una brava persona. E infatti qual è l’argomento usato dagli estensori della lettera aperta inviata a Repubblica nel caso di questa signora di Latina? ‘La Chiesa fa i funerali anche ai criminali e li rifiuta alla nostra Barbara perché è buddista’.

Obiezione perfettamente logica se il funerale cattolico è un riconoscimento sociale che il defunto è una brava persona, obiezione assurda se il funerale cattolico è la liturgia di accompagnamento della Chiesa per l’anima di un cristiano che è vissuto e morto nella professione della vera fede e che ora è andata a presentarsi al giudizio di Dio.

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