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Il gender tra i diritti umani dell'UE

Il Parlamento europeo ha pubblicato l’annuale relazione sullo stato della difesa dei diritti umani nell’UE. Il Parlamento denuncia “l’allarmante aumento delle manifestazioni di odio, incitamento all’odio e notizie false”, condanna l’ “incitamento all’odio motivati ​​da razzismo, xenofobia o intolleranza religiosa o da pregiudizi nei confronti della disabilità, dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di una persona, che si verificano quotidianamente nell’UE”.

Purtroppo questo rilievo non tiene conto dell’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE che dichiara: “Tutti hanno diritto alla libertà di espressione. Questo diritto include la libertà di tenere opinioni e di ricevere e di comunicare informazioni e idee senza interferenze da parte delle autorità pubbliche e indipendentemente dalle frontiere”.  Dirsi contrari all’omosessualità e alla transessualità non è un discorso d’odio, ma esercizio della libertà di espressione.

Il rapporto inoltre “incoraggia l’inclusione nei programmi scolastici di educazione sul valore della tolleranza al fine di fornire ai bambini gli strumenti di cui hanno bisogno per identificare tutte le forme di discriminazione”, ed invita a “condividere le migliori pratiche degli Stati membri per affrontare gli stereotipi di genere a scuola“. L’insegnamento del gender diventa quindi un diritto umano. Non una parola invece sui diritti dei genitori nell’educazione dei figli, tutta delegata allo scuola e allo Stato.

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