• TEMPI MODERNI

Il nuovo arianesimo si chiama buonismo

Ho pensato di camminare ripiegato su me stesso per non offendere la sensibilità di coloro che non sono alti, di farmi leggere le notizie sui giornali per non offendere la sensibilità di coloro che non sanno leggere, di passare qualche ora al Pronto Soccorso per non offendere la sensibilità di coloro che non stanno bene. Sono pazzo? Forse, o forse la mia mente si adegua alla scempiaggine imbandita dal buonismo “politically correct”. 

Ho pensato, in questi giorni, di camminare ripiegato su me stesso per non offendere la sensibilità di coloro che non sono alti, di farmi leggere le notizie sui giornali per non offendere la sensibilità di coloro che non sanno leggere, di passare qualche ora al Pronto Soccorso per non offendere la sensibilità di coloro che non stanno bene. Sono pazzo? Forse, o forse la mia mente si adegua alla scempiaggine imbandita dal buonismo “politically correct”, vero fattore tendenziale (Plinio Correa de Oliveira docet) che conduce all’eresia. Prendete quello che è accaduto a Riviera del Brenta, dove alcune maestre hanno rimosso il nome di Gesù da una canzoncina natalizia (?!?) per non offendere la sensibilità di chi non è cattolico. Ma per offendere la sensibilità di chi non è cattolico, non dovresti festeggiare il Natale in primo luogo!

Una bambina della scuola, più saggia certo delle maestre, ha preteso che il nome fosse conservato e l’ha avuta vinta.

Leggiamo su Il Gazettino: “Da alcuni giorni la classe stava facendo le prove della canzone "Natale in allegria" ma quest'anno le insegnanti volevano introdurre una novità, per non offendere la sensibilità dei molti bimbi non cattolici che frequentano l'istituto. Appena ha saputo che sarebbe stato omesso dal testo il nome di Gesù, la bambina ha preso carta e penna e ha avviato una petizione tra i compagni. La richiesta di lasciare il testo integrale è stata sottoscritta dalla quasi totalità dei bimbi in aula, costringendo le maestre alla retromarcia”. Continua l’articolo: “«Sono molti i bambini non cattolici sia nella classe di mia figlia - racconta la madre - che nell'intera scuola primaria». Una decisione che la piccola non ha preso di buon grado. All'insaputa della madre, l'intraprendente ragazzina prima ha minacciato di scrivere personalmente una lettera di protesta alla preside, poi è passato alle vie di fatto e ha coinvolto i compagni di classe. A tutti ha chiesto di firmare una petizione per la reintroduzione del nome di Gesù nella canzoncina originale da consegnare alle maestre per far sapere cosa ne pensavano gli alunni. Il foglio è stato passato furtivamente di mano in mano da un banco all'altro e nel giro di poche ore è stato firmato da moltissimi allievi, compresi alcuni bimbi musulmani. Ottenuto il consenso quasi plebiscitario dei vicini di banco la bambina ha consegnato il foglio alle maestre”. Ma vi rendete conto della follia da cui siamo circondati? Allora per non offendere i figli dei genitori separati non parliamo più di matrimonio, per non offendere i bambini stranieri non parliamo in italiano, per non offendere i bambini mancini scriviamo tutti con la sinistra...e via dicendo. Poi il Natale, il cristianesimo, Gesù, non sono un capriccio culturale, ma un fondamento della nostra civiltà, credenti o no.

Philippe Muray, ne “L’impero del bene”, aveva capito tutto: “Eh sì, il Bene ha invaso tutto; un Bene un po’ speciale però, elemento che complica ulteriormente le  cose. Una pagliacciata di Virtù, o meglio, più esattamente: quello  che resta di una Virtù non più pungolata dalla furia del Vizio. Un  Bene riscaldato”.  Non dovremmo neanche scrivere articoli su queste cose, perché un articolo dona serietà a qualcosa che è pura follia, negazione di ogni buon senso comune.

Allarmiamoci, perché il buonismo è il nuovo arianesimo e rallegriamoci per il coraggio dimostrato dalla bambina, nel voler crescere gelosa della sua identità e della sua appartenenza. Forse lei lo ha fatto istintivamente, certamente senza farsi troppi problemi ideologici. Ma proprio ai bambini, ancora puri, non manca un certo sentire di quello che per tutti dovrebbe essere soltanto comune, forse banale, ma imprescindibile buon senso.