• LA LETTERA

Il Papa alle prese con la voglia di scisma dei tedeschi

La "Lettera del Papa al Popolo di Dio che è in cammino in Germania" ha suscitato reazioni contrastanti nella Chiesa tedesca. I vescovi danno diverse interpretazioni, nonostante il documento sia abbastanza duro con chi mina l'unità della Chiesa. Un chiaro segnale che la lacerazione è in atto. 

La "Lettera del Santo Padre Francesco al Popolo di Dio che è in cammino in Germania" continua a suscitare reazioni contrastanti nella Chiesa tedesca. Il documento, diffuso il 29 giugno, è apparso alla maggior parte dei commentatori come un invito a contenere certe spinte centrifughe sempre più evidenti in seno ad una parte consistente della realtà ecclesiastica locale. In vista dell'imminente apertura del Sinodo nazionale, che non pochi in patria hanno dimostrato di vivere come una sorta di "tana libera tutti", il papa ci ha tenuto a lanciare un avvertimento, invitando a non "cadere in sottili tentazioni" durante il cammino sinodale che rischiano di "denaturalizzare o limitare la nostra missione".

Parole che lasciano intendere come Bergoglio voglia scongiurare i vertici della Chiesa tedesca dall'imboccare la strada agognata del particolarismo territoriale. Forse non a caso, il papa ha scelto di rivolgere il suo appello in vista del Sinodo non solo alla Conferenza episcopale che l'ha indetto, ma ad ogni singolo cattolico tedesco. Il contenuto della Lettera non risparmia "bacchettate" dirette ai vescovi e l'approccio manageriale che molti di loro hanno dimostrato di avere nei confronti dei problemi: la soluzione, ha fatto capire il papa, non può venire soltanto da "riforme puramente strutturali" e bisogna stare attenti a non cadere nella tentazione di credere che "la migliore risposta ai molti problemi e difetti esistenti, sia quella di riorganizzare le cose, cambiarle e ‘rimetterle insieme’ per portare ordine e rendere la vita ecclesiale più semplice adattandola alla logica corrente o a quella di un particolare gruppo".

Parole che sembrano non condividere quella sorta di manifesto programmatico sul cambiamento che ha caratterizzato le dichiarazioni di esponenti di punta della gerarchia ecclesiastica tedesca in relazione al cammino sinodale. D'altra parte, l'indizione del Sinodo da parte della Conferenza Episcopale locale non è stata esente da toni piuttosto poco concilianti nei confronti dell'autorità centrale; il cardinale Reinhard Marx, infatti, invocando la necessità della Chiesa nazionale di interrogarsi su temi quali celibato, morale sessuale e clericalismo, aveva affermato: "Non dobbiamo aspettare Roma (...) altrimenti non cambierà mai".

Ma Francesco, pur condividendo alcune delle preoccupazioni espresse dalla parte maggioritaria dell'episcopato locale, non ha rinunciato a lanciare un ammonimento nella sua Lettera: "Lo scenario attuale - ha scritto Bergoglio - non ha il diritto di farci perdere di vista il fatto che la nostra missione non si basa su previsioni, calcoli o indagini ambientali incoraggianti o scoraggianti, né a livello ecclesiale, né a livello politico, economico o sociale, né sui risultati positivi dei nostri piani pastorali".

Il papa ha elogiato la "bellezza del volto multiforme della Chiesa" e sottolineato la centralità del "sensus Ecclesiae” contro ogni tentazione di 'emanciparsi' da Roma. Una "tirata d'orecchie" davanti a cui, però, alcune delle diocesi più schierate hanno deciso di sorvolare, limitandosi a commentare i passaggi meno scomodi della Lettera. Ironicamente, alcuni commentatori nazionali si sono chiesti se esistessero due differenti versioni del documento: infatti, se da una parte non stupisce che l'intervento papale sia stato accolto con favore da diocesi come quella di Ratisbona, critica nei confronti della decisione della Conferenza Episcopale di aprire una discussione sinodale sul celibato e sulla morale sessuale, dall'altra sorprende non poco la nonchalance con cui diocesi come quella di Monaco, in prima fila a sostegno della proposta sinodale, abbiano incassato le puntualizzazioni di Bergoglio.

Nella nota congiunta diffusa con il capo dell'associazione di cattolici laici più numerosa del Paese, il cardinal Marx ha espresso l'intenzione di usare "questa lettera come linea guida per la nostra strada comune e rifletteremo intensamente mentre procediamo". Eppure il vicario generale di Ratisbona, Michael Fuchs ha commentato il documento papale, dicendo che "ci spinge ad intraprendere una procedura completamente nuova orientata all'evangelizzazione e al rinnovamento spirituale; una procedura basata su Dio".

Le differenti interpretazioni date ad un documento dai contenuti tutto sommato eloquenti e che rimarca la necessità di inquadrare la sinodalità nel perimetro della comunione con la Chiesa universale danno bene l'idea di quanto ha recentemente affermato Massimo Franco nell'articolo su Sette dedicato al papa emerito: "La prospettiva di una lacerazione nella sua amata Germania è sempre meno inverosimile”.