• IL CASO ROSICA

Il portavoce vaticano col vizio del copia & incolla

Il basiliano padre Thomas Rosica ha rassegnato le dimissioni da alcuni incarichi universitari negli Usa perché i suoi interventi erano scopiazzati da altre fonti, senza la citazione. Ma il religioso è anche il portavoce vaticano di lingua inglese. Uno scivolone che ora mette in imbarazzo la credibilità del suo ruolo come voce della Santa Sede. 

Il vertice sugli abusi in Vaticano e la singolare condanna del cardinale George Pell in Australia hanno monopolizzato l’interesse dell’informazione religiosa. E così è passato ampiamente sotto silenzio il caso, che ha fatto molto scalpore negli Stati Uniti e in Canada, dell’uomo della comunicazione del Vaticano in inglese, il basiliano padre Thomas Rosica, che nei giorni scorsi ha rassegnato le dimissioni dai suoi incarichi nell'Università di San Michele a Toronto, dopo aver ammesso di aver passato anni plagiando testi di altri nei suoi articoli di giornali. Padre Thomas Rosica è anche amministratore delegato del canale televisivo canadese Salt and Light. Inoltre, secondo informazioni apparse su Twitter, sembra che abbia rassegnato le sue dimissioni anche dal consiglio di amministrazione della St. John Fisher School e della St. Thomas University di Houston.

Le operazioni di plagio di padre Rosica hanno inizio almeno dal 1991, e forse – ma l’argomento deve essere studiato – anche da prima. La scoperta è nata da una delle frequenti discussioni che il religioso basiliano, sostenitore senza dubbi della “rivoluzione” nella Chiesa, sostiene contro quelli che lui considera i nemici del rinnovamento, e in particolare, nel caso in questione, da una conferenza infuocata che ha tenuto contro l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, all’università di Cambridge. È possibile che l’astio nei confronti di mons. Viganò, oltre che da ragioni ideologiche, sua alimentato dal fatto che l’ex nunzio ha dimostrato che sia padre Lombardi che padre Rosica hanno dichiarato cose inesatte relativamente all’udienza che papa Bergoglio concesse durante il viaggio negli Stati Uniti a Kim Davis, l’impiegata che preferì andare in prigione piuttosto che registrare il matrimonio fra due uomini. L’udienza, di cui si seppe solo al ritorno, suscitò l’ira di Obama e dei democratici e il Vaticano cercò di sminuire il fatto e di attribuirne la responsabilità all’ex nunzio. Che però rese noto il memorandum con cui aveva informato sia il Pontefice (che si disse d’accordo) che i vertici della Segreteria di Stato (d’accordo anche loro). Lombardi e Rosica cercarono di sostenere la colpevolezza di Viganò nell’affare.

Il professor  John Rist però si accorse che la conferenza pronunciata da Rosica non era farina del suo sacco; fece i debiti controlli, e scrisse un articolo, pubblicato da LifeSiteNews, in cui sosteneva che il padre basiliano si era appropriato nel suo discorso delle parole di almeno cinque autori che non si  era preoccupato di citare, e spacciando il tutto come sua opera.

La scoperta di Rist ha messo in moto la curiosità, e l’abilità, di Mathhew Schmitz, direttore della rivista statunitense First Things, e del direttoredi Canadian Luthera, Matthew Block, che hanno rivelato come Rosica abbia incluso passaggi interi di testo presi da altri autori, senza citarli, in molti dei suoi scritti, e sempre di conseguenza, attribuendosene la paternità. E su questa scia altre pubblicazioni, come Catholic News Agency, Breitbart e il National Post hanno aggiunto scoperta a scoperta. E proprio ieri Matthew Schmitz  ha aggiunto un’ultima perla: un articolo scritto da Rosica per America Magazine, la rivista dei gesuiti americani, iper progressista, di cui è redattore l’attivista Lgbt nella Chiesa, James Martin sj, “è stato quasi interamente preso da scritti del cardinale Wuerl”. Il che porta a un problema ulteriore: quanto i redattori che ospitavano gli articoli di padre Rosica rivedevano e controllavano i suoi scritti.

Lo scandalo ha messo in difficoltà anche i gesuiti del Canada, che prima dell’esplosione avevano annunciato che padre Rosica sarebbe stato insignito del premio Magis durante la cena provinciale annuale del 24 aprile prossimo. In una nota, la Provincia fa sapere che “i gesuiti del Canada hanno seguito le recenti notizie sui mezzi di comunicazione relative ai plagi commessi da padre Rosica CSB, azioni di cui si è reso responsabile e per le quali ha chiesto scusa. Il plagio è una grave offesa contro l’onestà intellettuale e la comunità degli studiosi”. 

È comprensibile che padre Rosica dia le dimissioni dalle sue posizioni accademiche, ed è comprensibile anche l’imbarazzo dei gesuiti canadesi. Si attende adesso che anche il Vaticano prenda una posizione. Non è credibile che uno scandalo come questo, che tocca il responsabile della comunicazione in lingua inglese, avvenga senza che l’istituzione di più alto livello per cui opera, cioè il centro della Chiesa cattolica, non si accorga di nulla, o finga di non accorgersi di nulla. Il plagio, ammesso e riconosciuto, è qualche cosa che indebolisce profondamente lo status e la credibilità di un portavoce. E, di conseguenza, dell’istituzione nel cui nome agisce.